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Dusty, presentati gli angeli per l’ambiente. Accese le polemiche dei lavoratori

Alla presentazione del progetto “Angeli per l’ambiente” si affiancano argomenti ben meno piacevoli. È il caso della conferenza stampa di Dusty che si è tenuta stamattina in Piazza Dante.

Angeli per l’ambiente

Il progetto “Angeli per l’ambiente” vede la stretta collaborazione di Dusty e della Comunità di Sant’Egidio. La finalità dell’iniziativa, infatti, è offrire lavoro a 11 stranieri e 4 italiani in stato di difficoltà economica e sociale, permettendo una crescita personale e lavorativa.

«È un inizio, il secondo progetto che facciamo al quale ne seguirà un terzo di formazione di grado superiore. C’è la stabilizzazione per qualcuno ma in questo momento non per tutti. Credo moltissimo in questo progetto e mi adopererò per far in modo che questi ragazzi continuino a mantenere quella dignità che noi tutti dobbiamo avere. Noi uomini siamo tutti uguali, non c’è differenza alcuna: la cosa fondamentale è questa. Siamo tutti uguali, abbiamo tutti pari diritti e doveri», dichiara Rossella Pezzino De Geronimo, amministratore unico Dusty.

La collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio servirà, a loro dire, a stemperare il “clima di tensione accumulato” a causa di alcuni emendamenti previsti all’interno del Decreto Sicurezza.

«Non si deve fare demagogia. Noi viviamo un momento in cui, a causa dell’attivazione del decreto sicurezza, la sacca dei poveri aumenta. Le persone che prima erano protette dalla protezione umanitaria eccellenze italiane e non solo oggi finiscono per strada. È successo a Roma e si prevede che possa accadere a Catania. Il Ministro Salvini vuole chiudere il Cara di Mineo. Riconosciamo dignità a chi ha trovato risposte concrete con la speranza che si possa fare meglio di ciò che si è iniziato a fare: è un inizio , umile ma molto concreto», commenta Emiliano Abramo, responsabile regionale della Comunità di Sant’Egidio.

Le problematiche con la piattaforma MEF.

Non si respira un’aria serena tra i lavoratori Dusty. Ieri sera, infatti, sono entrati in sciopero. Causa scatenante i mancanti pagamenti che però, che l’amministratore Pezzino de Geronimo, giustifica come conseguenza della cattiva architettura informatica dello Stato italiano. 

«La piattaforma MEF ricevendo 5 milioni di fatture al giorno non è in grado di fare colloquiare tutti gli enti che sono stati creati per poter tracciare le nostre transazioni. Noi scontiamo questa tragedia: le nostre fatture non vengono elaborate dal MEF e non siamo in condizioni di ricevere i mandati di pagamento dai nostri enti committenti. È ciò che è successo non solo a Dusty ma a tutte le imprese che lavorano con la pubblica amministrazione. Infatti, questo mese, non sono state in grado di ricevere i bonifici perché si è inceppato il sistema. Lo Stato, se avesse avuto delle persone in grado di capire e di avere la visione del futuro, avrebbe dovuto dare vita a questa piattaforma creandone un’altra solo per le fatture tra privati, lasciando il pubblico-privato così com’era. In questo momento siamo tutti inceppati». Sono queste le dure parole dell’amministratore unico.

«Quando ho detto che avrei pagato l’altro 50% ieri – prosegue – l’ho detto sulla scorta della mia esperienza maturata in 40 anni di attività. Purtroppo l’esperienza passata con una nuova normativa fatta così male da uno Stato assolutamente privo di cervello ha messo in difficoltà un’intera nazione. Non avrei mai potuto pensare di non riuscire ad incassare i mandati regolarmente. Non potevo prevederlo».

Lo sciopero della discordia.

«Ho spiegato ai lavoratori che non è colpa mia, che sono in perfetta buonafede. Ma loro non vogliono capire perché rimangono ingabbiati nelle loro solitudini personali», continua Pezzino De Geronimo commentando lo sciopero.

«È successo che ieri sera ci fossero persone che volessero lavorare, che facessero finta di voler lavorare e persone che hanno in mano il cantiere che decidono di bloccarlo. Ho dovuto chiamare la Digos, i carabinieri, c’è stata un’interruzione di pubblico servizio. Denunceremo tutti quelli che si sono permessi di fare una cosa di questo tipo, di sdraiarsi per terra e faremo le denunce ai carabinieri. Io posso decidere di non lavorare ma se un’altra persona vuole lavorare deve avere la possibilità di farlo perché esiste la libertà: ieri sera non è stato rispettato il libero arbitrio. Chi voleva lavorare non è stato messo nelle condizioni di poterlo fare. Questa è una cosa gravissima».

«Questi facinorosi hanno dimostrato di non essere riconoscenti ad un’azienda che fino ad adesso ha fatto il proprio dovere. Dusty l’avrebbe fatto anche ieri se avesse ricevuto questi mandati, non dipende da me ma dallo Stato italiano che è il peggiore nemico. Quindi avrebbero potuto aspettare. Volevano una data ma io sono una persona serie che rischia la faccia. Sarebbe stato assurdo che io avessi dato un giorno prestabilito quando non sono in grado di sapere quanto durerà questo blocco. Ma nessuno ne parla, io avevo pensato di chiamare Le Iene. Lo Stato ha messo in ginocchio un intero sistema per colpa di una normativa che poteva essere implementata a gradi, ma non tutta in una volta», dichiara l’amministratore.

Una strada “bloccata”

Una soluzione ci sarebbe anche, ma pare che la strada sia “bloccata”: «In questo momento il Comune ci deve 10 milioni. Tra un po’ la cifra salirà a 14 milioni, ogni mese aumenta il debito. Ho trovato anche una banca disposta a finanziarmi non può anticipare e stabilizzare le fatture perché c’è questo sistema chiuso, bloccato e senza dialogo».

La replica di Catania Bene Comune

Catania Bene Comune certamente non si troverebbe d’accordo con una delle affermazione dell’amministratore unico Pezzino de Geronimo.

«Il 22 dicembre scorso la società Dusty che ha vinto l’appalto ponte per il servizio di raccolta dei rifiuti a Catania ha diffuso alla stampa un comunicato. Il quale, avente ad oggetto la risalita della raccolta differenziata al 10,19%. Nel comunicato di Dusty si fa riferimento all’ufficializzazione da parte dell’assessore leghista della Giunta Pogliese, Fabio Cantarella, del dato del 10,19% raggiunto nel mese di dicembre. Una dichiarazione mai smentita dall’assessore e riportata trionfalmente dagli organi di stampa», si legge nella nota.

«Si tratta di una dichiarazione falsa, di una clamorosa menzogna sbattuta in faccia alla città. È intollerabile e gravissimo che un esponente della Giunta inventi dei dati solo per millantare il raggiungimento di già mediocri obiettivi. Il Sindaco dovrebbe chiedere scusa alla città e trarne le giuste conseguenze».

Dati discordanti secondo Catania Bene Comune

«I dati pubblicati ufficialmente dalla Direzione Ecologia e Ambiente parlano chiaramente. Una raccolta differenziata ancora insignificante nella città di Catania, con un margine di crescita ridicolo nonostante le tante iniziative sbandierate dall’assessore. Tra il mese di novembre e il mese di dicembre vi è stato un incremento di appena lo 0,05%, dal 7,98 all’8,03%. Dati che in nessun modo l’assessore Cantarella avrebbe potuto fraintendere.
Come se non bastasse per l’ennesima volta negli ultimi quattro anni il servizio di raccolta dei rifiuti non viene assegnato ufficialmente tramite gara. Ma assistiamo alla proroga della gara ponte che, aggiudicata nel mese di settembre 2018, sarebbe dovuta durare appena 130 giorni. Entro domani la Direzione Ecologia e Ambiente dovrà emanare il provvedimento di proroga mentre l’amministrazione comunale non è riuscita neanche a predisporre gli atti per una nuova gara settennale».

L’attacco diretto di Catania Bene Comune all’amministrazione

«Anche sul fronte penali l’amministrazione dimostra di non essere capace a svolgere un controllo puntuale sul servizio di raccolta dei rifiuti. Di fronte alle carenze nella pulizia della città, nella raccolta della differenziata porta a porta e nello svuotamento e la pulizia dei cassonetti, sotto gli occhi di tutti nonostante i miglioramenti in alcune zone della città, appaiono fortemente sproporzionate le penali erogate alle società, appena 19mila euro al mese, lo 0,5% dell’importo dell’appalto, che si aggira intorno ai 4milioni 300mila euro al mese, 130mila euro al giorno. Basti pensare che in comuni venti volte più piccoli di Catania le penali erogate raggiungono pressoché la stessa cifra. Un dato inquietante che dimostra l’inefficienza del servizio di sorveglianza comunale e sul quale occorre che l’amministrazione comunale intervenga con urgenza».

«Il Sindaco non si presti alla propaganda o agli annunci. Spieghi invece alla città in che modo intende intervenire e valuti se la delega ai rifiuti è ben riposta. Alla scadenza della gara ponte che, come annunciato dalla Giunta, avrebbe dovuto rivoluzionare la gestione dei rifiuti in città. Siamo di fronte a un buco nell’acqua. Catania, che paga le tariffe tra le più alte d’Italia, merita un vero cambiamento», conclude la nota.

 

 

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