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Ebola: è siciliano il medico contagiato

A settembre aveva chiesto alla direzione l’aspettativa per potere prestare la sua opera con Emergency. Prima di lavorare in Sierra Leone, aveva per un periodo prestato la sua opera in un ospedale di Emergency nel Kurdistan. Il medico avrebbe dovuto rientrare in servizio a Enna ai primi di dicembre. La conclusione del suo periodo di volontariato in Africa era prevista per il 28 novembre. Il direttore sanitario dell’Asp di Enna, Emanuele Cassara’, ha riferito che le condizioni del medico siciliano non sono particolarmente gravi, ma che ovviamente c’e’ grande apprensione per lui. Lo Spallanzani, ha ricordato Cassara’, e’ il migliore ospedale specializzato d’Italia e lo stesso paziente e’ sereno e ottimista. La famiglia del medico non si e’ recata a Roma. “Siamo rimaste a Enna con le mie figlie -ha dichiarato la moglie- perche’ incontrare F. non e’ possibile e perche’ vogliamo rimanere lontane dal clamore della stampa”.

“Mio marito comunica con noi con Sms, non abbiamo ancora sentito la sua voce. E questo potrebbe significare che ancora non sta bene. Siamo preoccupate per questo e speriamo di poterlo vedere al più presto”. Così, all’Ansa, la moglie del medico catanese che ha contratto il virus Ebola. “Siamo in contatto con la Farnesina e il ministero della Salute – aggiunge la donna, che è un’infermiera – che ci tengono aggiornati. E a noi interessa soltanto sapere come sta”.

Il medico italiano ricoverato allo Spalanzani dopo il contagio col virus Ebola ha la febbre da domenica 23, ed e’ febbricitante anche ora, con una temperatura che e’ arrivata a 39 gradi. Lo ha detto il direttore scientifico dell’ospedale romano, Giuseppe Ippolito, durante la conferenza stampa dopo il ricovero. Da giovedi’ 20 novembre si e’ registrata la comparsa di un unico episodio di vomito e diarrea senza sangue, con astenia e febricola. Domenica 23 febbre fino a 38 e mezzo, regredita dopo antipiretici. Questa mattina il paziente stamattina era vigile, collaborante, deambulante e autonomo, ma ha ancora febbre alta

FarmIndustria pronta a collaborare per cure sperimentali se il medico italiano contagiato da Ebola e ricoverato allo Spallanzani di Roma dovesse averne bisogno, e “se il ministero della Salute ce lo chiederà, Farmindustria sarà assolutamente disponibile a collaborare per fare da tramite con le aziende farmaceutiche che stanno sviluppando cure sperimentali contro questo virus”. Ad assicurarlo è Massimo Scaccabarozzi, presidente dell’associazione italiana delle industrie del farmaco, oggi a Roma a margine di un convegno sulla salute delle donne. “Penso sia importante – ha aggiunto Scaccabarozzi – che l’Italia contribuisca alla lotta contro questa epidemia. So che il ministero è fiducioso e che le condizioni” del paziente rientrato dalla Sierra Leone sono buone. Ma “è un dovere per noi aiutarlo a guarire, perché purtroppo in altri casi questo non è avvenuto”, ha concluso.

 

Preoccupazione nei pressi dell’ospedale romeno in cui è ricoverato il medico contagiato. C’è molta apprensione e ansia, la psicosi è in atto, infatti parte degli abitanti e dei commercianti del quartiere Portuense dove sorge l’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani, che da questa mattina ospita il medico italiano contagiato dal virus Ebola in Sierra Leone, si dice molto preoccupata.  “Spesso vediamo uscire dall’ospedale pazienti con la mascherina. Vanno al bar e vengono qui da noi. Ma vediamo anche medici e infermieri in camice e zoccoli – racconta all’Adnkronos Salute il tabaccaio che dista 100 metri dall’ingresso dello Spallanzani – Chi mi dice dove lavorano e se posso stare sicuro?”.

Dello stesso avviso il proprietario del benzinaio Esso in via Portuense, da trent’anni davanti il vecchio ingresso della struttura: “Ho visto questa mattina il corteo che scortava l’ambulanza – spiega – abbiamo qualche timore, qui da noi passa di tutto. Spero solo che il medico ricoverato stia bene”.

Meno preoccupate, anzi sorprese per il trambusto di polizia e telecamere fuori dallo Spallanzani, sono le persone che escono dalla struttura dopo aver fatto esami o lastre questa mattina presto: “Dentro è tutto tranquillo, non ci sono ritardi o altri problemi – riferisce una signora che ha accompagnato il marito per delle analisi – Certo quando sono arrivata mi sono spaventata. Polizia e fotografi, ho pensato ad uno sciopero o a un film”. Fuori dallo Spallanzani intanto aumentano le telecamere.

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Redazione

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