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Fondi per le periferie in stallo. La regione impugna il decreto Milleproroghe

Bloccati i fondi del bando per le periferie previsto nel decreto Milleproroghe. Fino al 2020, i finanziamenti per 96 tra città e aree metropolitane saranno trasferiti ad altra cassa. La regione Sicilia impugna il decreto legge Millepropoghe.

“Abbiamo impugnato davanti alla Corte costituzionale, nell’interesse delle Città metropolitane e dei Comuni coinvolti, la legge con la quale il governo nazionale ha congelato fino al 2020 le risorse destinate alla riqualificazione di 120 periferie in Italia”.

Con queste parole il presidente della regione Sicilia Nello Musumeci ha dichiarato di aver impugnato il decreto legge Milleproroghe in merito allo stop sul bando per le periferie.

La norma approvata nel decreto Milleproroghe prevede infatti la sospensione fino al 2020 del bando di riqualificazione delle aree periferiche.

“Lo facciamo perché siamo convinti che si tratta di una decisione sbagliata. Più che facilitare gli investimenti nelle aree degradate del Paese, si sono bloccati anche quelli avviati. Una scelta che in Sicilia coinvolge molti progetti.
Anche per questo motivo, se dovesse essere confermata la decisione del governo centrale, ci faremo carico di finanziare con fondi extraregionali alcune delle opere ‘congelate'”, continua Musumeci.

L’Anci Sicilia, offrendo il proprio supporto ai comuni interessati nel proporre impugnativa innanzi al Tar, aveva chiesto al governatore Musumeci che la Regione impugnasse il decreto legge sul “Bando periferie” davanti alla Corte costituzionale.

“L’impatto della norma approvata nel “Milleproroghe” con la quale è stata prevista la sospensione fino al 2020 del bando di riqualificazione delle periferie – dice l’associazione di sindaci e amministratori – ha creato ai Comuni siciliani, tenendo conto anche del co-finanziamento, un danno economico di 500 milioni di euro e ha coinvolto 117 Comuni.”

“La rimodulazione dello stanziamento di risorse destinate alle periferie – avevano detto nel pomeriggio Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario generale di Anci Sicilia – è un inaccettabile atto di disinteresse per la vivibilità di 117 Comuni siciliani e ha ignorato previsioni di legge, convenzioni firmate dalla presidenza del Consiglio dei ministri e registrate dalla Corte dei conti, progetti esecutivi, atti e impegni già assunti”.

E.F.

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Redazione

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