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Ferragosto con la Doremillaro (sb)Recs

Giuseppe Schillaci sull'approdo in editoria: «Si, è vero!»

Con un bagaglio musicale internazionale, il produttore e discografico catanese Giuseppe Schillaci nel 2010 decide la propria svolta. Il tempo gli darà ragione. Adesso è pronta un’altra scommessa, l’approdo nell’editoria con la sua Doremillaro (sb)Recs.

Perché fondi la Doremillaro (sb)Recs?

«Nel 2010, abitavo a Roma, sarei ritornato a Catania nel novembre del 2011, sentii l’esigenza di non dover più sottoporre a nessuno le mie produzioni musicali e pertanto di fondare la Doremillaro. Gli incipit che lanciavo ad altre persone che orbitavano in area musicale dalla produzione al service, diventavano giudizi.

Avevo tanta esperienza, e altra ne avrei fatta da quel momento. Decisi pertanto di produrre in prima persona, musicisti, miei amici, quelli che lo erano e quelli che lo divennero, perché sono molto scrupoloso nel lavoro e piacqui anche a chi non piacevo prima. Ecco perché fondo la mia etichetta Doremillaro»

Perché dopo “Doremillaro” anteponi il suffisso (sb) a “Recs”?

«Doremillaro (sb)Recs per volontà e per gioco di parole riassume la mia filosofia di vita. Il gesto di volontà dell’individuo, del singolo che fa la differenza, dove le speranze dei movimenti collettivi, specialmente artistici, non portano a niente se non al dotarsi di nuovi leader, papi e damigelle di corte. Questa filosofia è sottolineata dal nostro logo. Una chiesa brucia, che non manifesta certo un messaggio di intolleranza bensì un simbolo forte che sottolinea la necessità di agire individualmente per poter determinare le sorti della propria proposta artistica…»

…parli di agire in “prima persona”, poi dici “nostro logo” per ritornare all’individualismo muovendo la critica verso i “collettivi, specialmente artistici”. Puoi spiegare meglio, la tua posizione?

«Personalmente reputo i movimenti collettivi una perdita di tempo perché è quasi impossibile mettere troppa gente di comune accordo. Meglio agire da soli per poter declamare veramente la libertà invece che nascondersi dietro la libertà finta con cui la democrazia ci illude. In ogni caso in Doremillaro non sono esattamente da solo, agli inizi ero supportato da Valentina Ascia e Emiliano Cinquerrui (voce e leader degli Smegma Bovary)».

 

Giuseppe Schillaci live a La Chiave di Catania

Dunque in quale area si potrebbe collocare Doremillaro (sb)Recs?

«Doremillaro è un’etichetta indipendente ma non “indie”. Questa è una parola oggi abusata e martoriata, ridotta quasi a etichetta musicale in cui ci rientra tutto quello che vorrebbe “essere major” ma che non ha il coraggio e/o la forza di esserlo. Pensa a tutti i “cantantelli” indie italiani che vorrebbero andare a Sanremo ma non ce la fanno perché il bel canto magari è troppo per loro o, peggio ancora, che si accontentano perché in fondo è meglio avere quell’aurea di sfigati famosi che gli serve per rimorchiare e lamentarsi».

Nei luoghi comuni però indie e indipendente coincidono e non sempre vi sono abusi sulla produzione.

«Indipendente una volta significava “al di fuori delle logiche di mercato”. Oggi è un mercato nel mercato. Anzi, un mercatino contro il grande centro commerciale dove alcune logiche sono le stesse delle major ma con diversi zeri in meno. Oggi si è così indie che l’indie va in tivù! Non vorrei risultare troppo polemico, in molti me lo fanno notare. Mi spiace, ma non ce la facevo, e faccio, più a stare soltanto a guardare. Come ha scritto qualcuno di recente sulla mia bacheca facebook “piacere agli altri è sopravvalutato».

La musica, pertanto, come partnership assoluto alla vita?

«La mia logica discografica è che devi fare la musica che ti piace, che ti diverta, che ti appassiona, per il resto non c’è storia. Fare qualcosa per diventare qualcuno è una schizofrenia moderna che non mi appartiene. Da musicista invece godo nel suonare qualsiasi cosa mi piaccia, infatti negli anni ho collaborato con diversi artisti della scena siciliana, divertendomi pure».

L’approdo di Doremillaro (sb)Recs nell’editoria aleggia da almeno un anno, cosa c’è di vero?

«Sarò schietto e diretto. L’idea è di potersi ampliare ed entrare anche nel mondo dell’editoria per pubblicare in futuro, forse non lontano, con un piccolo pamphlet con mie esternazioni letterarie.

Il primo libriccino sarà una mantra utilizzato per una serie di post che pubblicavo, e continuo a farlo, su Facebook. Accumulandoli negli anni è diventato un piccolo corpus di ricordi sociali e di costume. Il titolo già ce l’ho, “Dovete Morire Di” ed è la raccolta di questi status, che sanciranno il debutto di Doremillaro nell’editoria, consacrando il senso di indipendenza artistica che propugno attraverso la mia attività».

 

La foto ritraente Giuseppe Schillaci è proprietà riservata di Carmelo Tempio.

Clicca su Doremillaro (sb)Recs per accedere al sito ufficiale dell’etichetta discografica fondata da Schillaci.

 

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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