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Flessibilità come risposta all’abitare contemporaneo

Come rendere gli spazi adattabili nel tempo

Flessibilità come risposta all’abitare contemporaneo

Il tema della flessibilità rappresenta oggi una possibile risposta  a una domanda abitativa frammentata e in rapida evoluzione nel tempo. Va precisato che quelle sulla flessibilità non sono ricerche architetturali emerse solo di recente. Il tema della flessibilità interna compare parallelamente alla nascita della pianta libera.

L’interesse dimostrato dagli artisti durante gli anni Novanta per il tema della flessibilità, testimonia quanto esso sia importante e centrale. Non solo ad un livello abitativo e architettonico, ma faccia parte di una sfera ancor più profonda, quella che fa riferimento alla sfera più intima dell’uomo contemporaneoLa mobilità degli spazi interni domanda le differenti forme di privacy, o che cosa sia pubblico, cosa sia nascosto o cosa rivelato.

Ma allora cosa si intende per flessibilità, ad esempio, nella realizzazione di un impianto planimetrico?

L’edificio “adattabile” è sia trans-funzionale che multi-funzionale: deve cioè permettere la possibilità di cambi d’uso, la zona living in zona lavoro, la zona lavoro in spazio per il relax o in contenitore per diverse attività contemporanee.

Lo scopo della flessibilità dell’alloggio è quello di rendere la casa estremamente adattabile a progetti di avvenire aperti e all’evolvere delle relazioni fra i membri del nucleo domestico. Il fine è lasciare agli abitanti la facile possibilità non solo di modificare nel tempo, ma anche di personalizzare relazioni che sono insieme spaziali e di intimità.

Quindi l’intento è agevolare l’opportunità di intervenire nel tempo non solo sugli usi. Ma anche sul livello di socialità degli spazi e sul grado di libertà dello stare insieme.

Oggi, il tema della flessibilità lo si trova essenzialmente declinato in tre modi.

Il modo più semplice è quello del piano neutro, fatto di stanze di superficie ampia ed equivalente, permettendo  libertà nella scelta della loro destinazione d’uso. 

Un secondo modo è quello degli alloggi modulabili. Questi sono composti di unità combinabili, che presentano più di un ingresso indipendente. Queste poi facilmente aggregate o disaggregate, a seconda del mutare del gruppo domestico o delle sue esigenze. 

Infine il terzo modo è quello del plan liberé che, come vuole il nome, è una versione più radicale del plan libre di Le Corbusier. Il plan liberé è completamente privo di elementi portanti al suo interno. Solo la cucina e i servizi igienici, per ovvi motivi tecnici, sono fissi. La cucina e i servizi sono comunque raggruppati e separati dagli altri ambienti. Al fine di  lasciare a questi ultimi la possibilità di essere liberamente utilizzati e trasformati, con l’aiuto di pareti mobili.

In poche parole durante la progettazione architettonica bisogna tener conto dell’esigenza di creare uno spazio mutevole 

  • SPAZI LIBERI e CONDIVISI. Uno spazio che, insieme alla composizione planimetrica e all’arredo su misura
  • ABILITÀ. Spazi multifunzionali, flessibili e customizzabili.

 “Non voglio pensare iniziando con stanze dal nome conosciuto: come la cucina, il soggiorno o cose così. Le stanze diventano luoghi come questi anche senza dare un nome. Una delle cose più disastrose di oggi che annienta ogni istinto progettuale è quello di dare un nome ad una cosa prima che questa se lo sia meritato. Un edificio deve essere fatto in modo che ogni persona, non necessariamente quella che lo ha richiesto, possa sentire di poter fare di questo la propria casa.”

– Louis Kahn –

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Silvia Spina

Sono Silvia Spina, mi sono formata presso la Facoltà di Ingegneria edile e architettura di Catania, dove mi sono laureata a pieni voti nel 2014. Sin da subito dopo la laurea ho avuto l’opportunità di collaborare con diversi studi di architettura locali e di conoscere da vicino il mondo dell’architettura. Mi occupo del progetto architettonico in tutte le sue parti, dal progetto grafico alla direzione lavori in cantiere, al disegno degli arredi.

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