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È “Daniele De Rossi Uno di Noi” il libro del mese – Dicembre 2019

Capitan futuro liquidato dalla Roma, risorge (con la camiseta indossata da Maradona) nel libro di Alessandro Oricchio

Daniele De Rossi Uno di Noi è un viaggio attraverso la carriera sportiva di un giocatore più unico che raro, per la sua capacità di riuscire a combinare due elementi che molto spesso, nel calcio, rimangono separati: le eccellenti prestazioni sportive del calciatore, che sul rettangolo verde si è proclamato campione del mondo con la Nazionale italiana nel 2006, e l’amore, la passione, lo spirito battagliero che da sempre contraddistinguono le tifoserie delle squadre. Chi ha omaggiato #DDR16 è uno dei maggiori scrittori italiani contemporanei, che non scrive solo di calcio: lui è  Alessandro Oricchio.

Alessandro Oricchio, non solo di Roma ci nutre. Per Efesto edizioni ha tradotto Ahmel Echevarria con Bufali in marcia al mattatoio.

Daniele De Rossi
Daniele De Rossi

L’icona del tifo romanista

De Rossi non è stato semplicemente un giocatore di pallone, ma un vero e proprio manifesto del tifo romanista.

Ha incarnando alla perfezione i desideri, le volontà, le speranze dei tifosi che, durante la sua carriera giallorossa, lo hanno sempre acclamato e soprattutto riconosciuto come loro condottiero.

Se da un lato le sue prestazioni sportive lo hanno portato sulla vetta del mondo, dall’altra i suoi comportamenti, le sue dichiarazioni post partita, le sue parole d’amore verso Roma squadra e città hanno fatto sì che un’intera tifoseria riconoscesse Daniele De Rossi come simbolo e manifesto del cosìddetto romanismo.

 

DDR16 verso la sudDaniele De Rossi uno di noi

Daniele De Rossi Uno di Noi è per l’appunto un libro che ripercorre le tappe più importanti della carriera romanista del numero 16 più amato di sempre.

Gol, successi, sconfitte, dediche particolari, difese dei propri compagni, interviste sempre genuine e mai banali che hanno caratterizzato i 18 anni romanisti del forte centrocampista di Ostia.

 

 

Alessandro Oricchio
Alessandro Oricchio

L’intervista a Alessandro Oricchio

«Ho scritto questo libro perché per me essere tifosi della Roma è un qualcosa che va al di là del mero aspetto sportivo. Tifare per la Roma è un atto d’amore, un atto di rappresentazione sociale che si lega indissolubilmente alla propria identità personale.

De Rossi, nei suoi 18 lunghi anni romanisti, è riuscito a rappresentare praticamente alla perfezione quello che ogni tifoso della Roma ha sempre desiderato. Grinta, determinazione, carica agonistica, aspetti che da sempre contraddistinguono il tifo caldissimo e colorato della Curva Sud».

 

Tifare Daniele De Rossi ti porta a scrivere di alture calciofile

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«Per questo scrivere un libro su Daniele De Rossi per me è stato un po’ come ripercorrere le varie tappe del mio essere tifoso della Roma. I tanti episodi sportivi legati alla carriera di De Rossi mi rimandano automaticamente ad alcuni momenti chiavi della mia vita personale.

Il gol segnato alla Juventus, la rete decisiva all’Inter in Supercoppa, le esultanze nei derby, anche quando non era in campo (il gol di Dzeko su rigore, ndr).

Insomma, De Rossi è per me il simbolo di un calcio che lentamente sta scomparendo, quel calcio genuino dove i giocatori più che dipendenti delle società di calcio sono soprattutto bandiere».

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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