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Giovanni Brusca non è più crudele

Giovanni Brusca non è più crudele.

 

Giovanni Brusca
Giovanni Brusca

Dopo l’articolo pubblicato dal giornale “Oggi”, relativo alla fuoriuscita dal carcere dell’ex boss mafioso per il periodo natalizio,  si è sollevato un polverone attorno al “trattamento di favore” riservato per legge a Giovanni Brusca e agli altri pentiti.

Va detto, peraltro, che ad onor del vero  i criminali pentiti non appartenenti ad organizzazioni mafiose non possono godere di questo trattamento.

Noi abbiamo pubblicato un articolo sul tema: Giovanni Brusca lascia il carcere ma il DAP precisa che si tratta di un permesso premio ottenuto durante le festività.

Sull’argomento abbiamo pubblicato (siamo stati gli unici) l’articolo con l’audio dell’intervista realizzata dalla giornalista di “Oggi” Raffaella Fanelli. La giornalista professionista aveva intervistato  Monica Genovese, l’avvocato difensore di Nicola Di Matteo, fratello del piccolo Giuseppe il bimbo ucciso dall’ex boss siciliano. Nell’audio si sente l’avvocato che dice: “Abbiamo una normativa che consente uno sconto di pena per i collaboratori di giustizia e le leggi vanno applicate”

Tornando all’articolo che uscirà domani, Giovanni Brusca parla tramite i suoi avvocati

Nell’articolo il pentito siciliano  fa sapere che “la condanna che sta espiando è in gran parte frutto delle sue dichiarazioni auto-accusatorie, che in carcere ha studiato e che attraverso i libri e le letture è anche maturato.”

Infine nell’articolo c’è scritto che “l’ex boss disprezza il suo passato e prega nella solitudine della sua cella dove per sua scelta ha deciso di vivere in una sorta di 41 bis volontario, rinunciando ad avere contatti con chi ha vissuto il suo passato. Tutto questo, sottolineano gli avvocati, malgrado abbia la possibilità di poter usufruire della detenzione domiciliare.

Ricordiamoci che il pentito è stato ritenuto responsabile di 150 delitti e alcuni suoi trascorsi post-arresto hanno fatto discutere.

In particolare nel settembre 2010 un’inchiesta della Procura di Palermo aveva portato alla sospensione del “trattamento premiale” in suo favore. Secondo quanto scoperto dai carabinieri, infatti, Giovanni Brusca, aveva approfittato dei periodi trascorsi fuori dal carcere per curare affari personali, per gestire alcuni beni attraverso una rete di prestanome e per cercare di farsi restituire un appartamento di sua proprietà, ma la cui titolarità formale era di terze persone. Il processo scaturito da questa vicenda si è concluso con l’assoluzione di Brusca dall’accusa, derubricata da estorsione in tentativo di violenza privata.

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