fbpx
CulturaLettureLibriLifeStyle

Femminicidio e violenze: Alessandro Pugi spiega “L’Origine del Male”

Oggi è la giornata internazionale contro il femminicidio e le violenze sulle donne.

Il sensibilissimo toscano Pugi, pluripremiato coi suoi 7 libri, proprio ieri ha ritirato altri due premi: a Forte dei Marmi e a Milano.
La violenza sulla donna è “L’origine del Male” che è anche il titolo della nuova opera pubblicata da CTL.

È la vigilia di una importante giornata. Penso ad una infinità di scrittori che si sono sempre distinti per non esser mai stati encomiati.
Ma il mondo, lo si conosce, si distingue per minchiate, o tragedie meglio dire, di violenti pseudo scrittori.
Risollevati dopo esser finiti nei cessi dell’editoria a pagamento.
Che se non arrivava loro il seme della benedizione massonica, stavano sempre a strapparsi camice all’ombra di torri e di pini.

Prendo il telefono e cerco Pugi e lo chiamo. Così esordisco. Di quest’ultimo, “L’Origine del male”,  pubblicato dai tuoi corregionali di CTL, che ti ha imposto definitivamente nel firmamento di genere, ho letto solo le presentazioni.

Cosa vuoi comunicare stavolta? Ho letto che c’è un pubblico ministero di sesso femminile che conosce la paura, la violenza e lo stalking. Puoi dirmi qualcosa?


«
Questo romanzo è dedicato a tutte le donne, soprattutto a quelle che vivono una vita nel buio, soggiogate da orchi travestiti da uomini incapaci di considerare come esseri umani e non come un oggetto di proprietà. Parlare del romanzo non è una cosa semplice, sia per gli argomenti trattati, sia perché ogni capitolo offre  un indizio che viene poi svelato in quelli successivi.

È come un puzzle i cui pezzi sono disseminati lungo il cammino e sta al lettore provare a farli combaciare prima del finale.

E vi posso garantire  che non ci riuscirete perché il finale  è veramente una grande sorpresa già a partire dai tre capitoli iniziali che sembrano raccontare tre storie completamente diverse, storie che in realtà si intrecciano durante i capitoli successivi tessendo una trama incalzante».

Violenza e stalking. Cosa succede in chi le pratica?

«Il fenomeno Stalking – continua Pugi, in foto – è ormai una piaga del nostro tempo e non si può nascondere che lo Stato, sia ancora inefficace nel contrastare tale fenomeno.

Una delle problematiche che fatico a capire perché non si riesca a risolvere è che Infatti questa tipologia di reato continua a essere soggetta a querela della persona offesa nel termine dei sei mesi dal momento della consumazione del reato, cioè dal momento in cui viene provocato il danno».

Questo vuol dire che se chi subisce le classiche condotte dello Stalker non si ha che la via della querela per poter procedere contro colui che le mette in atto?


«Voi capirete che lo stato d’animo di chi subisce certi atteggiamenti è quello della paura assoluta di subire danni fisici o morali e quindi questo stato permanente provoca anche la mancata volontà di denunciare il fatto anche a causa della sfiducia immane nella giustizia in questo momento, sfiducia amplificata dalle testate giornalistiche che ogni volta vanno a rimarcare anche con ragione, quante volte le vittime di femminicidi avessero denunciato il loro persecutore prima che le uccidessero»

Quindi la paura di denunciare equivale, secondo le vittime, a non far arrabbiare ancora di più il loro persecutore?

«Esatto! L’art. 612 bis del C.P. è chiaro. Si può procedere d’ufficio solo nel caso in cui il reato di Stalking sia commesso in danno di soggetti più deboli (Comma 3). Quindi minorenni, donne incinte o disabili.

Addirittura in un primo momento il legislatore aveva “incassato” questo tipo di reato nella discriminante delle condotte riparatorie art. 163-ter.
Il legislatore prevedeva che l’imputato potesse riparare o risarcire il danno causato eliminando così le conseguenze dannose o pericolose dello stesso.

Tale norma che ha destato immediatamente forti polemiche è stata poi rivista almeno per il reato di Satlking prevedendo l’inapplicabilità di tale articolo ad ogni manifestazione prevista per il reato di atti persecutori».

 

Tags
Mostra di più

Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

Potrebbe interessarti anche

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker