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Don Fortunato Di Noto sui migranti: “L’Europa faccia la sua parte”

Don Fortunato Di Noto, voce strillante e critica all’interno della Chiesa, si esprime sulla vicenda Diciotti. Le Diocesi aprono le loro porte: sarà la Cei ad accogliere 100 migranti.

Come giudica questo intervento?

«La questione non deve essere legata solo all’Italia. L’Europa, se è umana e civile, deve farsi anche carico».

Quindi lei non da torto a Salvini?

«È un Ministro che sta tentanto alla sua maniera. Forse il problema sono i toni, il modo di dire, l’estremismo delle parole che usa».

È il suo modo di fronteggiare una situazione che ha bisogno di estremismi.

«Io sono uomo della mediazione e sono per il rispetto delle regole. Se le regole ci sono vanno applicate».

E se le regole appaiono iniquie?

«Bisogna migliorarle. Poi a ben guardare, queste popolazioni vivono veramente situazioni di grande drammaticità. Anche perché l’Europa sfrutta quei paesi. Ricordo un colloquio con un Vescovo della Repubblica del Congo, eravamo a Bruxelles, io gli mostravo quei bei palazzi di vetro e lui molto semplicemente rispose: “L’Europa è ricca perché ha rubato a noi”. È vero, pensiamo alla colonizzazione che sta avvenendo in Africa da parte dell’America, della Cina e della Russia. Il termine colonizzazione è sempre di grande attualità. L’Europa, dal suo punto di vista, deve farsi carico. Anche il Santo Padre sostiene che l’Europa».

In Italia c’è spazio per tutti?

«Io ne sono convinto e poi tutti devono rispettare la legge anche chi entra nei nostri paesi deve averlo ben chiaro».

Molti genitori però si disperano per l’assenza dei figli lontani dalla loro terra per trovare sistemazione altrove.

«La colpa è della politica che non è stata capace di dare opportunità ai nostri ragazzi. Un grande economista sosteneva che nel momento in cui mancano gli statisti e i leader c’è la crisi totale. Un leader improvvisato, preso dalla strada, genera mostruosità e vuoti».

Ritorniamo al nostro Salvini.

«Ha sicuramente buone intenzioni, sta raccontando alla pancia degli italiani. Io però non riesco a condividere le esasperazioni, anche se, dall’altra parte non fanno meno. Destra e sinistra si esasperano a vicenda. Il mondo della politica deve trovare gli equilibri per saper governare. All’opposizione bisogna cercare di agire per il bene comune. La situazione peggiora se gli organi preposti sono influenzati da ideologie: i giudizi oggi sono veramente pesanti perché alimentati da questa esasperazione anche a livello istituzionale. Io non vorrei vedere mai che una istituzione arrivi ad offenderne un’altra istituzione, ma ci troviamo ad un livello di alta inciviltà».

Ma lei si fida del potere di accoglienza di questi migranti da parte della Chiesa?

«La chiesa ha deciso di accogliere sulla base di un accordo con il Viminale e posso garantire che si da accoglienza. Poi l’integrazione e la regolarizzazione di queste persone avviene secondo le regole che ci sono».

Lei non teme per le mele marcie che ci sono all’interno della Chiesa?

«Quelle le troviamo da tutte le parti. Ma per qualcuno non ci possiamo rimettere tutti. Proprio oggi ho preso un caffè al bar, mi hanno visto con il colletto e da lontano ho sentito nella mia direzione “pezzo di merda”, ma chi li conosce? Ecco, quando si arriva a questa esasperazione per qualcuno, ci rimettiamo tutti e noi cosa ci possiamo fare? È il destino di colui che è onesto».

Secondo lei la Chiesa non sta vivendo un buon momento?

«La Chiesa sta subendo dei contraccolpi molto seri però è anche vero che non dobbiamo dimenticare che nel mondo ci sono quasi 500.000 preti, milioni di suore e tantissime opere di carità che aiutano moltissime persone. Io credo che dovremmo guardare alla parte che opera nel bene».

Non teme che adesso si possa approfittare della chiesa, ora che si è scoperta questa nuova disponibilità

«Questa è la buona chiesa: che si scommette, che scende in campo e che spero non si faccia strumentalizzare dalla politica».

Papa Francesco dice sempre che bisogna avvicinarsi di più alle persone. che questo deve essere il compito dei sacerdoti

«È il cosiddetto clericalismo che non dovrebbe esistere. Noi siamo pastori e le pecore hanno anche loro l’odore  dei loro pastori quando questi è buono e non è un mercenario.»

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Fabiola Foti

38 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 20 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente assistente parlarmentare con mansioni di Ufficio Stampa presso il Parlamento Europeo. Fondatore della testata online L'Urlo.

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