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Ferragosto catanese

“Catania è bellissima, peccato che ci sono i catanesi”: la frase non è al massimo dell’eleganza e fa il paio con la “sorella” al ritmo de “la Sicilia è splendida, senza i siciliani”. Non importa dove e da chi è stata pronunciata (l’una o l’altra fanno…un paio), magari è necessario -come si dice- verificare il tutto. Allora, ci siamo messi a passeggiare –sotto Ferragosto– per la città dell’Etna.

Prima tappa: il centro storico di Catania. Non è vero che la presenza dei catanesi fa effetto. Infatti, in questi giorni di “svuotamento urbano” ci siamo soffermati su monumenti, chiese, teatri e anfiteatri antichi: e non ci hanno suonato dietro! Niente clacson, niente doppie o triple file sui marciapiedi d’ingresso, nemmeno il solito “ricordo” di cani e altra fauna, con il relativo accompagnatore.

Il “quadretto” è stato completato da un’aria leggermente meno al veleno (non certo per quei monumenti chiusi, dettaglio): perché le auto al centro storico sono un “obbligo” da sempre. A Catania, almeno va avanti così. Nel resto del mondo, no. Però non è “colpa” dei catanesi. Infatti, ci siamo mossi sui marciapiedi e non abbiamo trovato -a provocarci qualche leggero disturbo- due auto o più di traverso “ad altezza caviglie”, tre negli spazi per i disabili e una davanti ai portoni d’ingresso.

La “città svuotata” non c’entra nulla. Del resto, il motore accesso e tenuto a regime a colpi di gas ripetuti, con l’audio a tutto volume e la sigaretta accesa da gettare al volo, è un costume continentale. Per fortuna, siamo a Catania. E allora, cari continentali, la dovete smettere di denigrarci per Ferragosto, con la scusa che la “città si svuota”.

Infatti, proprio mentre eravamo al semaforo (tappa numero due), fermi col rosso, non abbiamo visto nessuna macchina “straniera” sfrecciare –senza badare ad incroci o ad altri strani usi- a tutto gas (e nessuno si azzardi a tirare dritto, pena l’ospedale): vedete che siete voi a lagnarvi? Ma volevamo vedere davvero il “volto bello” di Ferragosto sotto l’Etna e l’abbiamo trovato.

Tappa numero tre: dove? In quello degli ambulanti che sulle arterie principali tirano -a centinaia e centinaia- la carretta della propria attività e della propria vita, fra alimentari, lampadari, frutta di stagione e bigiotteria d’annata: dicono che potrebbero essere abusivi. Ma a noi il pesce tagliato sul marciapiede non ha fatto alcuna impressione: succede da decenni. E basta con queste lamentele pseudosalutiste! Che poi il senegalese che parla il catanese dove lo trovate? E’ multiculturale -oltre multiteatrale- Catania.

E poi abbiamo visto tutto questo e non ci hanno suonato dietro. Niente clacson, niente timpani “a prova discoteca”. E poi quell’odore stupendo di gas di scarico che ti prende il viso (e il resto) nelle belle giornate d’inverno passate negli ingorghi cittadini? Che ne capite voi, continentali!

Quando arriva il Ferragosto se ne sente quasi la mancanza. Di queste esperienze da “addestramento militare”, anche. E poi dove la trovate (tappa numero quattro) una città dove puoi rimanere in attesa dell’autobus e non vederlo mai? Vuoi mettere l’effetto benefico sull’atmosfera, privo di scarichi da bus? Ma andiamo! Una medaglia alle Olimpiadi! Su un angolo di una piazza (tappa numero cinque) abbiamo notato un tipo che parlava da solo: dicono che si occupi di politica. Segno dei tempi. Altri sussurravano: “ è ubriaco”. Non è chiaro se fra l’occuparsi di politica e l’essere ubriachi, a Catania, ci sia un nesso. O quasi sinonimia.

Tappa numero sei: un altro, invece, gridava girando su sé stesso: un lunga barba e uno sguardo perso nel vuoto completavano la “foto urbana”. Dicono che si tratti di un tizio che cerca un “progetto per la città”. Non pervenuto: e non è ancora tempo di pioggia.
Per fortuna (tappa numero sei), c’è chi si dà alla musica da strada: c’è chi usa il violino, chi la chitarra, chi il flauto. Sembra di stare a Palazzo degli Elefanti. Ma la colpa è di voi continentali, che ci denigrate. Anche a Ferragosto. Perché da voi, non ci sono le prostitute (da noi “bottane”) che “invadono”le strade e i palazzi? Che poi sulla semantica e sul ruolo (effettivo e non virtuale) interpretato c’è sempre tempo per discutere. E basta con queste lamentele!

Ma per fortuna (tappa numero sette), Catania ha il mare, che batte tutti e tutto: in queste settimane, alla Playa, la situazione è addirittura stupefacente. Uno spettacolo unico, roba da cinema: perché la fantasia a Catania supera sempre la realtà. Date un occhio, allora, a spiagge e parcheggi: ma dove la trovate al mondo una situazione del genere? Ma perché voi continentali vi lamentate? Abbiamo il meglio della professionalità per ogni settore, dalla sabbia rovente al posto-auto strisciante e voi parlate?

Buon Ferragosto, ne avete di bisogno, voi continentali! A noi bastano e avanzano questi “sette passi nel delirio”: la realtà è ben altra. E forse peggio.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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