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Giovanni Di Stefano: “Se non comunichi non esisti”

Il comunicatore siciliano influenzato dalla filosofia di Charles Bukowski.

Giovanissimo, con una esperienza e una capacità linguistica, che lui riconosce a Simona Lo Iacono, ma forse non sa di possedere, il comunicatore siciliano, Giovanni Di Stefano, che vive con la moglie a Sant’Agata Li Battiati a 3 km da Catania, nel 2007 fondò la GD Comunicazione… influenzato dalla scorza dura di Charles Bukowski.

Come nasce la tua vocazione a questo nuovo modo di intendere la comunicazione che ti ha proiettato a soli 30 anni, ma forse anche qualche anno prima, su scala internazionale?


«La  volontà di creare qualcosa di innovativo tenendo conto della creatività nel diffondere un messaggio. Comunicare non è tanto il prodotto che devi sponsorizzare, quanto il coinvolgimento del pubblico tramite messaggi di comunicazione emozionale».

Ci erudisci?

«L’utente ha la possibilità di cogliere un messaggio nella sua interiorità. Ho voluto trasferire l’arte nella professione e quest’ultima nella comunicazione».

 

Qualcuno o qualcosa ti ha influenzato?

«Certamente. Lo scrittore che riesce a trasferire il vizio come virtù: Charles Bukowski. La creatività del saper vivere. Ha molto influenzato il mio operato. Cerco di essere un trasgressore rivoluzionando la comunicazione che è attorno a noi, proprio come fece lui nei suoi scritti».

 

Dunque libri, autori…

«…e non solo! Anche la donna che ho sposato c’entra. Pensa che è una libraia, indipendente, ci tengo a sottolinearlo, che nel paesino di Sant’Agata Li Battiati, è proprietaria nonché fondatrice dell’unica libreria “Sofà delle Muse“. Oltre a sposarci, con Maria Grazia (la moglie libraia, n.d.r.) abbiamo sposato la cultura del trasferire l’amore per la lettura, in maniera innovativa. Non è una casualità se portiamo uno scrittore a presentare il proprio libro, c’è sempre una retrospettiva che vede l’arte come coinvolgimento ma soprattutto la diffusione del piacere di leggere. Leggere è un vizio sano, e va incoraggiato».

Ciò ti rende onore. Appena tre mesi fa hai proposto Giuseppina Torregrossa ed è di ieri la presenza col vostro battesimo di Simona Lo Iacono. Ma in una location diversa dai soliti luoghi, perché?

«Simona Lo Iacono, un magistrato con una capacità linguistica non indifferente, un premio l’estate scorsa… una persona che piace. Abbiamo proposto la presenza dell’autrice siciliana al centro anziani di Sant’Agata Li Battiati. Abbiamo deciso di proporla li, come altre volte altri autori alla Casa Dei Talenti, dove orbitano anziani o persone spesso lasciate ai margini e per cosa? Per quel modo speciale che hanno di affrontare la vita. La lettura, la cultura in genere, è il miglior metodo per abbatte queste barriere».

Ci incontriamo casualmente qui e ti ringrazio che ti sei fatto rapire del tempo. Cosa è “Fiocchi di Natale”?

«È una iniziativa curata da alcuni commercianti di questo paese (Sant’Agata Li Battiati, n.d.r.), più nel dettaglio i due commercianti di Mangio Siculo e Calendula, sono gli organizzatori dell’iniziativa. Diversi si sono associati e avendo una sede anche qui GD COMUNICAZIONE ha deciso di far da media partner».

 

È una realtà mondiale GD COMUNICAZIONE che si sviluppa principalmente al sud. Come hai fatto?

«Gd si diverte a fare imprenditoria. Le sedi sono a Roma, Catania, Palermo e Sant’Agata Li Battiati. Io sono il più vecchio, ho 34 anni, il più giovane ha 20 anni. Forse è questo il segreto? Lavorare e vivere in un posto sereno per esserci nel mondo».

 Hai parlato di Bukowski, raccontando che ti ha influenzato. Consiglieresti da buon comunicatore un libro da regalare a Natale?

«Due libri. “…che Dio perdona a tutti” di Pif, davvero carino e poi il già per me evergreen “A volte ritorno”, di John Niven, che possiede quel sacrilegio cristiano che a me piace molto. Una storia davvero divertente ma che invia messaggi chiari».

 

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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