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Gabriele D’Ambra: “Locali notturni in crisi”

L'intervista al vicepresidente nazionale di Asso Intrattenimento

Gabriele D’Ambra non ha dubbi e lo denuncia ormai da tempo. I locali notturni sono in crisi e non si ravvisa alcun cenno di ripresa all’orizzonte. Che cosa ha smesso di funzionare nel grande business sul popolo della notte? Lo abbiamo chiesto direttamente al vicepresidente dell’associazione nazionale Asso Intrattenimento, associazione che fa capo a Federturismo di Confindustria che opera per la tutela dei locali notturni.

L’intervista a Gabriele D’Ambra

gabriele d'ambraQual è l’attuale situazione dei locali notturni sul territorio catanese?

«È veramente triste perché quest’anno ci sarà un altro calo impressionate per le discoteche», afferma il vicepresidente nazionale di Asso Intrattenimento. «Massacrate da simil gestori che pensano di poter fare concorrenza sleale, le discoteche qui da noi stanno morendo per un semplice e chiaro motivo. È stato annullato il biglietto d’ingresso in certe discoteche grosse come il Ma, l’Ecs Vecchia Dogana, i Mercati Generali», spiega Gabriele D’Ambra.

Ma in che senso?

«Ho visto pubblicizzare serate con ingresso gratuito entro le 23.30 con ‘arrusti e mangia’ e open wine. Questo mi fa capire fino a che punto siamo arrivati».

E come fa il gestore del locale a pagare le spese vive di gestione, la SIAE e i dipendenti?

«Nelle discoteche funziona così», annuncia e scende nel dettaglio. «Con il biglietto d’ingresso pago la SIAE, pago le tasse sul biglietto d’ingresso e considera che su 10 euro, a me, di fatto restano dai 3,80 ai 4,70 euro. Dal ricavato a fine serata pago le spese vive gestionali e i dipendenti. Chi non fa pagare il biglietto d’ingresso deve fare risparmiare ovviamente da qualche altra parte».

Potrebbe perciò risparmiare dai prodotti e sui lavoratori.

«Sui prodotti ti posso dire una cosa. Io sono cresciuto nella scuola di Marco Allia e la prima linea doveva essere di alto livello quindi anche i cocktail generici dovevano essere di qualità. L’anno scorso ho creato una società che ho ceduto a ottobre dove vendevo per tutta la zona di Giardini Naxos e Taormina ghiaccio alimentare per la somministrazione di bevande e bevande stesse. Tante erano le richieste di gin, vodka, tequila e rum anonimi. Locali insospettabili. E allora si fanno i travasi in bottiglioni pregiati e vendono i cocktail a 5 euro e non a 15 o 20 euro come da valore reale».

Ma non è illegale?

«Certo: è frode in commercio», ricorda Gabriele D’Ambra.

Altre criticità nei locali notturni?

«I gruppi organizzativi, i PR».

Ma funzionano i PR?

«Nel 2010 provammo a fare una riunione tra i più grossi gestori di locali della provincia per stabilire un tetto massimo di percentuale da dare a queste persone. Ma è finito tutto in una bolla di sapone. Considera che ci sono locali che pagano i PR anche il 50% dell’incasso netto più una percentuale del bar. Ecco perché le discoteche ogni anno si dimezzano e chi continua lo fa perché il locale si trova in strutture dove svolgono altre attività, vedi per esempio gli stabilimenti balneari sulla spiaggia che hanno il lido con il personale e adeguano le strutture».

Per quanto riguarda i locali di lap dance, di streep tease e altre attività più a luci rosse?

«Qui è tutto fermo al 2005. Diversa la situazione al nord Italia dove stanno spopolando in maniera impressionante. Qui, fino al 2015 si dovevano fare diversi escamotage per avere una collocazione legale e commerciale. Lì invece le ragazze sono assunte con contratto di spettacolo ed è tutto perfettamente in regola. Le persone vanno in quei locali, bevono, possono avere il loro spettacolo privato senza giri di prostituzione e spendere fino a 1000 euro a notte. Da noi questo genere non ha attecchito perché sono locali in cui i clienti devono pagare molto».

Ma quali potrebbero essere le soluzioni per la ripresa dei locali notturni catanesi?

«Anzitutto, riuscire a mettere d’accordo tutti i gestori, almeno delle realtà più grosse e rappresentative, e creare un fronte comune contro gli abusivi i cui ingressi superano la capienza massima consentita. Perché non sempre vengono denunciati. I locali chiedono autorizzazioni per 100 – 150 persone, e mi mantengo basso perché fino a 200 un tecnico può fare la relazione senza la commissione di vigilanza, per non avere l’obbligo del certificato di prevenzione incendi che è dispendioso e organizzano così serate abusive. Ormai il confine della serata abusiva non è che si è capito tanto…»

Sì, però ci sono stati anche casi di ragazzi che sono morti alle serate abusive dove il numero di ingressi superava di gran lunga l’effettiva capienza dei locali notturni.

«Nel 2016 avevamo raggiunto l’accordo con l’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano che prevede una collaborazione simultanea e biunivoca tra i gestori, gli addetti alla sicurezza, il pronto intervento medico e la Questura, l’installazione di telecamere di videosorveglianza dove la Questura può accedere in qualsiasi momento che possa monitorare la capienza».

Ma la Questura effettua questi controlli?

«Controlli a tappeto quando succedono tragedie e scoppia il caso mediatico, poi…»

Quindi, a determinare la crisi dei locali notturni è anche uno scarso controllo che garantisca sicurezza?

«Il controllo è resistente, almeno fino a quando non succede qualche caso eclatante. Ma ti posso garantire che nella città di Catania ci sono meno locali abusivi rispetto alle altre città d’Italia. Qui la Questura si muove anche in maniera preventiva».

E i pub che si trasformano in discoteche?

«Sono tra i fattori che determinano la crisi dei locali notturni. Alzano il volume del dj set e il gioco è fatto. Questo alle discoteche ha inferto un colpo violento. Ma per noi sono locali abusivi».

Le amministrazioni comunali invece come si comportano rispetto ai locali notturni?

«Li vedono come ritrovi di degrado dove si concentrano le piazze di spaccio di droga e prostituzione, quando così non è perché sono soggetti a costanti controlli».

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Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

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