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E se la mafia fosse solo un’idea?

Con “La mafia è un’idea. Sicilian tour” sta toccando diverse province siciliane, dal teatro Aurora di Siracusa, passando per Catania, Palermo, Ragusa, Modica, Acireale e infine gran finale con il ritorno nell’Isola di Ortigia. Reduce da una tre giorni al Teatro Coppola di Catania, Massimo Tuccitto, autore, regista e attore siracusano porta in scena uno spettacolo ispirato alla rivista di Giuseppe Fava,I Siciliani”, fondata nel 1982 per “far conoscere alle nuove generazioni questa fetta di storia della nostra terra”. Con l’ironia degli scritti di Fava si racconta la mafia e la storia di una regione creando dibattito e curiosità nel pubblico. Lo spettacolo, in scena già da 5 anni, si avvale della presenza di Giuseppe Mangiafico, imprenditore siciliano appassionato da sempre di teatro, che ha avuto il coraggio di denunciare le ritorsioni mafiose subite e che per otto anni ha vissuto sotto scorta. Ha il gusto della provocazione e dell’iperbole, Tuccitto, e oltre a riversarlo nei suoi spettacoli, lo ritroviano anche in questa intervista.

Come nasce “La mafia é un’idea”?

“La mafia è un’idea”, come ogni cosa che scrivo, nasce da un’esigenza a seguito di un’illuminazione. In questo caso a illuminarmi nel 2009 è stato Giovanni Falcone. Quando ho letto la sua frase “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani, ha avuto un inizio ed avrà anche una fine.”, l’ho immediatamente collegata  alla vita e alle opere di Pippo Fava, del quale mi stavo interessando in quel periodo. Ho così elaborato la mia tesi sulla fine della mafia ed essendo artista, ho deciso di esprimerla con lo strumento che meglio padroneggio, il teatro.

Li giro la sua domanda. Se nessuno di tutti noi credesse più alla mafia, la mafia esisterebbe?

Ecco appunto viene la mia tesi. Secondo gli studi che sto affrontando in questo momento (cioè tecniche di fisica quantistica applicate alla realtà), la mafia siciliana e per assurdo tutte le mafie, potrebbero essere sconfitte in pochissimo tempo. Basterebbe eliminare il pensiero della mafia. Ogni cosa al mondo esiste finché c’è qualcuno che crede nella sua esistenza, da qui il paradosso di paragonare la mafia siciliana a Babbo Natale. Noi tutti sappiamo che Babbo Natale non esiste (quantomeno quell’immagine. Potrei approfondire la valenza spirituale di Babbo Natale, ma non mi sembra la sede adeguata), eppure c’è stato un periodo della nostra vita dove qualcosa di completamente surreale, quale un grasso signore che vola su una slitta, per noi era realtà. Ci credevamo fermamente e lui, per noi, esisteva. Appena abbiamo terminato di crederci lui è scomparso, dal nostro immaginario e dalla nostra vita.  Demitizzando la mafia, a mio avviso, il processo sarebbe il medesimo.

Domanda complicata. Cos’è secondo lei la mafia? come la descriverebbe?

La mafia è un’associazione criminale. Nient’altro.

Sta facendo con il suo spettacolo un tour per tutta la Sicilia, come risponde il pubblico? Ha ancora senso e c’è ancora bisogno di parlare di mafia e in particolare di mafia in Sicilia?

Siamo alla quarta data ed abbiamo già avuto più di 200 spettatori, il risultato mi soddisfa, ma ho mire ancora superiori per il resto della tournée e per questa estate, periodo nel quale faremo un secondo giro della Sicilia.
E’, a mio avviso, fondamentale parlarne per mettersi d’accordo e decretarne la fine.

Il suo spettacolo è ispirato a Giuseppe Fava e al suo lavoro nella testata “I Siciliani”. Che eredità ha lasciato a suo giudizio Fava?

L’enormità del genio di Fava ha lasciato a noi non solo un esempio di vita che risuonerà per l’eternità, ma anche uno stile e un plot drammaturgico che ha un’enorme valenza soprattutto per quello che riguarda la letteratura, ancor più che per il giornalismo. Fare giornalismo bene era semplice per Fava, gli bastava essere quello che era. Per me Fava è un Illuminato e resterà tale nei tempi, la sua ironia gentile ed educata non ha eguali nelle mie letture.

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Redazione

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