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E’ condanna per l’affarista di Lucio Tusa

CATANIA – E’ condanna a 13 anni per Pippo Faro. Colui il quale sarebbe uno dei più stretti collaboratori di Lucio Tusa, nipote del capomafia di Caltanissetta Giuseppe Piddu Madonia, che aveva creato a Catania una cellula criminale della cosca nissena.

Per ordine della retata della DIA coordinata dai P.M. Rocco Liguori e Jole Boscarino, il quartier generale di Tusa fu del tutto smantellato.

Il processo ordinario che vede imputati oltre a Giuseppe Faro, Gaetano Ursino, Carmela Donatella Di Dio e Francesco Giovanni Russo è arrivato alla sentenza di primo grado. Nello stralcio in abbreviato (con Lucio Tusa e l’imprenditore Ardizzone alla sbarra) invece è già stato superato il verdetto in appello.

Molte le ore di dibattimento si sono susseguite nel processo ordinario, Il quale si è diviso in due stralci. I PM, da una parte, hanno sviscerato l’apparato probatorio raccolto in mesi di indagini della Dia, mentre dall’altra i difensori hanno cercato di smantellare le accuse.

Per quel che ci racconta ‘Livesicilia’, ad inchiodare gli imputati sono le intercettazioni nella casa di Lucio Tusa.

I giudici hanno accolto le richieste dell’accusa, condannando a 12 anni per Giuseppe Faro, 12 anni per Gaetano Ursino, 9 mesi per Carmela Donatella Di Dio e un anno per Francesco Giovanni Russo. Per Ursino invece è stato disposto dal giudice il dissequestro di una parte del patrimonio, lo stesso che fu oggetto dell’ordinanza di custodia cautelare.

Pronto a far ricorso in appello l’avvocato Tommaso Tamburino, difensore di Gaetano Ursino il quale dichiara di aver preso atto della sentenza di condanna ma non condividerla, in quanto la pena sembri essere spropositata.

Per l’avvocato, Ursino Gaetano, sarebbe un incensurato che è stato coinvolto nella vicenda solo perché la conversazione tra lui ed altro soggetto, accertato dopo come  appartenente  a clan mafioso, è stata intercettata.

Conclude :” Abbiamo sempre spiegato il contenuto di tale conversazione che nulla aveva a che vedere con logiche delinquenziali. Non ci diamo per vinti, leggeremo la sentenza e proporremo appello”.

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Redazione

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