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Elon Musk: tra vent’anni addio alle auto con il volante

«Fra vent’anni sarà come avere oggi un cavallo nel garage». È questo il futuro dell’auto tradizionale, quella con il volante e il guidatore umano, per Elon Musk, l’uomo che, secondo Forbes, sta provando a riscrivere il “trasporto sulla terra e nello spazio”, rispettivamente con le sue Tesla e SpaceX. Entro il 2037, Musk prevede che tutte le auto saranno a guida computerizzata, tanto che Tesla nei veicoli elettrici che produce ha già introdotto alcuni strumenti semi-autonomi in grado di gestire determinati scenari di guida.

Ma, avverte Musk parlando all’associazione nazionale dei governatori statunitensi, sarà necessario predisporre le auto di un’adeguata difesa dagli attacchi degli hacker informatici: «Pensate cosa succederebbe se entrassero nel sistema di guida e facessero confluire tutte le auto qui a Rhode Island? Sarebbe la rovina per Tesla». Allo stesso tempo, ammette Musk, sarà necessario dotare i veicoli a guida autonoma di un comando interno che permetta all’umano di prendere il controllo del veicolo, un po’ come accade in un film da lui più volte citato: Io, robot, dove Will Smith è costretto a ricorrere alla guida autonoma per sfuggire ad un esercito di robot che lo insegue in un tunnel stradale.

Ma, evidentemente, la pellicola del 2004 di Alex Proyas non è l’unico riferimento cinematografico nel futuro immaginato da Musk. L’altro sembra essere Terminator, dove gli umani del futuro si trovano a lottare per la sopravvivenza in un mondo controllato dai robot. Una delle grandi paure di Musk è, infatti, che i computer sfuggano al controllo degli esseri umani e «addirittura possano scatenare una guerra».

Per questo, di fronte ai governatori degli stati e delle amministrazioni statunitensi, chiede che venga affrontato il tema della regolamentazione delle intelligenze artificiali, suggerendo la creazione di una autorità indipendente che guidi lo sviluppo di una tecnologia così potente. «Le A.I. non solo minacceranno tutti i lavori svolti dagli esseri umani, ma potrebbero anche scatenare una guerra. È il rischio maggiore che corriamo come civiltà».

(ANSA)

 

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Redazione

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