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Gioventù catanese: tra movida e alcol

Gioventù catanese.  A partire dalla metà degli ’90 la movida notturna è divenuta uno dei fiori all’occhiello del capoluogo etneo. Città ricca di locali, pub e tanta musica dal vivo. Una vita notturna che però, col passare degli anni, ha assunto connotati sempre più in chiaroscuro.

La movida: tra alcol ed eccessi

Negli ultimi anni i concerti e i caffè letterari sono diventata merce ormai rara. A proliferare sono stati soprattutto piccoli locali dove poter fare aperitivo, bere drink e “shottini” . La gioventù catanese  ha abbandonato alcune vie (es. Via Mancini) e si è spostata verso locali nati in prossimità del porto e della ex Vecchia Dogana. Molto frequentati anche Vicolo Santa Filomena e, per finire, Via Gemmellaro. È qui che nel giro di poco più di un anno si è visto triplicare il numero di presenze, sia di visitatori e sia di locali.

Una movida sempre più all’insegna dell’alcol e dello sballo. Sempre più spesso è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine per sedare risse, dovute alla mancanza di lucidità, e dei sanitari, per soccorrere giovani privi di sensi e in condizioni fisiche al limite. L’ultimo esempio giusto pochi giorni fa presso un locale situato presso la Vecchia Dogana.

Alcuni dati sul consumo di alcol

Secondo l’Istat, in Italia, la popolazione più a rischio per il “binge drinking” (abbuffate alcoliche) è quella giovanile (target 18-24 anni). Il 14,5 per cento dei giovani (21% dei maschi e 7,6% delle femmine) si comporta in questo modo, per lo più durante momenti di socializzazione. In Sicilia la popolazione coinvolta in tale fenomeno supera l’8% ma è in costante aumento, anche tra la gioventù catanese.

Parliamo di vere e proprie gare a chi si ubriaca di più e/o a chi si sente più male.

Nel 2018 il 66,8% della popolazione di 11 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica nell’arco dell’anno, percentuale in aumento rispetto al 65,4% del 2017. In aumento la quota di quanti consumano alcol occasionalmente (dal 40,6% del 2008 al 46,2% del 2018) e quella di coloro che bevono alcolici fuori dai pasti (dal 25,4% del 2008 al 30,2% del 2018). In Sicilia sempre le stessa ricerca mostra come circa il 61% degli abitanti faccia uso di alcoli occasionalmente mentre ben il 14% ne fa uso quotidiano.

Il parere dei giovani universitari

“L’estate appena trascorsa ci consegna dei dati tragici, specialmente in Sicilia, sul tema dell’uso di droghe e stupefacenti da parte dei giovani e degli incidenti ad esso connessi. Ciò evidenzia l’attualità e la complessità del tema che le istituzioni e la società civile devono affrontare risolutivamente. L’Università stessa, quale centro culturale ed educativo, non può esimersi da tale compito”. Queste sono alcune delle dichiarazione di Peppe Fava, componente del Senato Accademico.

Dello stesso parere anche il suo collega Alberto Vazzano che, ogni anno presso il Dipartimento di Economia, organizza un seminario sui danni provocati da fumo e alcol. Entrambi si dicono favorevoli a iniziative atte a sensibilizzare e prevenire tali fenomeni così diffusi nella gioventù catanese e non solo. Tali attività non dovranno essere rivolte limitatamente agli studenti ma principalmente al territorio, a tutti gli adolescenti e giovani. Un appello affinché  tutte le associazioni studentesche ed universitarie lavorino insieme su questo importante tema.

Parola alle istituzioni

L’assessore ai servizi sociali e politiche familiari Giuseppe Lombardo ci parla dell’ alcol come di un fenomeno attuale ma che viene da lontano, non semplice da estirpare. Nonostante le campagne di sensibilizzazione effettuate tramite le scuole o l’ASP Catania non sempre sono arrivati i risultati sperati. Per questo, forse, bisogna incentivare tali campagne mettendo anche in moto laboratori e attività pratiche che possono rivelarsi più efficaci.

“Abbiamo cinque centri di recupero che svolgono la funzione di anticorpi  per la gioventù catanese che purtroppo entra nel tunnel di fenomeni come:  droga, alcol,  delinquenza, ludopatia e dispersione scolastica. Ogni anno ne recuperiamo dai 400 ai 500 e nel 2020 riusciremo ad avere a disposizione altri trenta posti, migliorando così la risposta del territorio e delle istituzioni”. L’assessore conclude invitando tutte le istituzioni a effettuare uno sforzo comune affinché tali fenomeni vengano sempre più controllati e contrastati.

La voce di chi lotta

Alfio, lo chiameremo solo per nome per motivi di privacy, è un operatore e volontario degli alcolisti anonimi. Opera tra Catania e Palermo dando una mano a coloro che hanno buttato la loro vita nella dipendenza dall’alcol. Raggiunto al telefono, ci racconta di come lui stesso, ex alcolizzato, ha dovuto affrontare momenti bui e difficili.

“Le condizioni in cui arrivano certi ragazzi è angosciante. Condizioni fisiche al limite, vite devastate. La loro famiglie distrutte da dolore”.  Ciò che emerge dalle sue toccanti parole è che il fenomeno dell’alcol rispetto a quello delle droghe venga spesso sottovalutato, forse perché, in fondo, non vi sono norme molto restrittive.

“Non è comunque il proibizionismo l’arma vincente”, ci tiene a precisare. “Bisogna far sapere ai giovani, parlare con loro e metterli a conoscenza di ciò che rischiano”. Alfio prima di salutarci ci ha invitato a passare un pomeriggio con loro presso la comunità di recupero per poter toccare con mano il duro lavoro affrontato da lui e dagli altri volontari e parlare dei problemi di alcol della gioventù catanese.

Un’esperienza che forse ognuno di noi dovrebbe affrontare per comprendere meglio la portata di tale piaga sociale.

 

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