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Esclusivo. I verbali segreti di ammissione nel PD degli esponenti di Articolo 4

Finalmente sorride, Fausto Raciti: Letica è tornata e può decidere. Ha trascorso sette giorni d’inferno, il segretario siciliano del PD, e c’è chi giura d’averlo visto preda d’un tremolio nervoso che gli impediva persino di tenere in ferma la tazzina del caffè senza che il liquido tracimasse scottandogli la mano. Tremolio d’insicurezza, sentenziano i bene informati, ché senza Letica il buon Fausto non riesce più a decidere nemmeno il menù di pranzo e cena, figurarsi l’ammissione nel Partito di nuovi esponenti di spicco della politica isolana. Gliel’aveva comunicato domenica scorsa, senza preavviso, col bagaglio già pronto:

«Parto per la settimana bianca a Courmayeur. Nel frattempo vedi di non combinare minchiate».

«Parti? E io come faccio? C’è da decidere che fare con quelli di Articolo 4, che vogliono entrare in blocco nel partito e tu te ne vai? Così mi rovini!»
«Senti, bello: la neve c’è ora e io parto ora. Falli aspettare, tanto una settimana in più non gli cambia la vita: non scappano, sta’ tranquillo; dove che vuoi che vadano?! Aspetteranno». Poi aveva estratto lo smartphone dalla borsetta di pelle di coccodrillo, digitato il numero del proprio autista e girato le spalle al povero Fausto per sancire che il colloquio si era concluso.
Mo’ Letica è tornata e può decidere. E Fausto ha smesso di tremare. Ha persino ripreso colorito e può annunciare,
urbi et orbi: «Letica è sempre stata la nostra Stella Polare, la Bibbia e il Capitale del Partito Democratico; senza Letica non ci sarebbe il Partito, senza Letica non avremmo avuto elementi per decidere se accogliere o meno le nuove richieste d’iscrizione: grazie a Letica posso annunciare che da oggi il Partito si rafforza e la maggioranza che all’ARS sostiene la Giunta Crocetta si allarga e si consolida». È fatta, nessuno bada a quell’apostrofo mancante, ché mica faceva lo spelling, Fausto Raciti, mentre comunicava ai giornalisti che il PD ha approvato tutte le richieste d’iscrizione dei transfughi di tutti i partiti ansiosi di salire sul carro del vincitore, cioè di Matteo Renzi, mica di Fausto. Lui, Fausto Raciti, fa il notaio del Partito in Sicilia: chi decide è Letica, emanazione diretta di Matteo, del Segretario. Ma questo sono in pochi a saperlo, poiché la plenipotenziaria siciliana del Premier non ha incarichi ufficiali; formalmente, non esiste. Ma decide lei.

Era stato lo stesso Matteo a comunicarglielo, l’indomani della propria incoronazione a Segretario: «Caro Fausto, il polverone sollevato dai giudici sulla formazione professionale in Sicilia richiede provvedimenti drastici: è tempo che Letica sovrintenda a ogni decisione del Partito nell’Isola». Fausto aveva annuito con convinzione: «Sì, l’etica…» stava per aggiungere qualcosa di epico quando accanto al Segretario si materializzò l’avvenente quarantenne, Matteo lo interruppe e chiarì: «Caro Fausto, ti presento Letica – disse indicando la donna – Da questo momento sarà lei a prendere le decisioni in Sicilia». Il barbuto segretario siciliano sorrise e replicò: «Hai sempre voglia di scherzare, eh, toscanaccio?!» Ma il Segretario lo fulminò: «Scherzare un ciufolo! Volevate Letica e io te la sto dando. Ora – concluse guardando l’orologio – ho un impegno: da questo momento sei ai suoi ordini».

Da quel giorno, Letica senzapostrofo è colei che, nell’ombra, prende le decisioni che contano nel PD siciliano.
L’Urlo è entrato in possesso, in esclusiva, dei verbali segreti di alcuni colloqui decisivi per l’ingresso nel Partito di alcuni deputati regionali di varia estrazione. A condurli, i colloqui, il segretario regionale Fausto Raciti, teleguidato tramite auricolare, dall’invisibile plenipotenziaria di Renzi.

Il colloquio di ammissione di Lino Leanza.
«Carissimo Fausto, che piacere!»
«Lei chi è?»
«Come, chi sono io. Ma chi stai dicennu! Ti va di cugghiuniari?!»
«Eviti le insolenze e risponda alle domande: lei chi è?»
«…»

«Non mi sembra una domanda così difficile»…
«Vabbè, facciamo come vuoi tu, anche se non capisco ‘sta pagliacciata»…
«Smetta di tergiversare e risponda alle domande!»
«Giovanotto, forse non ti è chiaro che ti sto portando un capitale di voti che ve lo sognate! Chi sono io? Sono l’uomo che ci farà diventare il primo partito dell’Isola, l’uomo senza il quale dovreste continuare a elemosinare voti a destra e a manca…»
«Bello, vedi di darti una ridimensionata: non sei più il capo di Articolo 4 e quanto vali dovrai dimostrarlo nelle urne! Mica porti l’intero gruppo all’ARS di Sicilia Democratica! Il fatto che tua sia stato vicepresidente di Cuffaro e assessore al Lavoro con Lombardo – entrambi condannati per rapporti con la mafia, fra l’altro – non ti autorizza a fare il gradasso: ricordati che sei stato eletto nel listino regionale di Crocetta e quanto vali dovrai dimostrarlo alle prossime elezioni. T’interessa ancora entrare nel PD?»
«Certo».
«Bene. Ti faremo sapere».

Colloquio di ammissione di Luca Sammartino e di Articolo 4.

«Fausto carissimo, sono felice di entrare con tutto il mio partito nel glorioso Partito Democratico».
«Al tempo, al tempo».
«Che intendi?»

«Intendo che questo è un colloquio di ammissione e la decisione è subordinata all’esito di questo incontro».

«Non ti conoscevo questo senso dell’umorismo».

«Infatti non sto scherzando».

«Una deputata europea, cinque deputati regionali, sette consiglieri comunali a Catania… Devo continuare?»

«E l’etica, l’etica dove la mettiamo? Devo ricordarti che già durante la campagna elettorale ti sei fatto notare per la richiesta di voti, attraverso tua madre, ai malati di cancro dell’intera provincia, utilizzando i registri della vostra clinica, la Humanitas?! Devo ricordarti che la vostra deputata europea, Michela Giuffrida, è emanazione di Mario Ciancio, indagato per mafia? O che Pippo Nicotra, uno che ha cambiato più partiti che camicie, era il sindaco di Acicatena quando il comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose e che egli stesso…»

«Fausto! Ma che mi stai a fare il comunista?! L’etica, l’etica… Ma che minchia stai dicendo?! Stiamo facendo un contratto d’affari: ti porto i voti di mezza Catania e tu stai lì a snocciolare curriculum?!»

«Devo sapere a chi apro le porte del Partito».
«Okkei! Ora lo sai. Aspetto l’annuncio ufficiale. Stammi bene».

Colloquio di ammissione di Emanuele Dipasquale.

«Carissimo Fausto, come stai? Felice di essere qui».

«Buongiorno, lei chi è?»

«Come, chi sono? Sono Dipasquale. Ma che hai, sei pallido, ti senti male?»

«Sto benissimo. Così lei è Emanuele Dipasquale, ex sindaco forzista di Ragusa, eletto all’ARS nella lista del Megafono di Crocetta…»
«Quello sono, sì. Sicuro di stare bene?»

«Non faccia lo spiritoso. Perché vuole iscriversi al PD?»

«E che dovrei fare, tornare in Forza Italia?! Ora che il PD, grazie a Renzi, è diventato uno schiacciasassi cosa vorresti che faccia?! Voglio continuare a fare politica e il partito che rappresenti in Sicilia è il solo che può garantirmi di farlo stando in maggioranza e gestendo potere reale: mica stiamo qui a pettinare le bambole! Ahahahahahah!»

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Redazione

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