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Giarre dice addio al pronto soccorso

Due pronto soccorso, quello di Giarre e quello di Acireale. Due soluzioni diverse, chiusura per il primo e rinfunzionalizzazione positiva per quello acese che diviene ufficialmente il punto di riferimento per l’intera zona jonica-etnea, Giarre compresa.

Rifunzionalizzare, ossia «far funzionare in modo nuovo in base alle risorse, ma sempre in modo efficiente ed efficace» parola della direttrice generale dell’Asp di Catania, Ida Grossi. Affermazione che sembra mettere termine all’inseguirsi di voci e di smentite sull’ipotesi di chiusura del pronto soccorso acese.

L’agonia del pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio e Sant’Isidoro” di Giarre, invece, sembra giungere al termine. A sancire la fine di un lento percorso fatto di minacce di chiusura, promesse di riqualificazione e segnalazioni di problematiche strutturali, le parole il direttore sanitario dell’Asp di Catania, Franco Luca, che ha dichiarato il centro di prima emergenza del nosocomio giarrese tecnicamente chiuso dal 30 marzo. Una chiusura che però non va proprio giù ai sindaci e ai cittadini del versante jonico-etneo. Questa mattina, infatti, un gruppo di cittadini ha optato per l'”occupazione”, alla quale ha partecipato una cinquantina di persone.

Solo una settimana fa il sindaco di Giarre, Roberto Bonaccorsi, con lo scopo di «monitorare e vigilare su questa situazione, perché i cittadini meritano la chiarezza che fino ad adesso non gli è stata concessa» ha spostato nelle stanze dell’ospedale gli uffici amministrativi. «A questo punto – ha dichiarato il primo cittadino – non sappiamo quali sono le reali intenzioni del governo regionale, ma non ho più fiducia nell’operato dell’assessorato. Ai cittadini va detto quali sono le reali prospettive senza alimentare false illusioni. Se vogliono chiudere la struttura lo dicano senza fronzoli, mentre se devono valutarci lo facciano con i mezzi adeguati. Fin quando non si prenderà una decisione, possibilmente adeguata ai diritti dei cittadini, non intendo spostarmi».

Sul futuro del San Giovanni di Dio e Sant’Isidoro hanno preso posizione anche i sindaci di Riposto, Calatabiano, Fiumefreddo e S. Alfio. Pur consapevoli dell’importanza della tutela della struttura, i sindaci del comprensorio si sono rivelati critici nei confronti di Bonaccorsi per aver preso una decisione così importante senza coinvolgerli ritenendo un maggiore coinvolgimento dei sindaci «più opportuno, anche per dare maggiore peso all’iniziativa, non dimenticando che i primi tutori della salute pubblica sono i sindaci che operano nei rispettivi territori».

Dal mese di novembre la struttura sanitaria risulta tra le otto destinate a essere trasformate in ospedali di comunità. Un ridimensionamento in piena regola. Ora il passo verso un unico polo sanitario con sede nel comune acese è compiuto, o quasi. «Una scelta strategica che ha fatto la Regione Siciliana» l’ha definita il deputato dell’Ars Nicola D’Agostino che seppur dicendosi rammaricato per la decisione della chiusura invita tutti a non fare allarmismi «In questa scelta strategica – continua – ci sono delle compensazioni. Adesso vedremo come l’assessorato prima e la direzione generale intendono dare attuazione a queste direttive generali».

Una “scelta strategica” che vede un’utenza di 120 mila persone – questo il bacino d’utenza dell’ospedale di Giarre – privata del proprio punto di riferimento sanitario. Per Giarre si è scelto insomma di chiudere piuttosto che metter mano alle criticità e alle difficoltà strutturali e di carenza di personale e non (su tre ambulanze in dotazione del pronto soccorso solo una risulta funzionante, risultano in servizio solo cinque medici e 67 infermieri su gli 85 previsti, la cardiologia risulta sospesa e il servizio del reparto di radiologia è attivo solo nelle ore diurne, i posti letto ridotti a 16 da una decisione regionale).

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Redazione

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