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Fava: “Negare morte dignitosa a Riina sarebbe accanimento”

Totò Riina è un mentecatto e mi auguro che passi all’altromondo quanto prima per quello che ha fatto. Ma questo è solo un commento di pancia e la Giustizia non può ragionare con la pancia”.

A parlare è l’avvocato Dario Montana, fratello del commissario di polizia ucciso da Cosa Nostra nel 1985. La vexata quaestio è quella che sta infiammando l’opinione pubblica italiana: Totò Riina ha diritto di morire dignitosamente? Lo abbiamo chiesto a tre familiari di vittime della mafia: Claudio Fava, Flavia Famà e Dario Montana.

La Corte di Cassazione ha segnato un’apertura verso il differimento della pena per il boss di Cosa Nostra perché, fermo restando lo “spessore criminale” dell’ormai gravemente malato 86enne, ogni detenuto ha diritto di morire senza un’afflizione di particolare intensità. Ora sarà il Tribunale di Sorveglianza di Bologna a decidere sulla richiesta del difensore del boss, sino ad ora sempre respinta.

Va seriamente valutata la pericolosità di Riina – è il commento dell’avvocato Flavia Famà, figlia del legale ammazzato dalla mafia nel 1995 – non dimentichiamo le minacce di morte che dal carcere ha rivolto a Don Luigi Ciotti. Non bisogna accanirsi su Riina, tutti meritano una morte dignitosa, anche lui. Ma qualora gli venga concesso di uscire dal carcere e persino di tornare a casa, lo Stato dovrà assicurare che non faccia altro male”.

La decisione della prima sezione penale della Cassazione ha scatenato reazioni da più parti: da un lato, gli indignati ripescano i nomi eccellenti uccisi senza scrupoli dal capo dei capi e, dall’altro, chi ricorda che “noi non siamo come loro”. Una rabbia legittima o stiamo parlando di “aria fritta”?

Il rischio – secondo la figlia di Serafino Famà – è che in un contesto in cui il figlio di Riina scrive libri e non dimostra alcun pentimento, all’opinione pubblica arrivi il messaggio che più si è criminali più si ha un trattamento di favore. Un detenuto qualsiasi nelle stesse condizioni avrebbe ricevuto uguale attenzione?”

E’ una decisione puramente tecnica e di buon senso, secondo l’avvocato Dario Montana. “La Giustizia non può essere vendicativa, bisogna rispettare la Legge. E’ certamente necessario verificare la pericolosità di Riina e poi garantirgli tutte le cure necessarie. A noi, Totò Riina non fa paura”.

Una posizione condivisa dal deputato nazionale Claudio Fava che parla di questione umanitaria. “Il carcere e la pena non sono una vendetta ma una punizione. Negare la morte dignitosa a Riina sarebbe un accanimento, un errore commesso già con Bernardo Provenzano. Ciò che ci differenzia dai mafiosi sono proprio le regole civili ed etiche. Non usiamo la Giustizia per regolare i conti”.

Il diritto alla salute, dunque, spetta anche a un nome che fa tremare i polsi. E’ il compito dello Stato come, di fatto, dovrebbe essere anche vigilare sulla pericolosità di chi ha segnato le pagine più cruente della storia italiana contemporanea. Anche quando si tratta di Totò Riina.

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Serena Di Stefano

Versatile, volubile e più frizzante della Citrosodina, se fossi un sapore sarei di certo il sale: piacevole solo se a piccole dosi. Orientamento religioso-ideologico-politico-culturale: Pier Paolo Pasolini. Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Editoria e Scrittura, ho fatto due scelte che mi ero detta “non avrei mai compiuto”: tornare a Catania e fare giornalismo. A occhio e croce, il mio vocabolario fatica a legittimare le parole “mai” e “sempre”, per tutto il resto però c’è il “Sinonimi e contrari” sul comodino. Promemoria per la scrittura: scrivere soltanto notizie vere, utili e imparziali. Promemoria per la vita: sorridere e ringraziare.

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