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Fiumicino, passeggero riesce ad imbarcarsi senza biglietto aereo

La sicurezza aeroportuale è questione di sicurezza nazionale prioritaria non più rinviabile.

La sicurezza degli spazi aerei di Roma è stata oggetto di un mio precedente intervento su questo stessa edizione online.

La notizia sconcertante conferma che le procedure di sicurezza adottate per evitare il ripetersi di attentati terroristici, all’indomani dell’attacco alle Twin Tower, in Italia (o quantomeno nello scalo aeroportuale di Roma) sono pressoché deficitarie.

Sfido chiunque abbia utilizzato un aereo a non provare un senso di fastidio (anche se considerato necessario) riguardo a tutte le procedure di sicurezza cui è sottoposto un passeggero prima di imbarcarsi.

Eppure la notizia, passata pressoché sotto silenzio, che un signore di nazionalità belga abbia superato tutte le barriere di controllo e di identificazione per arrivare a sedersi tranquillamente su un aeromobile di una compagnia aerea low-cost senza biglietto aereo, lascia tutti sconcertati.

Il sedicente passeggero proprio perchè sprovvisto di biglietto aereo nominativo (mai acquistato), secondo i protocolli standard di sicurezza, non avrebbe nemmeno potuto superare la prima barriera di controllo posta a ridosso dei check point aeroportuali dotati di metal detector.

L’assurdo è che il fatto che il passeggero non fosse provvisto di biglietto aereo nominativo è emerso solo per puro caso nel momento in cui un altro passeggero, col posto prenotato sulla stessa poltrona su cui si era seduto l’abusivo, ha chiesto un riscontro del tagliando per la verifica del posto assegnato.

I passeggeri prima di imbarcarsi sono tenuti a superare tre posti di controllo che hanno l’obbligo di effettuare il riscontro del possesso del titolo di viaggio nominativo con il documento di riconoscimento da presentarsi.

Un quarto ed ultimo controllo del possesso del biglietto aereo viene effettuato, infine, dal personale di bordo all’ingresso dell’aeromobile.

Ordunque, è evidente che nel caso specifico l’intera catena di controlli per la sicurezza aeroportuale è stata evasa con tutta tranquillità.

Se si pensa che detti controlli sono stati istituiti per prevenire in modo pressoché totale la possibilità di attuazioni di azioni terroristiche con piani di dirottamento aereo per azioni kamikaze contro la città, in vista dell’anno giubilare e delle continue minacce che la Santa Sede riceve dall’ISIS e da Al-Qaeda, è comprensibile come l’episodio abbia una particolare gravità per la falla organizzativa nei sistemi di sicurezza attuati nell’aeroporto di Fiumicino.

Ancora una volta, in Italia, contro ogni evenienza contraria, ci si ostina a non creare un coordinamento responsabile della sicurezza aeroportuale, che sovrintenda e gestisca tutti gli Operanti (Polizia di Frontiera, Guardia di Finanza, Carabinieri e Società private di addetti alla sicurezza), con un responsabile operativo di tutto l’apparato di sicurezza.

Il Governo ha ora la responsabilità, non solo politica di comprendere che la sicurezza aeroportuale è questione prioritaria di sicurezza nazionale e che, nonostante il negligente ritardo, finalmente occorre istituire un comando interforze degli operanti aeroportuali sotto l’egida esclusiva dei Servizi di Sicurezza del Ministero dell’Interno, i quali devono avere il diretto controllo di tutte le condizioni operative di ogni aeroporto in maniera continuativa per intervenire immediatamente sulle falle alle procedure di sicurezza che man mano possono emergere.

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Bruno Calabrese

Psicologo clinico, Psicodiagnosta, Criminologo Esperto nella Valutazione Psicologica Perito, Consulente Tecnico Civile e Penale in Psicologia Forense già Giudice Onorario presso il Tribunale di Sorveglianza di Roma e presso il Tribunale per i Minorenni di Roma

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