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Ex Perla Ionica, dove sono finiti i 7 milioni di euro finanziati? E c’è chi aspetta un lavoro

L’affare della Perla Ionica per anni ha esaltato tutti perchè ha illuso tantissimi siciliani che insieme allo sceicco sarebbero giunti lavoro e benessere.

In verità non poteva finire peggio, non solo il lavoro ed il benessere non sono mai arrivati ma per di più ci ritroviamo con un buco di 7 milioni di euro, imprese che non sono state pagate ed uno scheletro di cemento abbandonato come un fantasma su una bellissima costa. Uno scheletro che rischia di diventare più che il più grande centro congressi della Sicilia Orientale il più grande ecomostro della Sicilia Orientale. Il danno e la beffa per i siciliani creduloni che hanno sperato che lo sceicco degli emirati arabi fosse Aladdin con la sua lampada magica pronto ad esaudire tutti i nostri desideri o almeno solo quello di non essere così dannatamente miserabili.

L’ultima notizia che giunge dal fronte della ex Perla Ionica o dal futuro – improvabile – Hilton Capomulini è che lo “sceicco ha disdetto il contratto con il suo general contractor Volteo.”

Per i comuni mortali che non masticano terminologie arzigogolate, e che stanno leggendo queste righe ancora con il curriculum tra la mani, Volteo era l’azienda cui la Item, la società dello sceicco, aveva assegnato l’incarico di ristrutturare l’albergo consegnandolo, chiavi in mano, ad Hilton che lo avrebbe gestito.

I lavori si sono fermati ad aprile del 2015 ed il cantiere si trova in stato di abbandono da ben 8 mesi, lasciato a se stesso, senza coperture a protezione dalle intemperie e dal tempo. Il complesso alberghiero giace come un cadavere in decomposizione.

Ad aprile del 2015, quando si fermano i lavori, giungono anche i primi soldi finanziati a fondo perduto dall’Unione Europea per ristrutturare l’albergo, come se fossero necessari dei finanziamenti – e non prestiti, perchè i prestiti vanno appunto restituiti – per uno sceicco che si dice da sempre dotato di un fondo fiduciario di oltre 100 milioni di dollari. A ben guardare le cose il finanziamento a fondo perduto paradossalmente sembra più giustificato nei confronti della Item (senza il suo sceicco) che in fin dei conti è solo una società a responsabilità limitata con un capitale sociale da 100 mila euro che si ritrova a gestire un affare da milioni di euro.

Alla fine però per incentivare il ricco arabo ad investire, i denari glieli abbiamo dati noi (sembra di aver pronunciato grande ossimoro). Questa figura leggendaria proveniente dagli Emirati Arabi che a Catania si è vista poco e niente persino per comprare la Perla Ionica non ci ha messo molto perchè è riuscito ad ottenere dalla Monte Paschi Serit un’ipoteca sulla stessa struttura (vedi articolo sulla procedura di vendita della Perla Jonica)

Un affare enorme che è stato strategicamente studiato quasi come un hitchcockiano delitto perfetto ma no, non a favore dei siciliani.
Ora la Item fa sapere semplicemente che ha licenziato l’azienda che avrebbe curato la ristrutturazione ma i soldi finanziati, quei 7 milioni di euro, che fine hanno fatto? Nulla è detto in proposito nel comunicato stampa della Item. Della fine dei 7 milioni di euro non parla neanche chi ha dato per primo la notizia sulla Sicilia ovvero Tony Zermo che ha preceduto persino il comunicato stampa della società dello sceicco. “Su accordo diamo le notizie prima alla Sicilia” disse all’Urlo l’amministratore delegato della Item Salvo La Mantia ma neanche Tony Zermo si sofferma sul destino del finanziamento preferendo piuttosto concludere l’articolo con particolari sulla ristrutturazione che sarà effettuata.

Nel comunicato della Item si legge che lo sceicco ha disdetto il contratto con Volteo perchè questa non ha pagato le aziende siciliane che hanno svolto fin qui i lavori. Senza dubbio le imprese non sono state saldate (l’Urlo lo aveva annunciato a novembre vedi articolo) e perchè mai se una prima parte dei finanziamenti erano giunti?

Ci siamo messi in contatto con Volteo per avere una loro versione dei fatti. No Comment dai parte dei vertici aziendali che allo stato starebbero consultando i loro rappresentanti legali.

E a proposito di legalità, si fa sempre più insistente una voce che parla di un’indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Catania sull’affare Perla Ionica.

Nel frattempo il tempo passa ed il progetto diventa un miraggio, epilogo indiscutibile per una favola che racconta le gesta di uno sceicco proveniente dal deserto arabo.

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Fabiola Foti

38 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 20 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente assistente parlarmentare con mansioni di Ufficio Stampa presso il Parlamento Europeo. Fondatore della testata online L'Urlo.

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