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Fondazione Caponnetto: nasce il centro studi Vigna, formato da agenti ed ex agenti Dia

Firenze – Nato in memoria del giudice Caponnetto e di tutto il pool antimafia, il “Vertice nazionale antimafia”, organizzato dalla Fondazione Antonino Caponnetto è stato inaugurato, sabato sera a Firenze, da Pietro Grasso e Rosy Bindi, rispettivamente Presidenti del Senato e della Commissione parlamentare antimafia. All’evento, messo in piedi già da molti anni in Toscana in nome del fiorentino “nonno Nino” e di tutti gli uomini morti a causa delle stragi causate dalla criminalità organizzata, hanno partecipato anche il Presidente della regione siciliana Rosario Crocetta, il senatore Beppe Lumia, il componente della commissione Giustizia Mario Giarrusso, il giudice Paola Di Nicola e il sostituto procuratore di Napoli Catello Maresca, noto per aver arrestato il boss dei casalesi Michele Zagaria. Gli uomini della Dia hanno poi dato vita all’ufficio studi dedicato a Pierluigi Vigna “Con l’intento – ha spiegato il Presidente della Fondazione Salvatore Calleri – di dare risalto alle migliori pratiche di contrasto ad organizzazioni criminali tentacolari, sviluppate nel tempo dalla Direzione Investigativa Antimafia.” La scelta deriva dal fatto che il Procuratore Vigna, insieme al collega Gabriele Chelazzi (scomparso nel 2003), indagò a lungo sulle stragi di Firenze, Milano e Roma del 1993, riuscendo a dimostrare, proprio con la fondamentale collaborazione degli uomini della DIA, che cosa nostra aveva cambiato obiettivo, passando dagli attentati contro magistrati, appartenenti alle Forze dell’Ordine, giornalisti, politici ad azioni particolarmente virulente ed eversive che avevano come unico scopo quello di ricattare lo Stato.
“Tengo a precisare – ha concluso Calleri – che la Direzione Investigativa Antimafia, istituita con la legge 410/91, corrisponde ad un preciso disegno del giudice Falcone, padre nobile della struttura, che dopo anni di esperienza maturata nel pool antimafia di Palermo si era convinto che la lotta ad un’organizzazione complessa come la mafia, non confinata in ambito regionale ma operativa su tutto il territorio nazionale ed in contatto con altre associazioni criminali straniere, non potesse essere condotta in modo frammentario da una pluralità di organi di polizia giudiziaria”.
Il dibattito si è concluso con la consapevolezza di di rafforzare le leggi in materia di confisca dei beni e la necessità di un’organizzazione dell’attività investigativa ed un metodo di lavoro fondati sulla circolazione delle informazioni ottenute da ciascun organo investigativo, sul confronto ed elaborazione di esse; e nella fase operativa è fondamentale che gli interventi delle diverse autorità non siano tra loro in contrasto e reciprocamente intempestivi. Un’efficace repressione ma, soprattutto, una incisiva attività di prevenzione a fenomeni criminali così complessi, a maggior ragione oggi, non possono prescindere da un coordinamento affidato ad un centro unico, specializzato ed interforze come la DIA.

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