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È “L’Antistato Vol. 1 – L’inizio” di Maurizio Inturri il libro del mese aprile 2019

Minacciato, aggredito, accoltellato. Maurizio Inturri racconta in un libro il silenzio dello Stato.

Pubblicato lo scorso 19 marzo, L’Antistato è la cronistoria di vessazioni subita da Maurizio Inturri, che così subito incalza: «La mia convinzione è che oggi esitano due stati in uno, l’Italia quella onesta fatta da magistrati, forze dell’ordine, politici che osservano le leggi ed hanno a cura le nostre problematiche, ed uno Stato che io definisco l’Antistato, fatto da persone che servono interessi mondiali di globalizzazione per i loro scopi economici a qualunque costo e con ogni mezzo. Riescono a pilotare tutto o quasi grazie alla “Gladio Nera” che non è mai sparita ma anzi serve l’intero potere criminalizzato mondiale con cellule in ogni città».

Ti senti o sei doppiamente vittima?

«Credo che il vittimismo sia un sentimento che è difficile esprimere a parole nonché interpretato da norme e leggi, rientra in quello studio della giurisprudenza del crimine e sociologia.

Sono vittima di aggressioni, minacce, ciò perché ho documentato prove alla mano i fatti. Denunciato anche assieme al giornalista Paolo Borrometi e al senatore Mario Giarrusso.

Proprio con questi nomi si conferma che sono stato nel mirino di delinquenza e mafia, ma che nessuno mi ha offerto solidarietà.

Lo Stato è presente e credo che le forze dell’ordine lo dimostrino ogni giorno, il problema è come alcune notizie arrivino ad alcuni politici nazionali ed altri no».

Cosa è accaduto nei social, nuovi mezzi di diffusione di notizie?

«I news media hanno portato un cambiamento enorme, solo uno sciocco non si accorgerebbe che la gente ha voglia di denunciare e soprattutto sa distinguere le notizie vere da quelle fake, da quelle che vengono scritte da testate giornalistiche online, dove non devono sottostare alle regole delle 35/40 battute, ma che possono approfondire alcune argomentazioni.

E’ anche vero, come si è riscontrato col Sistema Montante, che purtroppo c’è un potere superiore che esamina e dirige l’orchestra.Spesso si scambia il giornalista per inquirente, purtroppo non è così, è ci sono articoli e articoli che dimostrano ciò».

Hanno paura coloro che non si sono pronunciati a tuo favore?

«A mio favore non si è pronunciato mai nessuno, se nelle sedi opportune ho vinto e fatto archiviare tante denunce per diffamazione, è solo perché l’inchiesta si svolge sul campo e gli ingredienti sono tanti: foto, testimonianze scritte, registrazioni, atti vari ecc, nulla a che fare con ciò che avviene dopo i blitz o operazioni varie. Qualcuno in un libro famoso mi ha chiamato fonte, mentre ero autore dell’inchiesta, questo lo dimostrano testimonianze affidate e sottoscritte davanti a me e rilasciate a me, ho conversazioni che farebbero cadere paladini, ma non m’importa, ognuno ha una strada e ciò che è importante ricordare è: “la mafia non la dimentica”».

Come vivi il quotidiano?

«Ormai dalle ultime minacce di morte ricevute non esco di casa, se non di rado. Studio e sto per terminare un nuovo libro.

Sono referente del Comitato dei diritti e sostenitori dei Collaboratori di giustizia e di tutti i denuncianti. Questa categoria mai è stata difesa da nessuna antimafia.

Negli anni, però, ha dato un notevole contributo alle procure e a varie indagini.

Sono in contatto con vari collaboratori e insieme ad altri referenti sosteniamo anche le loro famiglie e i loro figli.

Aiutiamo anche gli ex collaboratori ormai fuori programma e adesso stiamo cercando di far uscire altre persone dalla delinquenza.

Luigi Bonaventura è uno di noi, è un testimonial importante per tutti i collaboratori, gli ex e per lo Stato».
(In foto Maurizio Inturri)

Perché hai scritto questo libro?

«Questo libro era un sogno nel cassetto da più di 4 anni, è il primo volume, è la storia della Sicilia, è un passo importante per la cultura siciliana e un popolo sempre visto come “mafioso” o “coppola e lupara”,il fenomeno mafioso non è siciliano per scelta, ma qualcuno ha voluto che continuasse a radicarsi qui nella nostra terra, come qualcuno ha voluto sempre accusare l’Arma dei Carabinieri e la contrapposizione con le altre forze dell’ordine, cosa errata, una storia orchestrata».

Per chi lo hai scritto?

«Questo libro l’ho scritto per tutti ragazzi, per la nuova generazione, affinché possa iniziare a riflettere leggendo e guardando documenti ufficiali, vuole essere una spinta affinché si sforzino sempre di chiedere e chiedersi, cosa è successo veramente?».

Perché dovrebbero leggerlo? Stimola i lettori spoilerando qualche episodio saliente.

«Riporto diversi episodi importanti nel mio libro.  Tutti documentati. Lo sbarco degli americani favorito dall’asse Mafia Nera americana ad opera di Lucky Luciano.

Potrei anche parlarti della caccia al bandito Giuliano, quando i mafiosi, come Calogero Vizzini, nelle vesti di sindaci delle città senza che mai nessuno s’opponeva.

E del famoso pane e brioches avvelenato ad Acireale dai coniugi Calascibetta nel ’72, che nulla c’entravano? Morirono anche bambini, nessuno se ne ricorda?

Vogliamo dimenticare i tentativi di mettere a tacere personaggi del calibro di De Gasperi o Aldo Moro?

Vittime minacciate dalla CIA e dalla mafia attraverso questi espedienti?».

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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