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Da Giotto a De Chirico: I tesori Nascosti

Un assoluto punto a favore è che la voce che accompagna il visitatore tra le opere è proprio quella del curatore Vittorio Sgarbi e passeggiare tra tali capolavori accompagnati dalla spiegazione di chi li ha scelti amati e voluti è senz'altro una esperienza che vale la pena di fare

Siamo andati a visitare la mostra sui tesori nascosti, oltre 150 capolavori dell’arte italiana ospitati al Castello Ursino fino al 20 maggio 2018.

Come specifica la stessa voce del curatore Vittorio Sgarbi si tratta di opere “nascoste” poiché provenienti per la maggior parte da collezioni private e quindi poco fruibili per il grande pubblico. La maggior parte di queste, infatti, sono esposte per la prima volta in un impianto museale, come quello del nostro castello federiciano, che si mostra di tutto rispetto, col valore aggiunto di presentare delle sale magnificamente incastonate in ambienti che hanno del favolistico.

Giotto, Veronese, Caravaggio, insieme ai maestri nel novecento da Ligabue a De Chirico, fanno bella mostra di se con opere tra le più conosciute alle più sorprendenti, è interessante notare come il sapiente lavoro di ricerca del curatore permetta al visitatore di scoprire immensi capolavori seppur appartenenti ad artisti poco conosciuti al grande pubblico.

Purtroppo bene ma non benissimo la cura degli allestimenti che in alcune sale pecca di approssimazione. Per esempio in alcuni casi, le feritoie aperte lasciano che un raggio di sole inopportuno tagli la stanza finendo dritta su Sant’Andrea Apostolo rendendo praticamente impossibile riuscire ad ammirarlo. Lo stesso problema diventa ancora più grave all’ultimo piano, quello che ospita l’allestimento permanente del castello in cui opere di eccezionale fattura vengono tranquillamente esposte senza alcuna protezione alla prorompente luce solare. Siamo comunque sicuri che le tele siano costituite da speciali vernici protettive e non invasive tali da proteggere le pitture dai dannosissimi raggi ultravioletti, altrimenti non si spiega.

Altra nota dissonante è il fatto che dalla tredicesima traccia della guida in poi, di fatto i numeri cominciano a non rispettare l’ordine visuale delle opere. Probabilmente quando è stata stilata la lista della guida era previsto un ordine diverso mutato in corso di allestimento. La ricerca degli artisti in questo modo diventa una vera caccia al tesoro che sarebbe divertente se non costringesse chi vuole far uso della guida ad andare avanti ed indietro alla ricerca tra una sala e l’altra dell’opera descritta. Il che è davvero un peccato, un piccolo fastidio che, se evitato basterebbe a rendere la visita ancora più gradevole. Una maggiore cura dei dettagli come il nastro danneggiato che dovrebbe coprire i tasselli delle cornici o la mancanza assoluta di panche, che per una visita di almeno due ore sono necessarie, avrebbe reso una mostra così importante assolutamente perfetta. Ma la perfezione è dei santi…

Tra i dettagli, un assoluto punto a favore è che la voce che accompagna il visitatore tra le opere è proprio quella del curatore Vittorio Sgarbi e passeggiare tra tali capolavori accompagnati dalla spiegazione di chi li ha scelti amati e voluti è senz’altro una esperienza che vale la pena di fare. Se andate, tra i tanti tesori ce ne sono alcuni davvero da lasciarci gli occhi, come Il ritorno del Figliol Prodigo di Mattia Preti di un realismo che è una “delizia” come dice Sgarbi stesso. Perfettamente incastonati nelle collezioni archeologiche sorprendentemente allestite in maniera scenografica, ci sono opere di piccola e a volte piccolissima dimensione dalla bellezza incredibile.

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Alfredo Polizzano

Siciliano di nascita in un tempo indefinito, libraio eclettico ha fatto della curiosità la sua ragione di vita e della bellezza la sua guida. Due grandi passioni professionali, i libri e il teatro, in cui la vita è l'eterno presente di un tempo che non è mai stato ma che sarà per sempre.

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