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Fermati gli scafisti dello sbarco del 22 aprile

I finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno dato esecuzione a due provvedimenti di fermo, emessi dalla locale Procura della Repubblica, nei confronti di altrettanti soggetti accusati di aver condotto i due gommoni carichi di migranti tratti in salvo dal pattugliatore “Denaro” della Guardia di Finanza.

L’operazione di soccorso si era svolta il 22 aprile scorso a circa 40 miglia dalle coste libiche. In questa circostanza, l’imbarcazione delle Fiamme Gialle ivi rischierata da Taranto, in due distinti interventi, aveva tratto in salvo complessivamente 220 migranti di origine sub-sahariana.

I gommoni sui quali viaggiavano i migranti erano assolutamente inadeguati ad affrontare la traversata del Canale di Sicilia, tant’è vero che entrambi si sono inabissati subito dopo il soccorso. A bordo degli stessi erano, inoltre, presenti numerose taniche di benzina che avevano pericolosamente disperso carburante anche all’interno degli scafi. Durante il tragitto verso il porto di Catania, il pattugliatore della Guardia di Finanza è stato raggiunto da altre motovedette del Corpo con a bordo personale medico, interpreti e militari del G.I.C.O. di Catania. Contemporaneamente alle operazioni di primo soccorso quindi, sono stati avviati riscontri tesi a individuare gli scafisti, partendo dalle immagini registrate dagli operatori di bordo e ricostruendo i momenti appena precedenti l’intervento di salvataggio.

Le attività del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Catania – proseguite a terra sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria etnea – hanno consentito di acquisire gli elementi necessari all’adozione dei provvedimenti di fermo.

Dalle audizioni dei migranti sono stati appresi anche alcuni particolari concernenti il viaggio. È stato riferito delle condizioni inumane di detenzione degli stessi in una struttura recintata di Tripoli e del prezzo versato per la traversata pari a 1500 dinari, corrispondenti a circa 1000 euro.

Il primo dei due soggetti fermati – di 29 anni e di origine senegalese e con un’imponente struttura fisica dovuta alla pratica della lotta greco-romana – tenuto conto degli elementi raccolti a suo carico, ha confessato il proprio ruolo di scafista. Nei confronti dell’altro soggetto – di 31 anni e di origine nigeriana, anch’egli con una prestante struttura fisica – pesano oltre alle immagini anche le dichiarazioni rese da altri migranti.

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Redazione

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