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Valzer delle partecipate: saltano Giorgianni e Persico?

Catania – Quando, il 20 novembre 2013, arrivò la notizia che era diventato presidente di “Multiservizi”, qualcuno si chiese: quanto durerà? Ora a distanza di quasi tre anni, sembra essere arrivata ai titoli di coda l’esperienza al vertice della principale partecipata del comune di Catania di Michele Giorgianni. Boatos indicano che oggi si dovrebbe conoscere il nome del suo sostituto.

Ecco, come allora, fu data la notizia:”l’assessore al Bilancio Giuseppe Girlando, su delega del sindaco di Catania Enzo Bianco, ha nominato Michele Giorgianni presidente della Multiservizi spa al posto dell’uscente Angelo Sicali.Il consiglio di amministrazione è stato completato con la nomina deidottori Anna Maria Giammona e Quintilio Castellano, che, come prevede lalegge, sono entrambi dipendenti comunali.L’avv. Michele Giorgianni ha 38 anni ed è nato a Verona, anche se da sempre risiede a Catania. Avvocato amministrativista con un master in edilizia urbanistica, ha fatto parte di numerosi nuclei di valutazione ed è statoconsulente, come esperto in materie giuridiche, di svariate amministrazionipubbliche oltre che di imprese private”.

Stamane dovrebbe conoscersi anche il nuovo presidente dei Asec spa. Finita la breve esperienza di Corrado Persico, presidente di transizione, è tempo di nomine definitive.
Insomma, attorno alle partecipate c’è il “gran valzer” delle poltrone: la nuova “pace” fra Bianco e Sammartino passa dalla “roba”, come nei matrimoni meridionali che contano. E tutti vissero felici e contenti?

Vi terremo aggiornati degli svilupppi in giornata…

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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