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Femminicidio, un’ipocrisia sociale

Femminicidio. Il 25 novembre è uno sciorinare dati e storie drammatiche di violenza di genere puntuale che hanno segnato pagine su pagine di cronaca nera nel nostro Paese. La questione, tuttavia, si riconduce a un fenomeno culturale che ha radici molto profonde nella nostra società e che non riesce a superare nei processi evolutivi.

Femminicidio. Perché istituire una giornata contro la violenza di genere?

«Il fatto che le Nazioni Unite abbiano scelto una giornata per sensibilizzare le menti sul tema della violenza sulle donne – dichiara l’avv. Luca Di Graziano – è indice di quanto la società contemporanea non sia stata ancora in grado di offrire una risposta adeguata a tutti quei comportamenti e atteggiamenti di prevaricazione e violenza che quotidianamente le donne subiscono».

Perché parliamo di “femminicidio” e non di violenza nella sua accezione più estesa?

«Nel linguaggio comune – risponde l’avvocato – il femminicidio è qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte».

Come si inserisce il fenomeno sul piano giuridico?

«Affrontare il tema sul piano strettamente giuridico, sebbene interessante, sminuirebbe l’aspetto principale del fenomeno che è quello culturale, intimamente legato alla vita quotidiana degli individui, anche all’interno delle famiglie, alle relazioni tra sessi e al sentire umano nel corso dei secoli».

Proviamoci con l’arte, altra sua grande passione.

«Un’opera emblematica potrebbe essere quella della pittrice Artemisia Gentileschi, “Susanna e i Vecchioni”. È evidenza del radicamento del problema della violenza di genere nell’animo umano nel corso della storia», spiega l’avv. Di Graziano.

Famminicidio - Artemisia Gentileschi
Artemisia Gentileschi, “Susanna e i vecchioni” (1610)

«Una giovane pittrice che – continua l’avvocato – in un ambiente familiare quale la bottega pittorica del padre, subisce le fastidiose avances e lo stupro da parte del pittore Agostino Tassi e si ribella al volere e sentire sociale, al ruolo della donna come oggetto da usare e di cui appropriarsi. Anche attraverso la legge e il matrimonio riparatore».

«Susanna e i Vecchioni è un’opera pittorica struggente», apostrofa l’avvocato. «Trasmette la voracità dell’uomo, la violenza dell’approccio fisico nei riguardi di una fanciulla giovanissima che, rappresentata nuda al cospetto dei sui più anziani “aguzzini”. Rende l’osservatore partecipe della sensazione di paura mista a sdegno che l’orrore della violenza genera nella vita di Artemisia».

Oltre al desiderio di possesso sessuale malato quali altri fattori inducono al femminicidio?

«La violenza di genere, la sopraffazione fisica del dominante nei riguardi del più debole – conferma l’avv. Di Graziano – si nutre spesso nel corso della storia della cupidigia sessuale del carnefice nei confronti della vittima. L’aspetto della prevaricazione sessuale, dell’esposizione della vittima al pubblico ludibrio e alle maldicenze sociali hanno caratterizzato, nel corso dei secoli, ulteriori atteggiamenti violenti nei confronti delle donne finendo con l’indebolirne ulteriormente la capacità reattiva e la libertà individuale».

E oggi?

«Ai nostri giorni sembra che le coscienze inizino a risvegliarsi dal torpore nel quale hanno vissuto spesso la violenza sulle donne come tema lontano dalle vite dei singoli, come qualcosa di cui parlare, leggere, commentare senza accettare la contiguità tra il quotidiano e reale ambiente sociale e il sentito dire, il vissuto da altre parti».

Alla violenza fisica, si somma anche quella psicologica molto sottovalutata.

«Il campanello di allarme che deve destare l’attenzione di tutti non deve necessariamente essere una violenza fisica, visibile, palpabile. Ma ogni atteggiamento prevaricatore volto a ridurre lo spazio di azione, lo spazio emotivo, la libertà di una donna. Anche la libertà di amare o esprimere i lati più profondi della propria personalità».

Affidiamo questo concetto all’arte.

«In ambito artistico, penso alla meravigliosa rappresentazione scultorea di Anastasi che all’interno della villa Belvedere di Acireale, dona vita al dolore e alla disperazione di Galatea. Al femminicidio dell’Amore che subisce la ninfa quale conseguenza del rifiuto di concedersi eternamente a Polifemo. La mitologia, che pervade il nostro immaginario culturale, rende ampiamente idea della metatemporalità del fenomeno della violenza sulle donne e dell’attualità delle numerose forme attraverso le quali una donna subisce ancora la limitazione del suo agire, sentire, della sua libertà di pensiero».

Femminicidio - Aci e Galatea
Anastasi, “Aci e Galatea”. Villa Belvedere – Acireale

«Polifemo scaglia una grossa pietra colpendo Aci, debole pastorello, al fine di uccidere il sentire amoroso di Galatea. Violenta l’anima della ninfa distruggendo ciò che di più profondo, prezioso e intenso la stessa avesse: l’amore per il suo Aci. La statua trasmette la disperazione di Galatea. E rende umana e quotidiana la sua tragedia che si risolve nell’intervento degli dei che trasformano il sanguinante Aci in rivolo d’acqua, in un fiume che ancora oggi bagna la costa di Acireale sfociando proprio lì dove avvenivano gli incontri amorosi tra i due amanti».

La rappresentazione scultorea del mito potrebbe rivelarsi culturalmente risolutivo?

«È più un riconoscimento della necessità di elevare lo spirito verso la Bellezza, verso il divino, per superare la violenza di genere. Un riconoscimento della necessità di operare culturalmente sulle nuove generazioni al fine di permettere di acquisire distacco, senso critico, da comportamenti di violenza verbale, psicologica e fisica cui spesso assistono, anche all’interno dei nuclei familiari, nello scorrere della loro vita sociale. L’innalzamento culturale come consapevolezza dei supremi valori della libertà delle donne e dell’uomo come avvicinamento al supremo bene. L’arte come immagine che non necessita di spiegazioni per colpire l’intimo di ogni osservatore, come imbuto delle sensazioni e del sentire sociale, come salvezza e come ricerca della Bellezza da contrapporre alla violenza sugli esseri umani e in particolare sulle donne».

Ancora oggi però le donne sono costrette a battersi per la parità con gli uomini…

«Anni addietro ho avuto il piacere di presentare alcune opere pittoriche presso la Nuova Officina d’Arte di Catania, una mostra intitolata “Eros e Bellezza”. Era un inno al libero sentire delle donne, alla perfetta convivenza nelle “femmes” del razionale e dell’irrazionale. Scelsi come opera rappresentativa della mostra una tela raffigurante una ragazza che libera dalle convenzioni, libera dallo sguardo dell’osservatore, in un atto di autoerotismo, dava voce alla ribellione ai luoghi comuni e al qualunquismo che spesso il tema della violenza sulle donne genera», racconta l’avv. Di Graziano.

Femminicidio - Femme
Luca Di Graziano, “Femme”. Olio su tela 80×120 cm

«Una scelta mirata per rendere questo argomento così complesso e delicato visibile e presente agli occhi degli uomini ma anche delle stesse donne. L’immagine come strumento di consapevolezza, come esortazione ad una presa di coscienza da parte del singolo individuo. La libera determinazione sessuale delle donne come punto di partenza per una parità con l’uomo che non veda più la presenza di un debole e di un forte. La consapevolezza della necessità di coltivare il proprio io. Di autodeterminarsi per realizzare le proprie inclinazioni, senza dovere attendere l’assenso, il riconoscimento, la legittimazione di un padre, di un fratello, di un amico, di un uomo».

Le donne oggi possono evitare di essere vittime di femminicidio? Cosa garantisce loro tutela e giustizia?

«Certamente da avvocato non posso non manifestare l’amara considerazione che la repressione dei comportamenti violenti contro le donne non può essere unica soluzione al femminicidio. Credo che il più valido strumento per sradicare questo turpe fenomeno sia la prevenzione e ancor prima l’educazione alla libertà altrui, al rispetto delle differenze. Compresa quella di genere».

«Il legislatore ha previsto interventi di tutela e protezione per le donne che denunciano azioni violente nei loro riguardi. Ha aperto spiragli nella velocità di intervento a protezione delle donne con risultati sinceramente positivi. Tuttavia, non basta intervenire in una prima fase di urgenza: occorre che lo Stato di diritto garantisca la certezza e celerità della risposta giuridica. Gli attuali tempi della giustizia nel nostro Paese, purtroppo, sono fonte di ulteriore sofferenza psicologica. E ansia per chi riveste il ruolo di persona offesa dal reato. Una giustizia caratterizzata da tempi non ragionevoli è sintomo di giustizia denegata».

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Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

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