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È “La gioia fa parecchio rumore” (grazie alla Roma) di Sandro Bonvissuto il libro del mese – Maggio 2020

La storia di una borgata romana dove un ragazzino s'ipnotizza al numero 5 dell'A.S. Roma: Paulo Roberto Falcao

La gioia fa parecchio rumore è storia del tifo per la Roma, nonché nuovo romanzo di Sandro Bonvissuto pubblicato per Einaudi. Un libro che gira attorno alla vita di borgata nella Roma degli anni ’80, dove l’AS Roma, è il tappeto di tutta la vicenda. Divertente e profondo, l’autore romano, cameriere di professione, con una laurea in filosofia mette in luce le emozioni del vivere in povertà, senza tragedie, bensì esalta la disconoscendo di ciò che vive chi è immerso nel poco aver.

La vita

Un libro che parla della vita più vera. La vita quotidiana di una famiglia di quartiere dove tutti si conoscono e si vogliono bene, seppur i litigi non manchino ad arrivare, per il semplice piacere di tornare a fare pace.Dell’amore per il tutto che ci accompagna dalla nascita verso il lungo percorso che ci è stato assegnato. In tutto ciò non ci si meravigli se si accosta il sentimento verso una squadra di cacio, tant’è che l’autore scrive che la prima cosa che ha amato, così come il suo nome, è l’A.S. Roma.

Autobiografia della romanità?

Sandro Bonvissuto
Sandro Bonvissuto

Si evince che il romanzo è autobiografico, ma non in senso personale, e nemmeno per la Roma quanto in quello generazionale, che si amplia nel rivedere la vita di tutti gli essere umani. L’appartenenza alla piccola borghesia è quid dell’esser cresciuti nella genuinità, come ad esempio, lo scappellotto che un padre dà se la nostra amata madre racconta che abbiamo commesso qualche marachella. La conseguenza è quell’addolcimento dell’immancabile “vieni qui bello de mamma” o da una carezza un bacio e tutto passa.

La famiglia e la Roma: gioia degli anni ’80

La famiglia narrata dal Bonvissuto è composta dal padre, dalla madre, dal loro figlio. Da uno zio e dal nonno del figlioletto. Tutti legati dal sacro vincolo d’essere tifosi della propria squadra del cuore. Meravigliosa a tal proposito, la descrizione dell’ascolto via radio delle cronache domenicali della squadra del cuore quando giocava fuori casa: lo scrittore romano disegna tutti i membri seduti attorno al tavolo con al centro la radio che teneva l’attenzione di tutti, come fossero davanti la TV a guardare la partita, piuttosto che ascoltare come nel reale accadeva.

Il periodo narrato è il più bello, come già annunciato, che la Associazione Sportiva Roma, in tutta la sua storia visse. Momenti indelebili e meravigliosi sino a quando nella capitale dell’Italia approda un grandissimo calciatore, del quale l’autore non fa il nome, ma si comprende benissimo (anche dalla copertina), che trattasi del campione brasiliano Paulo Roberto Falcao. La compagine giallorossa in quegl’inni vanta personaggi del calibro di Agostino Di Bartolomei, nonché capitano; l’ala destra Bruno Conti; il portiere Franco Tancredi, e molti altri talenti. Di questi il racconto molto commovente dell’infortunio grave che consegue all’attività sportiva del bravissimo appellato Kawasaki (al secolo Francesco Rocca).

Pausa personale: complimentarmi!

Prima di continuare la descrizione di questo bellissimo libro, sento forte, la necessità d congratularmi con Sandro Bonvissuto, che col suo racconto mi ha riportato ad una infamia intrisa di nostalgia. La descrizione dettagliata  di momenti spensierati presi da quella semplicità che solo quando di è ragazzi si può vivere ed apprezzare.

Mondiali di Spagna: 1982 tra gioia e rischi di linciaggio

Bruno Conti, Nils Liedhlom e il 5 (Falcao)
Bruno Conti, Nils Liedhlom e il 5 (Falcao)

La penna dello scrittore è MaGGGica (con 3 R, proprio come viene soprannominata la squadra capitolina che porta i colori della città) quando racconta e descrive la sfida tra Italia e Brasile valida per la qualificazione ai quarti di finale.

Il protagonista aveva preso posto accanto a suo padre e allo zio in quel gruppo di quartiere che s’era formato per seguire la partita, al Brasile in quella memorabile partita dove Paolo Rossi segnò una tripletta, bastava un pareggio per passare il turno successivo e marciare verso la finale di coppa del mondo. Ma il Brasile perdeva con un gol di differenza, sicché il numero 5, Paulo Roberto Falcao, segnò il pareggio che fece esplodere il protagonista nel più classico dei modi, urlando “Gooollllll”.

Aveva segnato il suo idolo e nulla gli importava se poi riavesse segnato l’Italia, ma principalmente che avesse segnato alla nazionale della propria Patria. Tutti i presenti gli si scagliarono contro; suo padre ebbe il suo bel da fare per difenderlo, ma fortuna volle che poi l’Italia ripassò in vantaggio che sancì la vittoria e passaggio al turno successivo.

Gli animi contro il ragazzino non si calmarono, tanto che subì una punizione: costretto ad essere intinto nell’acqua di una fontana, e bagnarlo sino allo sfinimento di una potenziale raffreddore. In suo soccorso arrivò la madre che lo asciugò, portandoselo a casa per riempirlo di coccole solo come una mamma chioccia sa fare coi propri figli.

Giuramento ‘paa’ Roma

Da quel giorno il ragazzino giurò fedeltà alla maglia giallorossa. L’unica che sarebbe esistita nella sua vita, del resto nulla gli importava. Quella punizione per esser andato contro la nazionale italiana, che poi vinse quei mondiali, paradossalmente fu un battesimo grazie al tramite del suo idolo: “il 5”, Falcao. Giurò che non avrebbe avuto mai nessun dubbio, il calcio per lui era l’A.S. Roma, dalla prima squadra a  quella dei pulcini, il resto erano «gli altri» senza nome, senza identità, compreso appunto la compagnino della nazionale. Questo è l’Amore, che scriviamo con la A maiuscola.

 

Gioia, passioni e Barabba che spiega la filosofia del numero 5

Clicca sulla cover per acquistare il libro
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Bonvissuto, non trascura di raccontare della passione di quando si è ragazzini nel fare la collezione delle mitiche figurine della Panini, che ritraggono i giocatori. Naturalmente per il nostro protagonista esistevano soltanto quelle della Roma. Le altre erano contorno, perché rappresentavano «gli altri».

In questo bellissimo romanzo eppur c’è un distogliendo, che però rappresenta il punto di vista altrui che è in noi stessi: Barabba. Un personaggio anomalo e strano rispetto al contesto che viveva in una roulette e che si arrabattava a fare tanti lavori frattanto che dispensava pillole  di saggezza al giovane tifoso della Roma. Una su tutte fu la spiegazione – e qui esce un preparatissimo Bonvissuto filosofo che scomoda personaggi illustri della madre di tutte le scienze -, di cosa fosse quel numero 5 che indossava il campione brasiliano approdato alla Roma.

Si candida a libro dell’anno

Le meravigliosa gesta di Falcao vengono anche narrate, gesta che in quella magica stagione portarono a ciò che nessuno voleva dire per scaramanzia: lo scudetto, il secondo dell’unica squadra della capitale d’Italia, la Roma. La dovizia di particolari con i quali Bonvissuto descrive l’arrivo al traguardo lo candida sicuramente a libro dell’anno, e non nella categoria libri/sport, tutt’altro. il libro si legge tutto d’un fiato, un classico che si dice quando ti prende e non ti molla più. Poi lo rileggi per le lezioni di storia e filosofia che, simpaticamente, scorrevolmente ma anche ironicamente l’autore consegna al lettore. Ti ringrazio Sandro, hai riedificato la letteratura italiana.

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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