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Gaming online e mafia: tra i 21 indagati anche il vice sindaco di Misterbianco

Non si ferma il repulisti delle Forze dell’Ordine contro le associazioni mafiose all’interno nel terreno del gaming online.

I militari del Comando Provinciale Carabinieri e della Sezione Anticrimine Carabinieri di Catania hanno dato esecuzione a misure cautelari nei confronti di 21 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati inerenti l’esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse e intestazione fittizia di beni, connessi alla gestione illecita d’imprese  in parte attive in Italia, in parte stanziate all’estero, dedite all’acquisizione di licenze e concessioni governative utilizzate per le attività di giochi e scommesse a distanza.

Le quali venivano effettuate aggirando la normativa nazionale di settore, quella fiscale e quella anti-riciclaggio, nonché quella sulle misure di prevenzione patrimoniali, anche attraverso l’intestazione fittizia di beni e società, di delitti contro il patrimonio e per acquisire la gestione o comunque il controllo diretto ed indiretto delle attività imprenditoriali attive nel settore dei giochi e scommesse a distanza in Sicilia.

Le indagini condotte dalle Forze di polizia sono state distinte ed autonome tra loro ma coordinate da questa Procura secondo un unico progetto investigativo che prevedeva la suddivisione delle aree di intervento in modo che la Guardia di Finanza si occupasse delle indagini riferite al gaming online e i Carabinieri si occupassero delle infiltrazioni del gruppo mafioso Placenti, vicino al clan Santapaola-Ercolano.

Nello specifico, il Comando Provinciale e la Sezione Anticrimine Carabinieri di Catania hanno curato l’esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Giudice per le indagini preliminari di Catania nei confronti di quattro soggetti ritenuti appartenenti alla “Famiglia” Santapaola-Ercolano e, in particolare, alla frangia operante nel comprensorio di Lineri di Misterbianco (CT). L’attività investigativa ha fatto luce sul gruppo mafioso, capeggiato dai fratelli Placenti, abituato ad operare “sotto traccia”, ovvero a delinquere in modo da eludere eventuali investigazioni da parte degli organi inquirenti. Tale condotta ha contribuito a quella che, nel corso di un’intercettazione ambientale avvenuta tra Carmelo Placenti e Trippa Emanuele, il primo chiama “duranza”, ossia l’abilità di aver continuato ad operare per anni senza incorrere in blitz antimafia che ne disvelassero la reale identità di affiliati.

Nel corso delle indagini sono stati documentati contatti tra alcuni indagati “santapaoliani” e soggetti ritenuti “vicini” al superlatitante Matteo Messina Denaro, tra cui il nipote di quest’ultimo,  Francesco Guttadauro, nonché soggetti ritenuti “vicini” alla nota famiglia camorristica dei Nuvoletta di Marano (NA).

I Carabinieri hanno pure posto in essere il sequestro di un ingente quantitativo di armi, trovate nella disponibilità di taluni indagati (due revolver, una carabina, un fucile semiautomatico, un fucile a pompa, due moschetti, una baionetta e numerose munizioni di vario calibro).

Le indagini hanno, poi, ricevuto la collaborazione di Fabio Lanzafame,  attivo come imprenditore del gaming on line, il quale ha contribuito a disvelare l’infiltrazione mafiosa nel settore e la cui collaborazione è stata curata dal Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri che ha condotto  i necessari riscontri di attendibilità. Contestualmente sono state eseguite sedici ordinanze di sottoposizione ad arresti domiciliari da parte della Guardia di Finanza supportata dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.), nei confronti di appartenenti alla rete commerciale del gruppo Placenti , proprietari del sito “Revolutionbet365”, con il quale hanno saputo imporsi nel mercato regionale del gaming con il primario ruolo di “bookmaker”.

Si tratta di soggetti che hanno assicurato al Gruppo Placenti l’intestazione formale delle attività commerciali, attive nel settore del gaming e nel commercio di autoveicoli, alimentate dal gruppo mafioso con gli illeciti introiti provenienti dal controllo di una rete nazionale di circa 500 agenzie di scommesse; garantito il funzionamento, in modo capillare nelle province di Catania, Messina, Siracusa, Palermo e Trapani, del sito web “Revolutionbet365”, negli anni 2016 e 2017, nei quali sono state raccolte “su rete fisica” giocate in contanti per circa 20 milioni di euro;
curato l’affiliazione e la predisposizione dei centri scommesse del bookmaker Placenti, alcuni dei quali simulavano un’attività intermediazione del gioco on-line, in realtà, praticando la tradizionale raccolta da banco.

I soggetti destinatari della misura della custodia in carcere in quanto appartenenti alla sezione del clan Santapaola di Lineri di Misterbianco, facente capo ai fratelli Carmelo, Giuseppe Gabriele e Vincenzo Placenti, con mansioni di gregari deputati alla gestione dei centri scommesse on-line su tutto il territorio isolano e per questo percettori della cosiddetta “simanata”, ovvero dello “stipendio” che notoriamente “Cosa Nostra” prevede per i suoi affiliati sono: Bartolo Augusta, di anni 44, domiciliato a Pedara, Giovanni Di Stefano di anni 34, domiciliato a Catania,  Alfio Saitta di anni 35, residente in Lineri di Misterbianco, Emanuele Trippa, di anni 41, residente a Catania.

Gli arrestati

I soggetti destinatari della misura degli arresti domiciliari in quanto commerciali della rete “revolutionbet365” sono: Francesco Insaguine;  Massimiliano Giuseppe Vinciprova ;  Giuseppe Cocimano; Massimo Giuffrida; Luciano Paccione ; Leonardo Zappalà ;  Fabio Calcagno ;  Sebastiano Campisi ;  Sebastiano De Matteo ; Francesco Guerreri;  Ottavio Imbesi ; Orazio Intagliata; Alfredo  Valenti; Giovanni Iannì;  Vincenzo Mangano; Marco Daidone

Tra gli arresti eseguiti dai Carabinieri e grazie all’attività congiunta delle diverse forze di polizia coinvolte, figura anche Carmelo Santapaola, attuale vice sindaco del Comune di Misterbianco, nonché cugino dei fratelli Placenti, al quale viene contestato il reato di intestazione fittizia di beni, in quanto titolare di fatto, unitamente agli stessi fratelli Placenti, dell’ “Orso Bianco Caffè”, attività ubicata in Monte Palma e già posta sotto sequestro il 14 novembre. Il vice sindaco è stato subito collocato agli arresti domiciliari.

Nel procedimento sono stati complessivamente portati ad esecuzione sequestri preventivi finalizzati alla confisca, anche per “per sproporzione”, di un patrimonio complessivo di circa 70 milioni di euro localizzato sia in Italia che all’Estero.

Le indagini hanno in particolare consentito di sottoporre a sequestro: 207 rapporti bancari e conti correnti accesi in Italia e nelle Isole di Man, in Austria, in Gran Bretagna e a Malta; 42 immobili; 36 attività imprenditoriali operanti non solo nel settore del gaming; 24 centri scommesse dislocati tra Messina, Catania e Siracusa e 9 automezzi.

EG.

 

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Redazione

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