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Ex capo di Stato sotto processo per violenza sessuale

Fa la spola fra San Marino e Catania il dott. Pietro Berti, medico, ex presidente della Repubblica di San Marino di cui è stato già per otto anni parlamentare. Ma non è una “spola di piacere”, bensì una sorta di “tour giudiziario”. Qualche giorno fa, è stato sotto l’Etna: alla ex pretura, davanti ai giudici della quarta sezione penale, presieduta da Michele Fichera, Berti è imputato di violenza sessuale, dopo la querela di una donna, A.F., che lo ha denunciato nel gennaio del 2007 per fatti dell’agosto del 2006 e dopo appena cinque anni lo ha visto rinviare a giudizio, su richiesta del Pm Marisa Scavo.

Nel frattempo, nel gennaio del 2014, il dott. Berti è stato arrestato a San Marino, con l’accusa di atti di libidine su alcune pazienti.

La vicenda catanese inizia a cavallo del ferragosto del 2006, quando la paziente, una ragazza di 30 anni, affetta dalla patologia denominata Lupus, si rivolge a Berti come specialista. Il medico sammarinese le fissa un appuntamento alla vigilia di Ferragosto presso un rinomato hotel di Catania, dove si trovava in vacanza con la famiglia. La paziente si presenta alla visita accompagnata dal fidanzato che rimane però in disparte ad aspettare. Dopo una veloce anamnesi, Berti, stando alla denuncia della ragazza, fissa il successivo appuntamento due giorni dopo presso uno studio professionale di Catania. In queste due occasioni (la seconda in presenza di un’amica), la donna avrebbe subito una visita estesa –pretestuosamente- a parti erogene del corpo, non rilevanti per la patologia accusata, tesi contestata dalla Difesa, per la quale tutto era necessario alla luce della patologia.

 Nell’ultima udienza, presente l’imputato, è stata sentita proprio l’amica presente in quel periodo ferragostano nello studio professionale  messo a disposizione al dott. Berti da un collega medico. La donna ha confermato quanto detto in sede di indagini preliminari, accusando il professionista di essere andato oltre quanto necessario durante la visita.
Prossima udienza il 9 ottobre, quando sarà sentito l’imputato.

 

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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