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Etna Comics: intervista a Don Alemanno

etna11Abbiamo fatto due chiacchere con Don Alemanno dissacrante autore della serie a fumetti satirica “JENUS” che racconta le avventure del figlio di Dio tornato sulla terra per salvarci ma in preda ad un’amnesia dovuta alla letterale ri-CADUTA sulla terra.

Don Alemanno nella giornaliera libertà del social network quando si commenta lo si fa con più scioltezza a volte come se non fossimo noi stessi a parlare ma un nostro avatar. Tu sei spesso vittima di questo comportamento e ricevi critiche fortissime sul tuo lavoro satirico che il più delle volte scade in insulti alla tua persona, quali sono le valutazioni riguardo i tuoi fumetti anche all’oggi di questi attacchi ricevuti?

«Gli insulti sono il metro di valutazione che solitamente qualifica l’ignoranza di chi si professa cattolico e in realtà non ha alcuna cognizione dei testi a cui la sua religione si ispira, potrei fare l’esempio di chi mi scrive “anticattolico di merda ammazzati” beh di sicuro non cosa vi sia alla voce “suicidio” delle scritture che tanto dovrebbe avere care. Quelli che ormai io definisco come “cattobigotti” denotano una chiara mancanza della conoscenza minima delle sacre scritture. La cosa che gradisco di questo fenomeno di questi insulti pubblici è il “flame” quando commentano su Facebook i cattobigotti vengono letti da più persone manifestando appunto pubblicamente la loro ignoranza e interagendo con altri utenti e facendo avere una certa risonanza a questi argomenti. Vengo anche accusato di fare satira solo sul cattolicesimo, una cosa assurda visto che Maometto è uno dei personaggi principali di “Jenus”, il problema è che non si premurano di andare a guardare le mie tavole. Prevedo tra qualche anno di essere invitato in qualche università dove si tiene un corso di antropologia e sociologia per spiegare alcune dinamiche su questi elementi.»

La tua è una satira che tocca parecchi tasti dolenti nell’ambito del credo religioso, mi viene spontaneo paragonare le tue vignette a quelle di Charlie Hebdo, molto forti a tratti difficili da tollerare. Dove finisce secondo te la satira e inizia l’offesa?

«Secondo me quella di Charlie Hebdo non è satira tagliente, è un tentativo di dissacrare qualcosa in maniera a volte riuscita. La satira per me è uno strumento che il debole ha per attaccare il potente. In ogni caso il confine è sottile.»

Parliamo del tuo ultimo lavoro “EXODUS”, un’opera venuta fuori dopo un’attenta indagine condotta in prima persona sul fenomeno dei migranti, un fenomeno che hai voluto vedere con i tuoi occhi recandoti anche a Lampedusa, soprattutto in base a questo non pensi che oggi ci sia la voglia statica di subire le informazioni invece che ricercarle?

«Beh oggi puoi dire quello che vuoi una volta passavi guai, potrei scrivere un fumetto dove affermo che i profughi sono tutti dei terroristi e dopo che l’ho pubblicato su Facebook vendo perché mi rivolgo ad un gruppo esteso, chi lo compra magari per lamentarsi di quello che ho scritto, in ogni caso ormai è fatta. Posso aver detto quello che ho detto ma il trafiletto in cui si ritratta sarà sempre più piccolo e marginale di quanto è stato detto, quell’affermazione lì inizierà ad insinuarsi come verità, poi magari pago ma in un secondo momento e non ha lo stesso eco. Il social network ha una diffusione che non può essere fermata. Quindi non c’è ragione di approfondire, sintomatico qualche tempo fa è stata la diffusione di una notizia presa dal sito “Lercio” amministrato da miei conterranei che fanno satira giornalmente sugli argomenti più disparati.
Quando ho deciso di trattare questo tema in Exodus mi sono detto “devo conoscere questo argomento in tutte le sue sfaccettature, altrimenti mi do la zappa sui piedi.»

Nella conferenza stampa di presentazione del libro hai fatto un paragone tra i personaggi di The Walking Dead e gli ospiti di un centro di accoglienza, sottolineando che da una condizione drammatica come quella del migrante escano fuori tutte le personalità possibili, hai voluto mettere anche tu al centro del tuo libro la condizione dell’essere umano prima di quella del profugo?

«Assolutamente si, c’è una totale mancanza collettiva al giorno d’oggi di volersi mettere nei panni altrui. Trovo che la specie umana sia capace di essere tutto se stimolata, visitando i centri di accoglienza a Lampedusa ho potuto vedere con i miei occhi che le reazioni all’aiuto erano tante e diverse, c’era chi scappava da una situazione drammatica dal proprio paese e questi eventi traumatici hanno fatto scaturire la parte migliore di loro, a chi invece in maniera diametralmente opposta la medesima condizione ha fatto scattare la parte peggiore di se, esattamente come succede in The Walking Dead.»

Credi, pensi o speri che EXODUS sia uno spunto di riflessione anche di partenza per chi lo legge?

«Non lo avrei realizzato altrimenti! Ero stufo delle tribune politiche e delle discussioni per slogan, mi colpì molto uno degli utenti in platea che aveva fatto nel corso della serata diversi interventi sul fenomeno senza conoscere poi nulla sui flussi migratori di quest’anno, delle informazioni di base sul fenomeno, mi sono chiesto a quel punto come potevo contribuire e veicolare determinati messaggi, le mie armi sono il fumetto e la satira.»

Progetti futuri?

«Due anni fa ho realizzato l’Inferno, questo costituisce il purgatorio, conto di chiudere la saga con il paradiso.»

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