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Fermarsi, respirare e ricominciare a vivere

Catania – Abito nero con dettagli rossi, una scollatura appena accennata, calze velate e tacco alto, e il fiocco rosa appuntato sul cuore: si presenta così la Professoressa Anna Clara Rizzo Giacobbe. Quel fiocco rosa simbolo di una lotta in un colore che pur delicato trasmette forza e serenità.

È la presentazione del suo libro, fuori piove, anche questa volta come la prima volta, ma le persone sono presenti, sono curiose e ansiose di sentire, di ascoltare. Tutto si svolge in modo scorrevole, domande e risposte, interventi dal pubblico, applausi, un misto di volti conosciuti e familiari, ma anche nuovi, amici di amici di amici che vogliono sapere, vogliono conoscere, vogliono ascoltare.

Vorrei farle delle domande, ma la vedo emozionata nell’accogliere, nel sorridere, abbracciare, scrivere dediche e firmare copie del suo libro “La mia parte maschile”, edito da Carthago.  Lei, donna riservata, mi cerca con lo sguardo, ci intendiamo al volo e nel salutarla le dico che con calma ci sentiremo per chiacchierare, perché io le interviste non le so proprio fare. Adesso è il suo momento, adesso c’è solo lei fiera, sicura e orgogliosa.

Ed eccoci qui.
Ho notato il suo look, così ricercato, femminile, e l’ho vista a suo agio, nonostante i tacchi. È lei stessa a darmi la conferma che c’è qualcosa di nuovo in lei, il suo sorriso e il suo sguardo, il suo arrossire per un istante, per poi lasciare spazio alla consapevolezza.

«Prima non badavo al mio aspetto. Andavo sempre di fretta. Sia chiaro, mi sentivo lo stesso femminile dentro, senza bisogno di altro. Prima portavo sempre pantaloni. Subito dopo l’intervento, privata di una parte femminile, ho iniziato a sottolineare la mia femminilità, che comunque ho sempre avuto, ma non mostravo. Adesso ho sentito la necessità di accentuare l’esteriorità femminile».

È così che accade. Ci sono eventi nella vita di ognuno di noi che segnano un prima e un dopo. Una sottile linea rossa, a tratti invisibile per alcuni. È evidente che uno degli eventi che ha determinato un netto cambiamento in lei, nella sua vita, è stato il tumore.

« Il tumore per me è stato un capolinea, in cui mi sono fermata per comprendere la vita precedente, e vivere quella futura– continua Anna Clara- un momento per ascoltare e trovare il centro di stessi».  Racconta della depressione da cui è dovuta passare, quasi una tappa obbligatoria e necessaria, e della rinascita. « … Il libro è un inno alla speranza. Deve servire come esortazione, come promemoria, come monito, come esempio, perché si può e si deve rinascere dalle sconfitte e dal dolore. C’è un momento in cui la vita ti impone di fermarti».

Il tumore non è il tema centrale del libro, ma sembra quasi il “pretesto” o meglio “l’opportunità” per una pausa di riflessione sui e dai ritmi quotidiani. Pausa che ognuno di noi, dovrebbe prendere per ascoltarsi e conoscersi, per capire dove si sta andando. Il tumore, in una visone paradossalmente positiva, è stato da input.

Scrivere è stato il suo modo di reagire ?

« Il libro è frutto di una scrittura personale, una scrittura terapeutica, erano i miei pensieri, i miei ricordi, le mie paure e le mie speranze. La scrittura è per tutti, la scrittura come sfogo personale, come momento per fissare riflessioni, per affrontare situazioni. Fare diventare tutto questo un libro è stato un processo lungo. Tutto è iniziato come percorso terapeutico, scrivere e guardarsi dentro è una violenza su se stessi, è facile rinunciare, e anch’io ho smesso per un momento. Era troppo doloroso.» -Lei Anna Clara è un fiume in piena, di parole, di emozioni, di energia e io la lascio parlare, non mi viene di interromperla, di fermarla per fare domande, ma solo di ascoltarla. Lei fluida fa tutto da sola, si fa la domanda e si da la risposta, lucida e speranzosa.- «Superare questo momento non è stato facile, ma la chiave è stata l’ironia». 

Come aver usato l’appellativo di “Mappazza” per la protesi?

«Ci sono parole dialettali che non si possono tradurre, esse stesse da sole esprimono una sensazione, uno stato d’animo che non si può costringere e racchiudere in una sola parola. Lei, la mia protesi è Mappazza, è ingombrante – nonostante il professore l’abbia fatta a coppa di champagne, perfetta- è lì pesante e indigesta, ma è parte di me e sto imparando a conviverci».

Il libro non ha capitoli, si può leggere saltando da una pagina all’altra, da una riflessione all’altra, ma allo stesso tempo segue una linea temporale. Il tutto è un continuo mescolarsi di racconti personali, ricordi di bambina, adolescente, adesso innamorata, adesso sposa, poi moglie, madre, insegnate, la famiglia – il suo tutto- … Armonizzato con tradizioni siciliane, odori, luoghi, filastrocche in dialetto e ricette. Facendo sentire il lettore parte integrante del libro, a immedesimarsi nonostante la malattia, a diventare amico di Anna Clara.
Per ogni inizio c’è una citazione, una frase, un verso, un proverbio, sono tutti spunti di riflessione, di speranza e ottimismo.

Ascolto Anna Clara e più volte lei usa il plurale, come se lei stessa fosse portavoce di altri, di altre. « Faccio parte dell’associazione “Ricominciare” ho conosciuto le ” Etna Dragon Lady”  ( squadra di canottaggio ), sento la necessità di far sentire la voce di altre donne, di chi non è -ancora- riuscita a superare la paura che possa tornare… -non c’è bisogno di nominarlo- … Ma non si può prevenire la Vita, non si può costruire una botte di ferro e stare li dentro, si deve vivere!»

Una volta o l’altra nella vita farai un viaggio. Sarà il viaggio  più lungo che avrai fatto. È il viaggio per trovare te stessa.”  ( cit. Katherine Sharp) 

E con questa frase che Anna Clara mi saluta, e con un sorriso indimenticabile che nasce con lo sguardo, si appoggia sulle labbra e finisce nel cuore di chi ha difronte, mi rivela che sta completando il suo secondo libro, e sta iniziano un terzo. È un fiume in piena, un vulcano in piena eruzione creativa ed emotiva. Adesso è il suo momento, adesso c’è solo lei fiera, sicura e orgogliosa, e con una nuova vita tutta davanti, la Sua.

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Giada Condorelli

Un incrocio di razze, culture e religioni, fa di me una curiosa cronica. Padre siculo normanno, da Lui eredito creatività ed amore per l'arte in tutte le sue forme. Madre libica di origine armena, da Lei eredito la forza di volontà ed il valore dell'arricchimento reciproco. Una Laurea in Politica e Relazioni Internazionali, un matrimonio d'amore, un Blog e infiniti sogni. Del multitasking ho fatto una filosofia di vita. Appassionata di moda senza esserne schiava, beauty addicted, amante del healthy food, per necessità, con mise en place chic! Foto e lifestyle sono parte integrante delle mie giornate...Pinterest ed Instagram la mia ossessione. Riesco a trovare la bellezza in ciò che vedo e la positività in ciò che accade. "L'eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai" ( Audrey Hepburn )

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