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Donna morta a Giarre, Fsi-cni: “Quanti morti in Sicilia per una sanità normale?”

Nuove polemiche dopo la morte della donna di Giarre, avvenuta per un probabile ritardo nei soccorsi.
“Il decesso della donna di soli 52 anni avvenuta il 23 maggio,- denuncia Calogero Coniglio,  segretario regionale della FSI-CNI Coordinamento Nazionale Infermieri Sicilia –  avvalora ancora di più la nostra preoccupazione già posta al Questore, al Prefetto, ai direttori generali e ai media, per quello che sta avvenendo nel territorio di Giarre. In Sicilia quanti morti ci devono essere per avere una sanità normale?”.
Maurizio Cirignotta Dirigente Sindacale FSI-CNI ed RSU all’Asp 3: “Il 118 ha una organizzazione che agisce sul territorio attraverso ambulanze medicalizzate e non, i protocolli sono standardizzati per mantenere in vita il paziente in attesa del medico, in caso di arresto cardiaco. Nel caso in questione gli operatori sono arrivati da Mascali sul posto in soli 12 minuti in quanto l’altra ambulanza era impegnata sul territorio per un TSO. Il coinvolgimento dell’elisoccorso, infatti, presuppone per l’immediatezza dell’emergenza, soli 6 minuti. Il sistema certamente funziona ma l’anello mancante della catena è proprio il pronto soccorso di Giarre che non ha un servizio adeguato alle esigenze del territorio, infatti i tempi ed i costi si sarebbero dimezzati. Le colpe, quindi, non possono ricadere sempre sugli operatori 118 che puntualmente subiscono le aggressioni perché in prima linea, ma sulla dirigenza dell’ASP 3 e della Regione che deve prendersi tutte le responsabilità dei fatti accaduti, solo nell’arco di 30 giorni sono morte ben due persone per ritardi o altro”.
“Mi chiedo cosa possano guadagnare l’ASP 3 e la regione siciliana – conclude Coniglio – vagliando solo direttive ed ordini di servizio collegati ad un marketing-economico finanziario che  nei fatti ha portato alla chiusura  del P.S. di Giarre. Il costo economico di tali scelte si ritiene ambiguo viste le denunce subite e la grande emorragia di denaro pubblico dovuta alla demolizione da parte dei cittadini delle stesse infrastrutture sanitarie ed all’esborso di reperibilità e straordinari al personale infermieristico, medico e sanitario, oltre che all’intervento dell’elisoccorso. Occorre, quindi, dare input ad una maggiore organizzazione sanitaria del territorio in riferimento alle emergenze  e ad un maggior impegno da parte della della nuova dirigenza dell’ASP 3 di Catania da un lato, e dalla regione siciliana dall’altra ad assumere personale sanitario e rivedere la rete ospedaliera”.
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Redazione

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