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Emanuele Luzzati riabilitato dalla penna di Adriana B. Ferrari – L’intervista

Di cultura si vive, ma i nostri governatori dimenticano: in uscita quest'anno il libro su Emanuele Luzzati, dopo la chiusura del "suo" museo.

Emanuele Luzzati, due volte candidato al premio Oscar con La gazza ladra e Pulcinella, fu uno dei più importanti rappresentanti della cultura italiana nel mondo della scenografia, illustrazione e animazione. Costretto, assieme alla famiglia, dalle leggi razziali, a ritirarsi da scuola a Genova, sua città natale, andò in Svizzera e si iscrisse all’Accademia del Beaux Arts di Losanna, ma i suoi ripararono presso una famiglia che li ospitò e nascose fino alla fine del conflitto, tanto che superate le agonie nazi-fasciste, si impose con la sua eccellente arte.

La sua città lo ha encomiato con un museo a suo nome, presso il porto antico di Genova.

Encomio, che scandalosamente lo scorso anno è stato chiuso.

Frattanto che mi emozionavo nell’opera Strade paralLele, dove il mistero della famosa pagine 67 è anticipata alla pagina 18, con un omaggio a Franco Battiato, anche se ipotizzo una sconfitta a priori, a causa di ogni  meschina politica che negli ultimi 45 anni ci ha governato, a capire perché la cultura deve rimanere relegata in una nicchia assurda e non comprensibile, ho avuto il piacere e l’onore di incrociarmi con l’amica nonché “allieva” del maestro, Adriana B. Ferrari.

(In foto la cover del libro Strade paralLele)

Ligure di Imperia, l’intellettuale collagista, vulcanica nelle sue esposizioni, fiume in piena di notizie e racconti, donna di una preparazione culturale tout-court, mi ha rilasciato una intervista con molta gratitudine, sentimento, che a dir il vero sono io a provare per lei.

La scusante è la pubblicazione del nuovo libro, che non racconta una biografia del maestro Lele Luzzati. Ma altro che mi auguro stupisca i nuovi addetti alla cultura contemporanea e che, altrettanto mi auguro non, a mio forse polemico parere, dimentichino volutamente.

Nel ringraziarla per il tempo che mi ha dedicato, desidero chiederle sin da subito  della sua nuova opera letteraria…

«Come scrivo nella mia opera è stato un vero parto letterario (ride). Nel 2009 ho iniziato a scrivere qualche pagine, poi mi sono fermata perché avevo delle perplessità sulla forma da adottare per il testo, per cui, dopo poche cartelle, avevo momentaneamente deciso di abbandonare il progetto. Nel 2011 mi sono decida a riprenderlo in mano perché avevo e ho intenzione tuttora di parlare del maestro Lele, ovvero, il grande Emanuele Luzzati. Finalmente è giunto il momento».

(In foto le lodi di Emanuele Luzzati, Arturo Schwarz e Roberto Trovato ad Adriana B. Ferrari)

 

Ci parli un pò della sua opera.

«Ecco, non vorrei venisse confusa con un’autobiografia, tantomeno con una biografia… Anche se in realtà, contiene elementi sia dell’una che dell’altra. Ne Lelegìa ho voluto raccontare di quando ho conosciuto il Maestro e di come, con il tempo, a forza di cercare notizie sulla vita e sulle opere, mi sono imbattuta, e di conseguenza ho conosciuto, personaggi più o meno illustri, collegati in un modo o nell’altro, a lui: Libereso, Ligustro, Claudia Lawrence, Arturo Schwarz, Flavio Costantini, Meir Shalev, Valeria Moriconi, Mariarita Parsi, Mariangela Melato e tanti altri. Ed è ancora più incredibile per me pensare che tutto questo sia avvenuto a 55 anni suonati” una vera rinascita».
(In foto Adriana B. Ferrari)

Adriana, noi sappiamo che Lei p anche una artista, anzi, una collagista. Cosa vuole dire “collagista”? Ed è questo che la lega alla figura del maestro Luzzati?

«Certamente, è proprio grazie a lui che ho cominciato a creare collage. Fra piccoli e grandi, ne ho realizzati più di 200. In quindici anni ho fatto una dozzina di personali e alcune collettive che i hanno dato notevoli soddisfazioni. Ma è giusto sottolineare questo: lui è stato il mio maestro senza che io abbia potuto essere una sua allieva. Mi spiego meglio. Nel 1997 riuscii a visitare la grande mostra antologica che gli era stata dedicata al Palazzo Ducale di Genova. Rimasi folgorata dalla ricchezza e dalla varietà della fantasia che le sue opere esprimevano e sul momento mi riproposi di provare anch’io, tant’è vero che nei giorni successivi mi misi subito al lavoro per creare un grande collage da inviargli come biglietto di auguri per il suo compleanno. Infatti, qualche giorni prima, lo portai con mio marito a Genova, perché la sua gallerista glielo facesse avere in tempo».

Ardita e coraggiosa, Adriana! E il maestro come la prese?

«Giorni dopo ricevetti un biglietto scritto di suo pugno dove mi ringraziava con parole garbate. Di Emanuele Luzzati si può certamente dire che era davvero una persona gentile, ma a volte, raramente, sapeva esser anche molto umorale. Beh, come scrivo nel mio libro “dopotutto era un Gemelli”».

(In foto il collage “Saluto”)

So che il tempo presoLe è tanto, e ha tanto da fare, ma un’ultima domanda è d’obbligo, seppur possa apparire banale: tornando alla sua opera. perché e per chi ha scritto questo suo nuovo annunciato successo?

«L’ho scritto sopratutto per mio nipote e un po’ per tutti quelli che hanno conosciuto e amato il maestro ma anche per chi non ha conosciuto, l’indimenticabile, Emanuele Luzzati».

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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