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Ecco i “presenti” e gli “assenti” di Palazzo degli Elefanti

E’ la coerenza la dote migliore dei consiglieri comunali di Catania. A Palazzo degli Elefanti, infatti, passa il tempo (spesso con un “fatturato amministrativo” scarso o quasi nullo, grazie all’attuale giunta) ma, come dire, le “performance” dei 45 eletti dal popolo (dovrebbe essere così) restano costanti. Malgrado il trascorrere dei giorni, dei mesi, degli anni.

Guardiamo le presenze dei consiglieri, con i dati ufficiali che provengono dalla presidenza del consiglio comunale (ultimo dato aggiornato a marzo 2016): l’ “assenteista” è indubbiamente Maurizio Mirenda (nella foto in versione calcistica) di “Grande Catania” (centrodestra). Per lui su un totale di 163 sedute (da agosto 2013 a marzo 2016) le presenze sono “ben” 60! Insomma, è mancato ad oltre cento sedute di consiglio. Ma non si dimette. Quando lo incontri ti dice che “lavora per il sociale tutto l’anno, non solo in occasione delle elezioni”. Lo scorso anno (dato aggiornato al 31 luglio) poteva vantare ben 38 presenze su 109 sedute. Una “bandiera”.

A ridosso dell’ottimo Mirenda, in un quasi “testa a testa” arriva Santi Bosco (capogruppo “Forza Italia”, centrodestra): lui è stato presente per 70 volte. Lo scorso anno, con un dato aggiornato al 31 luglio, poteva vantare 47 presenze su 109 sedute di consiglio. Di rilievo anche la “prestazione” di Vincenzo Parisi (anche lui di “Grande Catania”): ben 73 presenze su 163 sedute a Palazzo degli Elefanti. Lo scorso anno (dato di luglio) poteva contare su 51 presenze su 109 convocazioni in Municipio. Coerente. Insomma, il centrodestra ha veramente dei “campioni”. Non a caso, può capitare di cercare l’opposizione a Palazzo, ma di non trovarla.
E i “big”? Il capogruppo Pd Giovanni D’Avola è stato presente 97 volte su 163, lo scorso anno (dato aggiornato al 31 luglio) mostrava un ottimo 66 (presenze su 109). Veramente una presenza, una certezza, insomma, una “colonna”, un “Buffon democratico”, insomma, ricorrendo ad una metafora calcistica.

E i più presenti? Il primo –a pari merito- di Giuseppe Catalano (Articolo 4)- è Manlio Messina di “Fratelli d’Italia”: 147 presenze su 163. Lo scorso anno (a fine luglio) poteva vantare un 101 presenze su 109. Stesso dato allora per il presidente del consiglio Francesca Raciti (Pd): adesso, a marzo 2016, siamo a 141 su 163. Dietro, ecco Alessandro Porto (capogruppo “Con Bianco per Catania”): 146 presenze su 163, lo scorso anno (al 31 luglio) 97 su 101 e poi con 145 presenze Tuccio Tringale (“Catania 2.0”), che lo scorso anno (dato al 31 luglio) mostrava un 98 su 101.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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