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Ecco la Sicilia all’Expo. Tra l’indagato per mafia e l’ex uomo del dittatore Ben Ali

L’Expo 2015 è alle porte e tra gli scandali di tangenti e mazzette a Milano, il commissariamento e i lavori che procedono lentamente, dalla Sicilia arrivano notizie non proprio rassicuranti.

La scelta delle aziende che prenderanno parte alla rassegna dovrebbe essere affidata a Union Camere, presieduta da Antonello Montante, il presidente di Confindustria Sicilia attualmente indagato per mafia a Caltanissetta e Catania. Sono tre i collaboratori di giustizia che lo accusano e che hanno parlato di appalti e relazioni antiche con nomi discussi, un paio dei quali, a esempio, furono testimoni di nozze di un giovanissimo Montante, allora diciassettenne.

Per Giancarlo Cancelleri ex capogruppo del Movimento 5 Stelle all’ARS si tratta di una scelta

assolutamente inconcepibile ed incredibilmente inopportuna. Considerate le indagini in corso della magistratura, il nome di Montante, in via precauzionale, non doveva nemmeno essere preso in considerazione. Se proprio non si fossero trovati enti terzi in grado di occuparsi della questione, l’assessore alle Attività produttive avrebbe dovuto avocare a se l’incarico a garanzia della massima trasparenza dell’operazione.

Oltre al coinvolgimento di Montante nell’operazione a titolo diverso sarà coinvolto anche Sami Ben Abdelaali ex uomo del regime tunisino Ben Ali che dopo la rivoluzione venne messo da parte e condannato a 90 anni di carcere per i crimini commessi dal governo di cui faceva parte e sosteneva. In un’intervista rilasciata a LiveSicilia a firma di Accursio Sabella l’ex console giustifica la dittatura del suo ex capo:

Nel mondo arabo la democrazia non funziona. Ben Ali era certamente un uomo forte, che utilizzava anche la polizia per mettere ordine. Ma i metodi liberali, in quelle zone, non vanno bene.

La scelta di tenere a libro paga della Regione l’ex console in Sicilia di Ben Ali era stata criticata nei mesi scorsi dal M5S che ne aveva chiesto la rimozione. “Non è possibile tollerare – avevano detto i parlamentari 5 stelle – che ai piani alti della Regione finiscano persone che abbiano avuto a che fare con regimi dispotici, pagati, tra l’altro, con denaro dei siciliani”.

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Redazione

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