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È “Metafisica del sottosuolo” di Antonina Nocera il libro del mese – Luglio 2020

La studiosa palermitana crea un confronto unico sulla potenza della parola tra Sciascia e Dostoevskij

Metafisica del sottosuolo è lo stupore della lungimiranza che stavolta tocca la Sicilia del capoluogo con Antonina Nocera, che ha dato vita al primo titolo della nuova collana ‘(ec)citazioni‘ dell’editore Divergenze. ponendo un confronto tra Leonardo Sciascia e Fedor Dostoevskij.

“Una familiarità mai rivelata fra Sciascia e Dostoevskij”

Si legge questo nella scheda di presentazione del volume dell’ardita Nocera. Con la prefazione di Antonio Di Grado e la post fazione di Federico Fiore, Antonia Nocera estrapola dove nessuno era mai giunto.

Un parallelo tra i due scrittori, nonostante Sciascia si sia sempre detto lontano da Dostoevskij, che coordinano e muovono alcune esperienze della ricerca nell’indagine ontologica attraverso una tecnica: la scrittura.

 

Antonina Nocera
Antonina Nocera

 

Naturalezza e metafisica dello scrivere

Vi è lavoro e ricerca o una spontanea capacità indagatrice nei due autori? Certamente scopriamo che Antonina Nocera esaminando con scrupolo tre romanzi, Il contesto di Sciascia e I fratelli Karamazov e Delitto e castigo di Dostoevskij, riesce con un metodo di matrice analitica a far giudizio terapeutico di ciò che nelle letteratura mondiale troppo fuggevolmente è stato archiviato come lettura di bellezza quasi insuperabile, con tanto di encomi a chi ha scritto ciò che leggiamo.

 

 

Indagini

Non si giungerà mai ad un telos quando vi è naturalezza nell’indagare specie se l’oggetto di indagine è l’uomo. Questo nella retroazione appare come elemento cruciale che convergendo nell’aspetto psicoanalitico altro non fa che rilanciare il dubbio del conflittuale atto dinamico.

 

Clicca sulla cover per acquistare il libro
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Sorprendente stupore

Questa metafisica che si coniuga nel classico avanzare ctonio sorprende per la semplicità del linguaggio usato dall’autrice. Semplicismo che non può che permettere ai più di approfondire i due autori trattati.

Ma anche chi li abbia già in interesse, per goderne di stupori su alcuni passaggi che li oppongono soltanto per le distanze geografiche.

 

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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