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G7 e protesta: il senso di una (non) carica

Due donne che si abbracciano sorridenti, cantando “Bella Ciao” e sventolando una bandiera della pace. E’ questa la scena che in molti ricorderanno del corteo NO G7 sfilato ieri pomeriggio a Giardini Naxos. In molti, ma non in tutti.

giardini naxos manifestazioneImpossibile non far riferimento alla fine della manifestazione, come sempre momento “caldo” dei cortei, in cui ci si aspetta l’incontro (eufemismo di “scontro”) con le forze dell’ordine.

In un paesino di mare, conosciuto come la Rimini del Sud perché abituato a ospitare turisti e affezionati di house music, le strade erano completamente deserte. Solo militari, giornalisti e antagonisti. E ad esser sinceri, i primi due erano molto più numerosi dei terzi. Eppure, secondo le stime dei manifestanti, a sfilare erano in tremila. 

“La Sicilia paura non ne ha”, uno sfogo più che un coro, ascoltato da chi non si sa ma dai residenti incuriositi di certo. Affacciati ai balconi, in fibrillazione o straniti, gli abitanti di Giardini Naxos hanno aperto le loro porte a giornalisti e operatori. Porte che, invece, molti bar e locali hanno barricato nel timore di subire danneggiamenti. Tutte paure esorcizzate, dato che il corteo ha sfilato pacificamente dalla partenza nel parcheggio Salluzzo alla piazza del Municipio. 

Non sono mancati i momenti di tensione quando una trentina dei “ribelli più ribelli”, stavolta non incappucciati ma in maglia rossa e a viso scoperto, hanno tentato di forzare il cordone di agenti. La risposta degli agenti è stata “lacrime per tutti ma botte per nessuno”. Infatti, non ci sono stati danni e feriti ma i lacrimogeni hanno allontanato tutti i presenti per una decina di minuti, intossicando pure i giornalisti.

Momenti di nervosismo presto stemperato, quando il cordone degli antagonisti ha fronteggiato nuovamente il blocco delle forze dell’ordine. Ma stavolta, soltanto urlandogli contro qualche coro per poi retrocedere spontaneamente. 

“Un successo politico” lo hanno definito gli organizzatori. Una sfilata a suon di canti e critiche pacifiche rivolte sia al governo nazionale sia alla kermesse dei 7 big mondiali riuniti negli scorsi giorni a Taormina. Il popolo No-G7 era presente per dire no alla politica guerrafondaia, ma anche per porre l’accento sulle gravi condizioni dei nostri territori: la disoccupazione, il dramma dell’immigrazione, la crisi economica. “Per cosa si sono riuniti – lamenta una precaria delle cooperative sociali di Palermo –  per discutere di questi problemi o per incentivare i fondi militari?”

Giorni difficili, quelli che hanno preceduto l’evento, tanto che i manifestanti sono scesi in piazza lamentando di aver subito un vero e proprio “terrorismo psicologico”, espressione della “sovranità popolare limitata che vige in Italia”. I controlli a tappeto hanno messo il fiato sul collo degli attivisti: dalle identificazioni, ai “diversi pullman provenienti da Napoli bloccati per ore a Villa San Giovanni”, dalla militarizzazione di Giardini Naxos e Catania ai sequestri preventivi. Tutto necessario e legittimo, a parere di molti, “poco democratico” secondo altri.

In ogni caso, il G7 si è concluso. I big del globo si sono detti quel che dovevano e una fetta del popolo ha urlato la sua. Al vento, forse, ma l’ha fatto. E nessuno si è fatto male.
I veri plausi vanno a chi ha creduto che questa potesse essere la vera notizia.

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Serena Di Stefano

Versatile, volubile e più frizzante della Citrosodina, se fossi un sapore sarei di certo il sale: piacevole solo se a piccole dosi. Orientamento religioso-ideologico-politico-culturale: Pier Paolo Pasolini. Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Editoria e Scrittura, ho fatto due scelte che mi ero detta “non avrei mai compiuto”: tornare a Catania e fare giornalismo. A occhio e croce, il mio vocabolario fatica a legittimare le parole “mai” e “sempre”, per tutto il resto però c’è il “Sinonimi e contrari” sul comodino. Promemoria per la scrittura: scrivere soltanto notizie vere, utili e imparziali. Promemoria per la vita: sorridere e ringraziare.

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