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Giornata mondiale del rifugiato. Abramo (S.Egidio): “Catania, città di transizione”

Una giornata per per commemorare l’approvazione nel 1951 della Convenzione sui profughi (Convention Relating to the Status of Refugees) da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Ma anche una giornata per sottolineare le attuali condizioni di accoglienza dei migranti qui a Catania. Per la Giornata Mondiale del Rifugiato, la comunità di Sant’Egidio ha organizzato un convegno sulla responsabilità che i giovani europei e “nuovi europei” si assumono in un tempo difficile. Tale convegno terminerà domenica e prevede la presenza di tanti giovani italiani e di circa 70 migranti, attualmente ospiti del cara o degli sprar.

Migranti che si integrano o vanno via, ma rimangono con il cuore in Sicilia, così come spiega Emiliano Abramo, responsabile della comunità di Sant’Egidio a Catania. “Sono in tanti che, pur vivendo fuori, tornano in estate per incontrare gli amici catanesi, che li hanno accolti per primi”.

Eppure, nonostante esser famosa per l’accoglienza, Catania è nota anche per la sua disorganizzazione. Migranti che attendono di prendere il treno e che trovano un riparo di fortuna, ma di poca dignità, sotto i portici di Corso Sicilia o all’interno della stazione. “Stiamo lavorando anche a questo – continua Abramo – Catania è una città di transizione ed essendo più piccola delle grandi metropoli, la situazione è più evidente. Stiamo cercando di creare degli stalli, seppur temporanei, per fare in modo da rendere questo passaggio più dignitoso, in attesa che partano per altra meta”.

Perchè qua, in Sicilia, nessuno vuole rimanere, si vuole andare in altre città alla ricerca di un futuro migliore. Una frontiera da cui passa.

E a proposito di Frontex, gli uffici dell’agenzia europea si trovano proprio accanto la sede della comunità di Sant’Egidio. “Sono degli ottimi vicini – scherza Abramo – e siamo contenti che siano qua. Il loro lavoro poteva essere svolto anche a distanza, ma il fatto che tocchino con mano il problema, rende i migranti più reali, non solo persone.”

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