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È “Storia di un uomo vescica” di Dejanira Bada il libro del mese – Marzo 2020

Metafore dove l'impossibile diventa possibile, nel romanzo della giornalista pubblicata da Villaggio Maori Edizioni

Non si arresta il successo di Storia di un uomo vescica, scritto da Dejanira Bada e pubblicato per i tipi di Villaggio Maori Edizioni. L’autrice, nonché giornalista, di Jesi, che vanta collaborazioni con testate di genere musicale e d’arte, ma anche classiche, come Il Giornale, dal 2019, anno della prima edizione di questo ottimo romanzo metafora sulla vita di ogni umano, galoppa l’onda con ironia e divertimento. La scrittura leggera non inganni il lettore. Tanti sono i sensi e i messaggi che, doveroso dirlo, ci portano a riflettere sull’esistenza del genere umano. Nel gesto quotidiano tutti siamo uguali, è innegabile. Tutti possiamo ricevere una metamorfosi, tutti ci modifichiamo e se dal rospo si erge il principe o dalla melma nasce il fiore di loto, da una insopportabile vescica, appare la bellezza, che per dirla con un brano dei C.S.I. “mai assillante né oziosa”. Come l’autrice.

 

Dejanira Banda
Dejanira Bada

Storia di un uomo vescica: storia di tutti?

Più che Storia di un uomo vescica, il libro del mese Marzo 2020, poteva benissimo intitolarsi “Storia di quello che (quasi) tutti siamo”.  L’autrice (nella foto a sinistra attinta da sottolineando.it), che in questo suo romanzo si conferma straordinaria, la conosciamo già per il commovente, quanto diretto, seppur docile, Il silenzio di ieri (Koi press, 2017); riesce con la descrizione di un personaggio mediocre aggredito da una vescica, Maurizio, a parallelizzare quello che ognuno di noi non vorrebbe essere, ma che in realtà almeno un istante nella nostra vita terrena, siamo.

Gesti quotidiani: dalla vescica alla riflessione su un borghese

La quotidianità è perfettamente esaustiva nella sua rappresentazione, da far risultare anche i più comuni gesti, momenti di grande riflessione. La storia è incentrata su un piccolo borghese, impiegato in un’agenzia pubblicitaria, dove ricopre un ruolo alle risorse umane. Vive da solo Maurzio Beltrami, dopo aver avuto il coraggio di ribellarsi alla figura della madre/chioccia, che lo opprimeva con le sue attenzioni possessive e ansiogene.

 

Vita piatta, ricovero e…

La sua vita scorreva piatta, dividendosi tra lavoro, casa e televisione. Mai un sussulto sentimentale, fino a quando, a causa di una vescica che lo tormentava da diverso tempo che decise di espandersi in tutto il suo corpo, fu costretto a farsi controllare da un medico. Resosi necessario un ricovero in ospedale, il protagonista nel dramma della sua malattia, vive delle esperienze che lo faranno sentire diverso. Diverso dalla solita routine giornaliera, che lo accompagnava da 37 anni (la sua età anagrafica).

 

…le relazioni

Nel presidio ospedaliero, dove non si riesce a risalire come curare il suo tormento, conoscerà la bellissima infermiera Laura. Si innamorerà e con la stessa, tempo dopo vivrà l’amore. Ma anche un’altra relazione gli risveglia l’animo: uno psichiatra che riesce a capire l’eziologia della vescica, così da nutrire speranze di guarigione che ormai dava per sfacciate. Il medico, escava con lo stesso paziente, nei meandri del suo vissuto. Da lì l’inizio di colpi di scena, che si incrociano con la sua infanzia, la stessa Laura, la madre e l’inaspettato reinsorgere della vescica.

 

Storia di un uomo vescica - Villaggio maori Edizioni
Storia di un uomo vescica – Villaggio Maori Edizioni

Dettagli e metamorfosi

Dettagli normali della vita quotidiana, nonostante la scorrevolezza del libro, ce ne sono a bizzeffe, e anche parecchio crudi. Questi ci mettono davanti a quello ‘specchio’ che nei luoghi comuni, evitiamo. Ci pariamo dietro a esplosioni di durezza, quando invece detestiamo la donna che lo accusa di maleducazione perché non le cede il posto nel bus.

Ma se si può cambiare, non è detto che vi riescano tutti coscientemente, state certi che anche la cosa meno pensabile ci modifica e qui l’enormità di Dejanira Bada, va oltre la narrazione approdando alla spiritualità, coniugata alla meditazione e all’arte e disciplina dello yoga. Ci consegna con una meravigliosa e favolosa metafora, il risveglio della bellezza di cui prima: Maurizio è rachitico, brutto e senza speranze, crede lui magari, ma grazie alla vescica che ogni volta che insorge e poi va via, attraverso lo ‘scuoiaménto’ della pellastra malata, resuscita un uomo più bello, che mi fa pensare ad una reincarnazione in itinere, senza la necessità di morire fisicamente, né lui né altri, bensì la ripresa di ciò che inconsciamente, e grazie allo psichiatra, scopre di desiderare.

 

 

Colpo di scena finale e considerazione personale

Dejanira è un genio di filantropica memoria. Indiscutibilmente filantropa! Comunica al lettore che andando oltre la speranza, c’è quel brillio che sconosciamo e che se rimaniamo ingabbiati in stress post traumatici o in psicosomatizzanti veleni, non vedremo mai. Forse lo fa lasciandoci con un grande interrogativo: ma siamo questi? La mia considerazione personalissima, si oppone a ciò, ma da lettore appartenente alla categoria della quale la scrittrice si ispira, rispondo: Si! Siamo questi e speranza non ce n’è.

Lode, menzione e bacio accademico, per questa profonda mente che scrive in maniera fruibile a tutti, regalando perle di riflessione… magari è la svolta anche per me.

 

 

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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