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Garibaldi: telefonate illecite a scrocco, chiesta condanna di 5 anni per i responsabili

Catania-Cinque anni di galera per un pugno di telefonate non inerenti al proprio servizio, tradotto peculato: questa la richiesta –piuttosto pesante- del Pm della Procura di Catania Raffaella Vinciguerra nel processo, in corso davanti ai giudici della terza sezione penale del Tribunale di Catania (Presidente Rosa Anna Castagnola, a latere Cristaldi e Calamita), per 10 dipendenti (infermieri professionali,, operatori socio assistenziale, socio-sanitari), dell’azienda ospedaliera “Garibaldi”.

Al centro dell’accusa, quindi, tutta una serie di telefonate –secondo la Procura effettuate per motivi non inerenti al proprio servizio e in particolare per i benefici connessi all’opzione “autoricarica”. Gli imputati sono: Mario Conti, Vincenzo Arcoraci, Carmela Anna Leotta, Maria Marcelli, Alfio Di Stefano, Sebastiana Foresta, Piero Zignale, Riccardo Savoca, Maria Emanuela Bivona, Antonio Faro.

In generale, si tratta di telefonate che avrebbero provocato un danno all’azienda fra poco che cento euro e al massimo qualche migliaia di euro: insomma, niente di straordinario. Eppure, il reato di peculato prevede fino a 10 anni di carcere: di qui la richiesta della Pubblica Accusa, che sembra, comunque, davvero “extralarge” rispetto alle contestazioni. Comunque, il processo va avanti e ora se ne riparlerà il 17 dicembre, dopo il rinvio di ieri 1 ottobre.

Non a caso, già sono stati prosciolti tre anni fa–perché il fatto non sussiste- dal Gup Luigi Barone una serie di indagati dell’inchiesta della polizia, seguita alla denuncia (i fatti risalgono al 2009) dell’allora direttore generale Giuseppe Navarria. Sotto i cento euro di contestazione, infatti, la giurisprudenza non rileva profili di illecito.

Invece, ancora altri, lavoratori delle imprese di pulizie, non pubbici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, hanno già patteggiamento per l’ipotesi di reato di furto.

L’azienda “Garibaldi” è parte civile con l’avv. Attilio Floresta: nel collegio difensivo ci sono Salvatore Centorbi, Salvatore Suriano, Ivan Fisicchia, Salvatore Leotta, Carmelo Colombarini, Daniele Cimino, Sergio Calcamo.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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