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Etna, Boris Behncke a Paternò con l’Archeoclub Ibla Major

Grande affluenza di pubblico alla Biblioteca Comunale di Paternò. Sabato scorso l’Archeoclub Ibla Major ha organizzato una conferenza dedicata alla conoscenza del nostro vulcano, l’Etna. Ospite d’onore il dr. Boris Behncke, ricercatore presso l’Osservatorio etneo per l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

STOP ai facili allarmismi

L’idea di una conferenza sul delicato tema dei terremoti e della costante attività vulcanica dell’Etna nasce dalla facilità con la quale sono stati diffusi allarmi di ogni genere. All’indomani dello sciame sismico che ha interessato il nostro territorio nel recente periodo natalizio, sui social network abbiamo letto di tutto. Dalle previsioni matematiche sui prossimi terremoti ad un imminente collasso di un fianco del nostro vulcano – che invece gode di ottima salute.

Come ha evidenziato il prof. Salvo Caruso, responsabile della ricerca scientifica dell’associazione, in effetti in quest’ultimo anno è stato registrato il raddoppio del numero dei terremoti nel nostro territorio, da cui è derivato un giustificabile aumento dell’ansia nella popolazione.
Per queste ragioni, il prof. Francesco Finocchiaro e Michela Bottino – rispettivamente presidente e responsabile delle relazioni istituzionali dell’Archeoclub paternese – hanno pensato di dare la parola ad una personalità eminente nel campo della vulcanologia, il dr. Boris Behncke.

Ne è scaturita una lectio magistralis che ha tenuto inchiodati alla sedia i partecipanti, avidi di conoscenza e stimolati dalla mole di dettagli illustrati.

Un discorso interessante e allo stesso tempo divertente, frutto della palpabile passione di un uomo che in gioventù ha lasciato la propria casa in Germania, scegliendo di vivere proprio qui, ai piedi di mamma Etna. Già, perché per tutti noi questo splendido vulcano è come una mamma, ha detto il professore tedesco. Una mamma che ci conforta e ci entusiasma, della quale scrutiamo il volto ogni mattino, per vedere quale sia il suo umore.

Etna, il vulcano più bello e versatile del mondo

L’ingente attività dell’Etna negli ultimi 120 anni ne ha mutato la morfologia, con la generazione di nuovi crateri. Al più recente, originatosi nel 2007 e con all’attivo più di 60 eruzioni dal 2011, è stato attribuito il simpatico nome di U’ Puttusiddu.

L’emissione di ceneri e lapilli ha provocato inevitabilmente dei disagi sulla popolazione, timori e difficoltà, che però non hanno comportato gravi conseguenze. È vero – come detto – che nel sottosuolo del territorio si sono gradualmente accumulati magma ed energia nel periodo recente, producendo un gonfiore nel vulcano, con le relative eruzioni.

Diverse crisi sismiche sono avvenute nei decenni ad intervalli irregolari: nel 1883 hanno generato Monte Leone (presso Nicolosi e Pedara). Nel 1886 Monte Gemmellaro (Nicolosi). Nel 1892 sono nati i Monti Silvestri e nel 1908 l’eruzione della Valle del Bove in una posizione identica a quella odierna. Il versante nord presso Linguaglossa e Castiglione è stato interessato nel 1911.

L’eruzione di dicembre è stata accompagnata da cospicue deformazioni del suolo che hanno spaccato la montagna, spostando due versanti verso est e verso ovest. I terremoti che ne sono scaturiti non hanno superato però il grado 5 di magnitudo della scala Richter. Tali eventi causano gravi danni solo alle costruzioni antiche o – come diremmo oggi – non a norma.

Ma per un’attenta analisi non ci si può limitare alla sola rilevazione della magnitudo. Importanti sono al contempo le rilevazioni dell’epicentro e della profondità, come la valutazione del terreno. In un terreno argilloso, più friabile e scivoloso, le onde sismiche si propagano con maggiore facilità e accelerazione, causando maggiori danni, a differenza di un terreno roccioso, più duro.

Ecco perché è importante capire come una casa deve essere armata, per resistere alle oscillazioni dello specifico terreno sottostante.

Quanto di vero sullo scivolamento di un fianco dell’Etna?

Negli ultimi anni ci sono state diverse pubblicazioni a riguardo, compresa una dello stesso Behncke. Non si può escludere un collasso di un fianco del vulcano, che causerebbe uno tsunami di entità importanti per le coste mediterranee. Tuttavia, ciò ha una probabilità remota, di sicuro non prevedibile.

La Faglia Pernicana è di fatto la più attiva al mondo, ma non ha una lunghezza sufficiente per creare le devastazioni che invece abbiamo visto in altre parti del pianeta.
Anche la Faglia di Fiandaca e quella di Santa Venerina sono state interessate nel tempo da eventi importanti, che hanno fatto crollare diverse costruzioni non in grado di resistere.

È vero che potremo assistere ad una nuova imponente eruzione dell’Etna – della stessa entità di quelle del passato –, ma dobbiamo imparare a convivere con questa realtà.

L’Etna dona tantissimo al nostro territorio, così come potrebbe farci male.

Oggi sappiamo dove non si deve costruire: la lava, come ogni fluido, segue un percorso ben preciso. Così come i terremoti recenti, con un picco di 4.8, non devono spaventarci. Occorre una rivoluzione culturale, che rassicuri la popolazione, piuttosto che scatenare il panico, come avviene con lo sciacallaggio mediatico.

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