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Giarre porge l’ultimo saluto a Flavia Magro

«È stata spezzata la vita di un fiore appena sbocciato». Cosi padre Nino, parroco della chiesa di Gesù lavoratore, a Giarre, ha iniziato la sua omelia per l’ultimo saluto a Flavia Magro, in una chiesa gremita di persone, molte delle quali sono rimaste nel piazzale antistante per l’impossibilità di accedere all’edificio di culto.

Occhiali scuri, guance rigate da calde lacrime, singhiozzi, espressioni gravi, commozione diffusa hanno accompagnato l’ultimo viaggio della diciannovenne che lunedì notte è morta nell’auto guidata da un suo amico, andata a schiantarsi contro un albero, in viale Africa, a Catania.

«I sogni e le speranze della giovinezza sono stati spezzati in maniera imprevedibile», ha sottolineato padre Nino, che ha ricordato anche la recente tragedia delle altre «giovani vite di studenti spezzate sulle Alpi», per esortare l’uditorio ad «amare la vita affinché nessuna vita venga mai più spezzata, non per una cintura di sicurezza non messa».
Già, la cintura che ha probabilmente salvato la vita ai due giovani seduti sui sedili anteriori dell’auto, gli amici coi quali aveva trascorso l’ultima serata. Uno dei quali, il guidatore, Cristian Carcione, è indagato per omicidio colposo.

«Due famiglie distrutte», commenta amara una signora, davanti alla chiesa, consapevole che la tragedia non ha colpito solo Marcello Magro e la moglie Maria, gli affranti genitori di Flavia, ma anche i familiari di Cristian, il giovane che dovrà convivere col fatto di avere provocato il decesso dell’amica.

Famiglie di lavoratori, di persone semplici. Fabbro il signor Magro, impiegata in un negozio la signora Maria, barista la giovane Flavia, che dopo il diploma all’istituto Alberghiero di Giarre, l’anno scorso, aveva preferito il lavoro all’università. «La nostra sorellina», la definisce don Nino, ricordando che in passato, Flavia, era stata assistente catechista nella stessa chiesa oggi gremita di parenti, amici, semplici conoscenti, arrivati anche da Bronte, comune di origine della madre, e da Fiumefreddo, dove avevano abitato in passato.

Un’ora di cerimonia, poi la bara, sormontata di rose bianche, portata a spalle da sei parenti, attraversa due ali di folla per essere depositata nel carro funebre dell’ultimo viaggio. Ed è in quel momento che dall’automobile di un amico si alzano le note della sua canzone preferita, L’amore comporta, di Biagio Antonacci, che si spegne in un caldo applauso generale prima dell’ultimo viaggio, quello che separa la chiesa di Gesù lavoratore dal cimitero di Giarre, dove Flavia Magro riposerà da oggi in poi.

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Redazione

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