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Francesco Cusa, quando il canto si unisce alla parola

Il celebre jazzista votatosi anche alla scrittura.

Quando va in scena con la parola esce fuori la stessa anima.

È Francesco Cusa, che si è votato alla scrittura con cui condivide la sua attività di musicista e docente al conservatorio. Domani alle h. 18:00 presso la Mondadori Book Store di Piazza Roma 18, a Catania, sarà presentata la sua ultima silloge dal titolo “Stimmate”, pubblicato per Algra Editore.

Insieme a Giuseppe Carbone (nella foto di Melania Fortunato), per teatri e spazi culturali, propongono la performance “Molesta Crudeltà”, un mix di musica e recitazione incentrata sui testi di Cusa. Carbone, filosofo, drammaturgo e attore catanese, recita in una dialettica con la “molestia” della percussività di Cusa, fatta di buste, tamburi e vari ammennicoli.

Due mesi a Catania, altri due a Bologna, poi altrove. Sempre così il suo andirivieni, da trentacinque anni a questa parte. Lo colgo velocemente, col vespino color arancia.
«In questo momento devo fare un pò di cose», insisto e provo a blindarlo qualche minuto. È fatta.

 

Perché Stimmate?

«Stimmate , pubblicato per Algra editore, è una raccolta di poesie, l’ideale prosieguo di Canti Strozzati, pubblicato lo scorso anno da L’Erudita. Esce in contemporanea con il libello di aforismi pubblicato dal circuito di librerie “Infoshop” di Bologna, (circuito prediletto dall’accademia bolognese n.d.r), dal titolo Amare dolci pillole. Una collana che mi vede insieme alle migliori menti dei miei anni universitari» – dice attraverso il casco.

Dunque due libri in un medesimo tempo, ispirati da cosa?

«Stimmate ha un contenuto allegorico. Sono stimmate catartiche, funzionali alla sublimazione dei personaggi».

Vi sono stati d’animo particolari a scrivere poesia, aforisma, romanzo?

«L’aforisma è diurno, esplosivo, dirompente. Può nascere da una diatriba sui social, a corredo di un commento sarcastico. La poesia è del mondo, è in ogni cosa, anche se per me trova espressione nei silenzi della notte. Quello è il momento in cui emergono gli arcipelaghi del simbolico. La notte è lo spazio del metalinguaggio, il territorio dell’intuizioni e delle essenze. È la via espressiva degli Antichi. Chi parla più ‘poeticamente’? Tuttavia la poesia è in ogni dove, è il respiro stesso dell’esistenza, e in me si consuma nello spazio bruciante del minuto, spazio in cui trova corpo e senso il componimento».

Carmelo Andrea Bruno disse “Il poeta è Dio in terra”, quanto di vero?

«
Non saprei. Tra le forme di espressione, la poesia, è la più vicina all’aspetto del divino. Attiene al rito, all’iniziazione, alla celebrazione. Dio si esprime poeticamente nella parola e nella preghiera del fedele. E, in senso lato, ogni preghiera è poesia».

 

 

Hai dichiarato che “l’aforisma è il ritorno di Dio…

 

«L’ho mai detto? – ride. Poco importa. Nietzsche stesso, ebbe bisogno di scrivere idilli e aforismi, che furono necessari a dare spessore al suo magistero filosofico, in un certo senso, per completare e potenziare il ‘messaggio’. la poesia è il calco del pre-linguistico, del tempo in cui uomini, animali e dei erano e riverberavano dei suoni del ‘mondo’. L’alfabetizzazione degli ultimi millenni, in un certo senso, ridurrà la poesia a un non-Tutto, la comprimerà nella gabbia della scrittura».

Come mai la doppia pubblicazione?

«Mi sono accorto che la mia vita p diventata una sorta di contrappunto. Il mio metodo prevede la scrittura di una poesia al giorno, seguita da alcune pagine di racconti o di romanzo. È un metodo rigido ma necessario a fare quel che mi prefisso. Altrimenti non riuscirei a coniugare le mie varie ispirazioni».

Nell’obbrobrio socio consumistico, cosa non è poesia in assoluto?

«La poesia è il canto che si palesa tramite la parola orale e poi scritta, il mantra che attiva facoltà represse. La poesia è irrazionale, istintiva, e deve essere cesellata poco, altrimenti si trasforma nell’epistemologia di se stessa. Ciò che rende una poesia “vera” è il cortocircuito tra forma e contenuto. Visto che parliamo sempre di calcio io e te – per intenderci al volo – la Juventus è agli antipodi della poesia di Inter, Torino, Roma, Genoa ecc. È la catena di montaggio, il mantra reiterato dell’illuminato imbroglione che si fa crocchetta calcistica e costume».

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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