fbpx
IntervisteNews

Era Destino. Un avvocato, una penna e la lemniscata.

La verità è disumana?

C’è sete di buona lettura e sete di buona scrittura. Non sembra esserci ma cova. C’è fame di idee, di giovani idee. E’ necessario, è obbligatorio quindi supportare ogni giovane cultore della parola, incoraggiare ogni penna che voglia scommettersi, sostenere chi vuole proporre idee nuove e non banali, ringraziare chi inviti ad un viaggio intellettuale.
Salvo Cavallaro, avvocato e scrittore, al suo terzo libro si tuffa nel romanzo senza rinunciare a ciò che lo ha già lautamente ricompensato, il racconto breve.
Racconto breve e romanzo. Ciò apparirebbe come un controsenso ma il risultato sembrerebbe alquanto sorprendente. Il consenso del suo ultimo libro “Era destino” lo conferma.  Il libro arriva dopo “Ma di cosa stiamo ancora parlando?” (Carthago 2011) e “Date da mangiare ai pesci” (Carthago 2013).
Un romanzo i cui capitoli possono esser scissi, letti a parte. Una catena i cui anelli possono anche esser spezzati senza comprometter nulla. Senza mortificare l’anima dell’opera.
L’autore disegna una lemniscata, ossia l’otto rovesciato, simbolo dell’infinito. Gioca sul loop sia nella forma facendo corrispondere la prima e l’ultima parola di ogni capitolo che nella sostanza disorientando piacevolmente il lettore con continui flashback e sorprese.
Come un labirinto, come un loop elettronico, un gradevole vortice dalla forma scorrevolissima.
In appendice un altro racconto. Chi ama Elio Petri ed Andrea Camilleri apprezzerà.

Siamo quello che scriviamo ma soprattutto ciò che leggiamo. I riferimenti sono tanti, in questo libro come nei precedenti. Quanto delle tue letture in questi due racconti?

“Feuerbach asseriva che siamo quello che mangiamo, negli anni mi sono nutrito di letture, le più varie, sia per studio, per passione, per i corsi di scrittura a cui ho preso parte, per fare recensioni. Ho letto davvero di tutto. Era Destino è figlio ovviamente di alcune letture che sono per me facili da individuare, mentre altre ormai sedimentate da anni dentro di me sono divenute ormai impossibili da riesumare. L’incontro qualche anno fa con “Chi ti credi di essere?” di Alice Munro è stato illuminante per scrivere un romanzo più articolato senza abbandonare la scelta di essere scrittore di racconti. La lettura di alcune opere di Stevenson “Lo strano caso del dottor Jeckil e Mr Hyde” e l’amore viscerale per i classici greci senza tempo come L’Edipo re di Sofocle formano il trittico più influente. Tutto il resto ripeto è chiaramente formato da letture, visioni di serie tv ispirazioni della vita reale. Anche se non so quanto sia giusto che uno scrittore si sveli citando le proprie fonti.”

La razionalità indossa la toga di avvocato. Una società che snobba tutto ciò che non può prevedere e controllare, un mestiere che apparentemente escluderebbe il destino, il fato, l’incontrollabile. Un lavoro che rifiuta la resa davanti a fenomeni inspiegabili. Il destino non può esser prova e non può esser alibi. Il destino forse non può neppur essere sentenza. Singolare per un legale, chinarsi al destino, aggrapparsi alla fatalità o comunque scriverne un libro rendendo omaggio all’ignoto.

“Non posso cambiare la direzione del vento, ma posso sistemare le vele in modo da poter raggiungere la mia destinazione” questo è leitmotiv del libro, il destino esiste e non possiamo metterci di traverso sulle cose che accadono, possiamo assecondare il fato, accettare quello che ci accade, lavorare sull’empatia nei confronti delle persone che ci stanno intorno, trovare altre strade. Non nego un certo “siculo” fatalismo, ma la voglia di lottare c’è sempre, quotidianamente, ma resta anche la consapevolezza che non siamo del tutto padroni del nostro destino, che ci sono che succedono e che non sempre riusciamo a spiegarcene il perché. Siamo pur sempre miseri uomini.”

La contiguità con i due precedenti libri. C’è un filo conduttore? Se si, quale?

Con i libri precedenti c’è uno stacco. Netto, radicale, profondo. Sono cambiato, sono figlio di altre esperienze. E se i primi due florilegi possono dirsi gemelli diversi, cioè diversi ma concettualmente simili, sia concettualmente che nell’esposizione delle tematiche trattate. Questo libro è del tutto diverso, nato con una responsabilità maggiore verso il lettore e una severità crescente verso me stesso.

A che lettore ti rivolgi? Cosa vorresti trasmettere o dire al tuo lettore?

Il libro avrà due tipi di lettori: chi lavora nel mondo della giustizia che amaramente riderà e penserà a quanto veri sono i racconti seppur nella loro tragica paradossalità. Chi invece sconosce il mondo in cui mi trovo immerso a lavorare, potrà scoprire il fantastico mondo del diritto in cui niente è vero e tutto va dimostrato. Il messaggio non è codificato, ognuno leggendo prenda appunti, si faccia domande, scopra se stesso e cominci a guardare gli altri con occhi diversi. Ma forse è troppo, in fondo sono solo racconti.

Mostra di più

B.F.

Mafia, libri, vacanze, satira, costume, interviste, viaggi, politica internazionale e forse qualcosa in più. Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole. Al massimo un pizzico di acido sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di un calabrone che, nella disperata voglia di fuggire via, si schianta e si rischianta contro il vetro di una finestra.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button