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Emergenza migranti, il grido d’allarme di Rete Antirazzista: “Catania non sa affrontarla”

“L’emergenza accoglienza per migranti e senza fissa dimora si acuisce sempre più e Catania non sembra pronta ad affrontarla in maniera adeguata”.

E’ un accorato grido d’allarme quello che stamane è stato lanciato da Rete Antirazzista Catanese e da Catania Bene Comune, a pochi giorni di distanza dall’incendio che in viale Africa ha distrutto alcuni alloggi di fortuna utilizzati dagli homeless.

Una denuncia ribadita nel corso di una conferenza stampa tenutasi in un luogo simbolico, che abitualmente ospita decine di senza tetto: piazza Giovanni XXIII, nei pressi della fontana di Proserpina.

“Centinaia di persone –hanno spiegato i promotori dell’iniziativa- abitano in città ma non hanno nessun luogo dove trascorrere la notte. Sono italiani e migranti che trovano riparo in accampamenti di fortuna nei quali si sopravvive in condizioni inumane”.

I locali destinati all’accoglienza eppure non mancherebbero. Rete Antirazzista e Catania Bene Comune ne hanno già individuati alcuni, proprio alla stazione ferroviaria, attualmente abbandonati. Si tratta degli spazi che diversi anni fa ospitavano un ristorante, un albergo diurno e un deposito di ricambi e batterie per i treni. Spazi nella disponibilità delle Ferrovie dello Stato, che –secondo quanto affermato stamane- avrebbero già dato una disponibilità di massima a concederli.

“E’ allarmante che Catania non sia in grado di offrire un minimo di degna accoglienza ai migranti –sottolinea Alfonso Di Stefano, di Rete Antirazzista Catanese-. Soltanto in occasione degli sbarchi è stato adibito il Palaspedini dove mancano però persino i materassini e gli ospiti sono così costretti a dormire sugli spalti. Chiediamo da mesi all’amministrazione di approntare un dormitorio e di allestire un minimo di bagni chimici, almeno cinque, nei luoghi dove abitualmente si ritrovano i migranti. Non è stato però fatto nulla. A nostro avviso i locali abbandonati della stazione sarebbero ideali per poter creare il dormitorio e non capiamo perché la seconda città più grande della Sicilia non possa offrire questo servizio”.

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