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Musumeci in vantaggio, Meloni: “La nostra vittoria”

Tutte le reazioni e le conseguenze del voto in Sicilia

Questo centro-destra vittorioso è segnato dall’impronta di Giorgia Meloni. Fratelli d’Italia, infatti, è stato il primo partito a sposare la candidatura di Musumeci. “Abbiamo faticato un po’ a convincere Forza Italia ma alla fine ce l’abbiamo fatta”. Vince la “destra onesta”, quella chi rifiuta intese troppo larghe, quella che guarda al passato e che fa rima con Msi. Nonostante ciò, Fdi rischia di non raggiungere lo sbarramento e di rimanere fuori dall’Ars.

IL PASSO INDIETRO DI DI MAIO

“Il terremoto del voto in Sicilia – scrive su un post – ha completamente cambiato questa prospettiva. Mi confronterò con la persona che sarà indicata come candidato premier da quel partito o quella coalizione. Il Pd è politicamente defunto. Il nostro competitor non è più Renzi o il Pd”, aggiunge ricordando come “a breve ci sarà una direzione del Pd dove il suo ruolo sarà messo in discussione”. Luigi Di Maio cancella, con un semplice post affidato ai social network, il confronto televisivo che aveva richiesto con Matteo Renzi. 

Una mossa fortemente criticata da Enrico Mentana: “Così non si fa” ha commentato il giornalista. Ma a controbattere immediatamente è proprio il deader del PD. “Oggi Di Maio scappa -scrive Renzi – Mi spiace per i miei figli pensare che gli italiani rischino di essere guidati da un leader che è senza coraggio. Che ha paura di confrontarsi. Che inventa scuse ridicole”.

“Se un leader che vuole governare l’Italia con queste sfide ha paura di uno studio televisivo, semplicemente non è un leader – continua Renzi – A domani, alle 21.30, su La7: se Di Maio ha un sussulto di dignità lo aspettiamo in studio. Altrimenti faremo con i giornalisti. Chi è il leader del Pd lo decidono le primarie, cioè la democrazia interna. Non lo decidono le correnti, non lo decide il software di un’azienda privata, non lo decide Di Maio”. Sarà dunque Alessandro Di Battista, secondo l’Ansa, ad andare in tv a diMartedì al posto di Luigi Di Maio. Non sarà però un faccia a faccia ma un “confronto indiretto” in cui i due saranno intervistati separatamente e in due momenti diversi.

LA SCONFITTA DEL PD

“I risultati siciliani ovviamente erano ampiamente prevedibili, ma questo non toglie nulla alla loro drammaticità. Drammatici per il centrosinistra, drammatici per il Pd”. Così il presidente della Regione Puglia e leader di Fronte democratico Michele Emiliano ha commentato all’Ansa i primi risultati sulle elezioni siciliane che vedono la sconfitta dei due candidati di centrosinistra. “Non ci sono vincitori nel campo ampio progressista – ha aggiunto Emiliano – e credo sia opportuno che in questa fase nessuno cominci un gioco allo scarica barile, cercando di dare la colpa gli uni agli altri”.

“Credo che il Pd – aggiunge Emiliano – rischi di stare addirittura sotto il dieci per cento in Sicilia e questo è un fatto gravissimo che prevede una svolta radicale che, lo dico chiaro, non sono le dimissioni di Renzi”.”Abbiamo fatto da poco le primarie, le abbiamo svolte e il segretario è Renzi. E in questo momento – aggiunge Emiliano – chiedere le dimissioni del segretario corrisponde a vigilare le regole del Pd, cosa che non farò mai”.

Il dado è tratto. Il popolo siciliano ha scelto e gli Exit Poll stanno già facendo impazzare i commenti sul web. La caccia alle streghe è iniziata perché i perdenti (il PD) proprio non ne vogliono sapere di ammettere quanto male abbiano fatto in questi anni. Così, Faraone attacca Grasso ma la verità è che i siciliani hanno abbandonato il renzismo.

LA POLEMICA TRA FARAONE E GRASSO

“Micari – attacca Faraone – ha avuto il coraggio di candidarsi, quel coraggio che il presidente Grasso non ha avuto. Abbiamo atteso per due mesi il suo sì. Chi si è sfilato dal sostegno a Micari, lo ha fatto solo per danneggiare Renzi. Mdp, in base a questi exit poll, del resto, non conta nulla”.

Risposta che non si è fatta attendere quella di Pietro Grasso: “Imputare a Grasso il risultato che si va profilando per il Pd, peraltro in linea con tutte le ultime competizioni amministrative e referendarie, è una patetica scusa”. Così una nota del portavoce del presidente del Senato, Pietro Grasso. “Sullo stile e l’eleganza dei commenti di alcuni importanti esponenti del Partito Democratico in merito al coraggio del presidente Grasso – prosegue la nota – non resta che confermare ancor di più le motivazioni per le quali il presidente si è dimesso dal gruppo del Pd: merito, metodi e contenuti dell’attuale classe dirigente del partito sono molto lontani da quelli dimostrati dal presidente in tutta la sua opera a servizio dello Stato e delle Istituzioni”.

Oggi, di fatto, parlano tutti della crisi di due gruppi dirigenti: Mdp e il Pd. In poche parole: da dove ripartirà la Sinistra in Sicilia (e in Italia)?

ORLANDO SU CROCETTA

A pesare come un macigno, secondo Leoluca Orlando, la “disastrosa” esperienza del governatore uscente Rosario Crocetta. “Un vero caso di calamità istituzionale”, l’ha definita il sindaco di Palermo. Il maggiore sostenitore di Orlando ha silurato anche Mdp per aver osteggiato il programma Micari e aver consegnato così la Sicilia al centro-destra o al Movimento Cinquestelle. Il centro-sinistra in Sicilia è all’anno zero? Bisogna ripartire da un campo largo?

VOLATILIZZATO ALFANO

Ma c’è un altro sconfitto: dov’è Angelino Alfano? Il Pd paga anche questo, a quanto pare, paga tutto. E anche gli occhi degli elettori di tutta Italia oggi sono puntati sulla Sicilia.

SE AVESSERO VINTO I CINQUESTELLE: IMPOSSIBILE ESSERE “PURI” E SOLI

Se invece vincesse il M5S, la Sicilia potrebbe essere laboratorio di un esperimento eccezionale: l’apertura dei pentastellati alle forze esterne. Per governare, infatti, Cancelleri dovrebbe abbattere il tabù principale del Movimento: governare da soli, infatti, sembrerebbe impossibile. In questo caso, per restare “vergini e puri” rischierebbero di rinunciare all’onore (all’onere di governare). Salvini ha aperto alla possibilità di un governo con i pentastellati che sembrano non essere interessati a questo sodalizio. Anche Fava sembrava proporre soluzioni molto simili al Movimento tanto da sollecitare Padre Resca a invitarli a “fare i 105 passi o le 105 stelle”. A quanto pare, tutti li criticano ma nessuno ne potrà fare totalmente a meno.

Di certo, anche Nello Musumeci non ha mai escluso la possibilità di un campo largo per governare. Tanto da ricevere una valanga di critiche non tanto sulla sua persona quanto sui candidati delle liste a sostegno (come il caso Pellegrino).

L’ASTENSIONISMO

Ma un dato è spaventoso: più della metà degli aventi diritto ha boicottato le urne. Disillusione? Menefreghismo? Impossibilità di scegliere tra il “meno peggio”? In questo senso, di certo né il M5S ha saputo trascinare il voto di protesta né le vecchie facce della politica hanno convinto. Un territtorio, quello siciliano, in cui la disoccupazione viaggia al 22%.In Sicilia, con la proposta del reddito di cittadinanza, forse, i pentastellati hanno avuto più richiamo sui giovani. Ma, dall’altra parte, a garantire affidabilità a Musumeci è stato il riuscitissimo slogan-provocazione: “Queste mani hanno gestito oltre 930 miliardi e non so come sia fatto un avviso di garanzia”. Il “fascista per bene” – come l’ha definito il giornalista Francesco Merlo -, secondo le previsioni, ha convinto gli elettori più dei Cinquestelle. Il Movimento, infatti, sembra ormai un ceto politico come gli altri e sempre meno “nuovo”.

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Redazione

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