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Economia e legalità confindustriale: ecco chi è il prof. Lo Bosco, oggi ai domiciliari

Quando s’insediò alla Camera di Commercio, nelle vesti di commissario straordinario di un ente commissariato da tempo, ai cronisti fu dato un suo curriculum (in allegato CURRICULUM DARIO LO BOSCO).

Una serie di incarichi di prestigio, di lavori, di studi. Era il 9 gennaio del 2013, a Catania, arrivava il prof. Dario Lo Bosco. Prendeva il posto del “lombardiano” Fausto Piazza. Chi lo aveva “caldeggiato”? Il governo di Rosario Crocetta inviava sotto il vulcano un uomo gradito a Confindustria, in particolare al suo vicepresidente Ivan Lo Bello. Lo Bosco due anni prima era stato eletto vicepresidente di Confindustria Palermo.

Fare accademico, poche parole e un linguaggio che ripeteva le “parole d’ordine” (legalità, legalità, legalità), quella mattina post vacanze Lo Bosco aveva accanto un On. siciliano. Marco Forzese, allora deputato Udc, presidente della commissione affari istituzionali dell’Ars che aveva approvato la nomina. Dietro di lui anche Marcello Bottino, consigliere comunale Udc. Un sorrisone, una foto per i cronisti e via all’insediamento.

Un commissariamento quello a cavallo fra 2012 e 2013 arrivato a “tamburo battente”: annunciato il 28 dicembre a meno di 24 ore dall’assemblea Sac che doveva provvedere alle nuove nomine della governance dell’aeroporto di Fontanarossa. Che rappresentarono una vittoria netta di Confindustria e di Ivan Lo Bello. Insomma, dal governo Crocetta arrivò una decisione “giusta” per gli industriali. Coincidenze? Tante in quegli anni, gli anni di Confindustria “main sponsor” dell’esecutivo regionale.

Insomma, era il periodo della “guerra di Fonanarossa”: a ridosso dell’assemblea Sac del 29 dicembre era arrivato l’annuncio della nomina alla Camera di Commercio di Catania del prof. Lo Bosco. Ma la notifica non era arrivata. E così all’assemblea Sac era andato il dott. Fausto Piazza (nominato dal governo Lombardo). Finale? Presidente della Sac Enzo Taverniti, presidente Confindustria Ragusa.

E lui, il professore? Lo Bosco disse ai cronisti: “ritengo che parteciperò comunque a tutte le attività che il mio ruolo impone, lo farò con scrupolo, diligenza, ma soprattutto con passione, ripeto, per far sì che quel binomio legalità sviluppo possa finalmente trionfare a partire dalla Sicilia, con orgoglio di riscatto della sicilianità vera.”

E il rapporto con Confindustria? “Il rapporto con la Confindustria è prioritario, ricordo a tutti che la lotta per la legalità e lo sviluppo come binomio inscindibile con orgoglio possiamo dire che è partito questo rapporto ottimizzato da Caltanissetta, si è esteso per la Sicilia. Non ci facciamo dare lezioni da nessuno per la legalità e lo sviluppo, anzi ritengo che il Paese ci ha onorato di grande attenzione.”

Appunto.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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