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Eutanasia insegnante di Paternò: avviso di garanzia per il presidente di Exit-Italia

Prosegue l’inchiesta in merito al suicidio assistito di Alessandra Giordano, insegnante originaria di Paternò. La donna lo scorso 27 marzo è deceduta in una clinica svizzera dove si pratica l’eutanasia.

La Giordano, infatti, soffriva da tempo di una forte depressione e avrebbe espresso la propria volontà di chiudere gli occhi per sempre. Ma per la famiglia, la morte dell’insegnante non è altro che il frutto di una mirata manipolazione da parte della clinica alla quale si è rivolta, la Dignitas di Zurigo.

Ma in questi giorni Emilio Coveri presidente e fondatore di Exit-Italia, l’associazione che lotta per il diritto al suicidio assistito, è stato il destinatario di avviso di garanzia emesso dalla Procura di Catania. L’accusa contestata all’uomo è quella di istigazione al suicidio.

“Ipotesi nata da un pregiudizio ingannevole”

«Come responsabile scientifico di Exit-Italia esprimo stupore per questa richiesta. Sono certo che il confronto tra Emilio e Alessandra sia stato nei limiti del dibattito su eutanasia e suicidio assistito tra i nostri soci. Per cui Alessandra ha deciso in autonomia con piena autodeterminazione tempi e modi del propria morte. Peraltro le informazioni sulle procedure di Dignitas sono disponibili in italiano sul loro sito. La questione medica, affrontata dai medici svizzeri e, come riporta Panorama, non ha creato nessun presupposto di reato per Dignitas», afferma Silvio Viale, presidente del Comitato Etico-Scientifico di Exit-Italia e membro dell’associazione Coscioni.

«In questi casi si usa dire “piena fiducia nella magistratura”. Ma lo diciamo con convinzione per la ragionevole certezza che non potrà che emergere la determinazione di Alessandra. Mentre l’ipotesi di istigazione sembra nascere da un pregiudizio ingannevole. Nonostante molti di coloro che hanno beneficiato del suicidio assistito in Svizzera siano nostri soci, è la prima volta che Exit-Italia viene coinvolta direttamente. Noi speriamo che questa vicenda, come quelle di DJ Fabo, Davide Trentini, Daniela Cesarini, Pietro D’Amico e Oriella Cazzanello possano contribuire affinché ci possa essere anche in Italia una buona legge su eutanasia e suicidio assistito».

E.G.

 

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