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È “Cielo, la mia musica!” di Leonardo Lodato il libro del mese – Febbraio 2020

Il giornalista e scrittore siciliano si pone delle domande lasciando che rispondano 12 musicisti

Con l’uscita lo scorso 30 gennaio di Cielo, la mia musica!, pubblicato dalla Fondazione Domenico Sanfilippo Editore, lo scrittore Leonardo Lodato ha semplificato la propria opera facendo rispondere altre persone a propri interrogativi e dubbi che si è posto nell’arco della sua esistenza. Capirete bene che quanto ho scritto non è assolutamente vero, o forse lo è in parte.

Sarebbe parecchio semplice, a proposito di semplificazione, se così fosse, tant’è che il giornalista capo redazionale della cultura sulle pagine del quotidiano La Sicilia, sicuramente ha posto ad alcuni personaggi che orbitano in area musicale alcune domande, per poi ritrovarsi ad incalzare con altrettante che probabilmente non erano nelle sue corde, dato che a diverse risposte non poteva far a meno di approfondire novus nascendi frattanto che chiacchierava. E che non si rifacevano solamente alla musica e al cielo.

Della fiaba del cielo

Con la prefazione curata dal leader dei Rockets, Fabrice Quagliotti, che così conclude: «Quando si parla di “arma di distruzione di massa”, non si menziona mai l’arma peggiore e più potente: l’uomo! L’unico essere vivente che si autodistrugge» si rende onore alla musica come fonte di riflessione. Certo che non possa far miracoli, Cielo, la mia musica! si presenta con una introduzione molto bella e fiabesca. Di quelle che te ne ricordano altre ma che non ancora riesci a capire quali. Il tutto accade sospeso in cielo. Su un volo verso il Giappone. Ascolti e riascolti un omaggio che i Cold Play hanno fatto ai padri del Kraut rock: i Kraftwerk.

La luna, il cielo e Ziggy Stardust

Dunque il tempo scorre in quel cielo che cambia ad una velocità di oltre 900 km orari. Alla medesima velocità scorri nella memoria a lungo termine e rammenti “che i Kraftwerk hanno goduto per lungo tempo dell’endorsement di David Bowie. Pare che il Duca Bianco camminasse a bordo della sua auto, una Mercedes, percorrendo le strade del mondo, con “Trans Europe Express” a tutto volume. Invitando gli amici ad ascoltare questa strana band teutonica. E sì, l’uomo che cadde dalla Luna, Ziggy Stardust, l’autore di “Starman” e “Space Oddity”, era un fan sfegatato degli “Uomini Macchina”. Tutto ciò Leonardo Lodato lo scrive approdando ad un’appendice di introduzione che definisce “istruzioni” e che sono stupende raccomandazioni per l’allunaggio.

I racconti materni

Leonardo Lodato (Ph. A. Barba)
Leonardo Lodato (Ph. A. Barba)

In questo allunaggio è presente la bellezza dei ricordi (troppi da riuscire a ricordare?), ma che uno su tutti si impone: la propria madre. La ricorda l’autore. Gli raccontava di lui piccolo che si addormentava tra le braccia della nonna o quando col naso volto verso l’alto cercava la Luna. Quella straordinaria fonte di melanconica luce e di meraviglie della rammemorazione che ispirava, che grazie ad un Telefunken in bianco e nero gli consegnarono i primi incipit per stabilire un contatto con lo Spazio. Comunicazione, immagini, percezioni, suoni. Musica.

 

 

Dodici musicisti, come i dodici mesi dell’anno

Caterina Anastasi coi Babil On Suite
Caterina Anastasi coi Babil On Suite

Lodato in Cielo, la mia musica! si interroga ma lo fa nella modalità a specchio. Lo specchio ha dodici nomi diversi che hanno fatto buona parte della storia musicale. Dalle colonne sonore di fiction, a fondare modelli musicali nuovi che hanno sortito con duro impegno e lavoro una magia dei suoni, come il caso di Cat-Clap e Salvo Dub. Erano un duo, oggi sono una band affermata e ambita, Babil On Suite, da più parti, che vanta diversi membri, e al quale l’autore, incontratosi con Cat-Clap, al secolo Caterina Anastasi, si è trovato a chiederle di femminilità, femminismo, donna. Della famiglia, di come intende e vive sotto questo «splendido cielo» proprio come ha risposto ‘quella’ portentosa icona da palco che è Caterina; o ancora l’intellettuale del pennello e della musica Andrea Cantieri, che alla domanda di cosa pensa quando guarda il cielo, risponde che vorrebbe essere lassù, proprio cielo.

 

Psicopedagogia del volo in cielo e il ‘test’ di Max Lusher a Marian Trapassi

Paolo Buonvino
Paolo Buonvino

Certo non oso spoilerare il contenuto di ogni personaggio intervistato, ma un aspetto che mi è molto piaciuto nelle domande di Lodato è quando ha sviscerato portando in auge diverse riflessioni di natura psicoanalitica. Dal concetto di volo e di viaggio con il Maestro delle colonne sonore per film, fiction et aliiPaolo Buonvino, dove non sembrerebbe paura di volare ma preferenza del viaggio con altri mezzi, poi però quando non ne può più prende l’aereo che definisce comunque “disumano per l’uomo, sennò si nasceva con le ali”. A quel punto Lodato incalza, un pò per divertimento, un pò per escavazione psicopedagogica se è paura di viaggiare e il Buonvino replica che poi ci si abitua, che però se gli avesse proposto l’intervista su un aereo un gavettone non glielo avrebbe negato alcuno. O ancora con Marian Trapassi, dove sono così tante le domande sui colori e su chi li ha usati (Van Gogh, n.d.r.) che sembra di essere ad una seduta di somministrazione del test dei colori di Max Lusher. Sempre con la cantautrice che nel 2004 vinse il Premio Ciampi, alla domanda sul cielo esce fuori una risposta che sa tanto di poesia. Ci si ferma, incantati, davanti all’estasi del genio.

 

 

Un interessante lavoro non solo lettero-musicale

Cielo, la mia musica
Cielo, la mia musica

Un libro, un’antologia, un’azione necessaria dove il confronto con l’altro, partendo dal proprio punto di vista risulta essere apertura per la conoscenza non rigorosamente di ciò che pensa l’altro ma che stimola e sollecita continue riflessioni. Davvero interessante.

Gli altri musicisti

Bob Salmieri, Compagnia d’Encelado Superbo, Giuseppina Torre, Lello Analfino, Mario Venuti, Pupi di Surfaro, Roberta Finocchiaro e Rosalba Bentivoglio, sono gli altri musicisti ai quali Lodato ha posto domande che vi rimando a leggere in Cielo, la mia musica!

 

 

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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